Che fine hanno fatte le riforme istituzionali targate Giorgia Meloni? È da un po’ che sono sparite dal radar della politica italiana, ma sembra che non siano finite in soffitta. A riaccendere i riflettori sono state le indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera di una sorta di “piano B” rispetto al varo del premierato, che dopo il voto del giugno scorso in Senato ancora non è stato calendarizzato alla Camera, forse anche per le numerose critiche che il testo elaborato dalla ministra Casellati ha ricevuto dalle opposizioni e dagli esperti.
Il “piano B” consisterebbe nell’arrivare all’obiettivo attraverso la sola riforma della legge elettorale, lasciando inalterato il testo vigente della Costituzione. Meloni ne avrebbe discusso con gli alleati mercoledì scorso, e dal confronto sarebbe nato un gruppo di lavoro informale incaricato di esplorare una strada che essenzialmente propone un bivio fra due modelli già vagliati dalla Corte Costituzionale, quello per l’elezione dei sindaci e quello per i presidenti di regione. Entrambi proporzionali con premio di maggioranza, ma fra i due il secondo avrebbe un punto essenziale a proprio favore, l’essere imperniato sul turno unico, rifuggendo quel ballottaggio cui il centrodestra è sempre stato storicamente allergico.
Che significato avrebbe politicamente per Meloni e la maggioranza imboccare la via del “piano B”? Di sicuro rappresenterebbe una parziale ammissione di fallimento: grande riforma istituzionale “mission impossible”. Ma, trattandosi di legge ordinaria, vorrebbe anche dire sottrarsi all’ordalia di un referendum confermativo (e quindi senza necessità di quorum) dall’esito tutt’altro che scontato. Al pari dei governatori, un presidente del Consiglio eletto in collegamento con la propria maggioranza sarebbe legato ad essa in modo inscindibile. Alle norme connesse si potrebbe persino rinunciare. In fondo già da tempo se la poltrona di Palazzo Chigi è occupata da una personalità forte siamo già in una situazione di premierato di fatto. Quindi meglio accontentarsi, contro le leggi elettorali i referendum si possono fare, ma sono molto più complicati e hanno bisogno del quorum.
E le promesse fatte in campagna elettorale? Bella grana, non c’è che dire. Nel discorso di insediamento Meloni aveva detto che il punto di riferimento della maggioranza era il modello francese di semipresidenzialismo. Il premierato era già visto come un compromesso, ma non ha funzionato: nessuna componente dell’opposizione si è mostrata disponibile (a differenza della separazione delle carriere, che i centristi sono pronti a votare). E che al “piano B” Meloni pensasse già da un po’ se ne trova traccia rileggendo le sue parole alla conferenza stampa del 9 gennaio: o riforma costituzionale e conseguente legge elettorale, oppure “se il premierato non dovesse arrivare in tempo ci si interrogherà se questa legge elettorale sia la migliore o no”.
Solo nelle prossime settimane si capirà se il “piano B” di cui si sarebbe parlato nella stanza della premier sia una boutade o diventerà un progetto serio. E molto dipenderà dagli alleati. Perché il premierato era l’altra faccia del pacchetto delle promesse elettorali rispetto all’autonomia differenziata vessillo della Lega. E su questo terreno la Corte Costituzionale ha inferto un colpo pesantissimo alla riforma, stabilendo che la legge Calderoli è sostanzialmente da riscrivere da cima a fondo. Scampato il referendum, sull’autonomia è impossibile evitare una battaglia campale in parlamento, le opposizioni l’hanno già assicurata. Sull’autonomia la maggiorana ha presentato più di uno scricchiolio. Si pensi a Forza Italia del sud, a cominciare dal governatore calabrese Occhiuto. Dunque è tutto da verificare che sia pronta a sostenere compattamente la riscrittura della legge attuativa dell’autonomia, anche se dovesse rispettare alla lettera le prescrizioni della Consulta. Senza un nuovo patto sulle riforme, che ridefinisca strumenti legislativi e tempi, insomma, si rischia che l’unico progetto che finirà di sopravvivere è la separazione delle carriere dei magistrati. Su quello crepe non se ne vedono.
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