RIPRESA TURISMO/ Il peso delle chiusure porta il 2021 verso un -2%

- Alberto Beggiolini

Le previsioni dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche di Unioncamere indicano per il comparto una chiusura del 2021 al -2%

Viaggi, quale turismo dopo il Covid-19?
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L’industria turistica s’è ripresa? Mica tanto, stando alle previsioni di Isnart, l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche di Unioncamere, che nella sua ultima analisi predittiva (presentata a Roma, all’incontro su “Turismo: il nuovo futuro”, alla presenza del ministro del Turismo Massimo Garavaglia e di Roberto Di Vincenzo, presidente Isnart) indica per il comparto una chiusura 2021 col meno davanti: -2%. Nonostante le presenze aumentate di luglio e agosto, nonostante il timido ritorno degli stranieri, nonostante i vaccini e i green pass.

Sembra un controsenso, in realtà il dato si basa sostanzialmente sull’andamento dei primi mesi di quest’anno (presenze ovunque azzerate, sia nelle città sia in montagna, dove gli impianti non hanno nemmeno riaperto) rispetto a quelli del 2020, quando il lockdown doveva ancora paralizzarci. Ma sembra uno scenario comunque pessimista, se si considera che la prossima stagione invernale, proprio grazie a vaccini e relativi certificati, potrebbe ripartire più o meno regolarmente, incidendo non poco sul monte totale di arrivi e presenze.

Previsioni a parte, l’Osservatorio sull’Economia del Turismo di Isnart indica tra i fattori determinanti nella scelta delle destinazioni l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità, citata dal 69,3% dei turisti, ma ancor più la sicurezza (per il 77%), il rapporto qualità-prezzo (75,7%), le attrazioni naturali o culturali (75,4%), comfort e accessibilità (72,9%), cultura, stili di vita e tradizioni locali (71,8%).

Ma anche se “l’introduzione del green pass e le nuove regole per gli spostamenti turistici stanno avendo alcuni effetti positivi per le previsioni di vacanza dell’estate 2021, la ripresa dei contagi in alcuni mercati chiave, e in Italia, fa permanere uno scenario di grande incertezza”. Secondo Isnart, dunque, ci sarebbero segnali positivi “sparsi”: rispetto al 2020, certamente più stranieri (+32% a luglio e +30% ad agosto) in Lazio, Campania, Umbria, Sicilia, Puglia e Toscana. Ancora una volta fondamentali i vacanzieri italiani (49,5% nel 2019, 68,6% nel 2020, 68,3% nel 2021). 

Resta intatto, e anzi aumenta, “l’interesse” dei turisti internazionali verso l’Italia, incentivato anche dall'”effetto Europei”: in corrispondenza della fase finale degli Europei, l’interesse turistico verso l’Italia è cresciuto del 300%. Secondo l’Osservatorio Isnart, tra gli andamenti attesi nella tipologia di domanda emergono una crescita del cicloturismo, una tenuta del turismo enogastronomico e un calo del turismo culturale.

Lo scenario complessivo per l’industria del turismo, comunque, resta estremamente difficile. Il 57% circa delle imprese ricettive prevede un 2021 in perdita (84% nel 2020) e solo il 20% stima di avere degli utili. Il 70% delle imprese dichiara di mantenere i prezzi invariati rispetto allo scorso anno, solo fra gli alberghi di più elevata categoria sono previste revisioni al rialzo delle tariffe. Tra i maggiori problemi segnalati sono i costi per misure di sicurezza, l’aumento delle spese per materie prime e ristrutturazioni, i cambiamenti imprevedibili e le disdette di prenotazioni legate a difficoltà generate dalla pandemia.

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