Roberto Alessi/ “Sparatoria Perm con pistola traumatica? In Russia grande commercio”

- Alessandro Nidi

Roberto Alessi è intervenuto a “Storie Italiane” sulla sparatoria dell’università di Perm e sulla testimonianza di Battista Della Chiave nel caso Denise Pipitone

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Roberto Alessi (Storie Italiane, 2021)

Roberto Alessi, direttore del settimanale “Novella 2000” e direttore editoriale del periodico “Visto” (diretto da Carlo Faricciotti), è intervenuto nella mattinata di oggi, lunedì 20 settembre 2o21, nel corso della trasmissione di Rai Uno “Storie Italiane”, durante la quale ha commentato la drammatica notizia della sparatoria avvenuta presso l’università di Perm. Indubbiamente, la scaletta del programma doveva essere un’altra, ma è stata stravolta completamente da questo episodio di cronaca registrato in Russia.

Il giornalista, prendendo la parola, ha sottolineato quanto segue: “È molto impressionante vedere queste immagini, fra cui quella in cui si osserva una madre con un cappuccio rosso sulla testa che ferma le persone per avere informazioni su suo figlio. Io mi chiedo come sia possibile che un 18enne provochi tutto questo dolore”. Stando a quanto filtra dalla Siberia occidentale, la strage sarebbe stata compiuta con una pistola traumatica: “In Russia – ha affermato Alessi –, il commercio di pistole traumatiche è molto diffuso. Tendenzialmente, sono vendute senza la canna e possono essere riposte agevolmente nella tasca dei jeans. Sono proprio costruite in quel Paese dell’Est Europa”.

ROBERTO ALESSI SU DENISE PIPITONE: “TESTIMONIANZA BATTISTA DELLA CHIAVE NON PUÒ NON ESSERE VALIDA PERCHÉ LUI ERA MALATO”

Roberto Alessi, nel corso di “Storie Italiane”, ha poi detto la sua sul caso Denise Pipitone, con particolare riferimento alla testimonianza di Battista Della Chiave. Secondo l’avvocato di Giuseppe Della Chiave, infatti, le sue dichiarazioni sarebbero state raccolte con modalità non idonee a livello giuridico, dunque non potrebbero essere considerate attendibili.

Un’affermazione che non ha trovato Alessi concorde. Il giornalista, con la sua consueta pacatezza ed educazione, ha voluto evidenziare con forza che non si può ritenere meno plausibile e meno valida una testimonianza se viene fatta dal letto perché la persona è inferma. Significherebbe che una persona malata non è un testimone attendibile come chi sta bene: non dobbiamo assolutamente fare passare questo tipo di messaggio. Battista Della Chiave è credibile perché sta testimoniando, non perché è malato, a prescindere dal luogo da cui lo faccia”.



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