ROBERTO FICO, “NON SARÒ PREMIER M5S-PD”/ Totonomi Governo, risale Conte

- Niccolò Magnani

Roberto Fico “non sarò Premier”: totonomi Governo Pd-M5s, rispunta Giuseppe Conte per un possibile “bis”. Le trame fra Zingaretti e Di Maio

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Elisabetta Casellati, Roberto Fico e Giuseppe Conte (LaPresse)

Con la fuoriuscita ormai netta che proviene dalla Camera sul nome di Roberto Fico, nel lungo totonomi per il Premier di un possibile Governo Pd-M5s rispunta il primo nome che si era fatto avanti dopo il famoso discorso in Senato dove di fatto aveva attaccato dall’inizio alla fine il “nemico” Matteo Salvini: dopo l’endorsement di Beppe Grillo arriva la conferma piena di Luigi Di Maio sulla nomina di Giuseppe Conte come unico nome da proporre al Pd per la trattativa di Governo. Zingaretti dopo la chiamata di stamane del vicepremier grillino ha invece rispedito al mittente la nomina di Conte, chiedendo che si possa ragionare su altri nomi di “discontinuità” rispetto al governo gialloverde. Nel frattempo sul fronte Renzi, arrivando voci della sua corrente che “spingono” ad accettare il dialogo con i 5Stelle, anche con Conte premier «Totale sostegno al segretario Zingaretti, sia che dica sì a Conte, sia che dica no. Compiaciuti per aver dato l’assist che ha messo in difficoltà Salvini e evitato la corsa al voto. Ora però il gol lo segna Zingaretti e da noi ha totale sostegno» ribadiscono le fonti renziane all’Ansa.

ROBERTO FICO “CANDIDATO” PREMIER?

Un “corteggiamento” nato mesi fa quando Roberto Fico, da sempre leader “di minoranza” interna al M5s ha iniziato ad “alzare la voce” contro Salvini invitando i suoi compagni grillini a non rimanere subalterni al leader leghista. Un Presidente della Camera che piaceva molto più alle opposizioni che al Governo stesso (anche se questo non è una novità nella Storia della Repubblica) che ha saputo incarnare un profilo istituzionale da un lato e una “linea personale” che ai dem non dispiacque per niente, anche perché rappresentava un alternativa di minoranza rispetto alla leadership mai appoggiata dal Pd di Luigi Di Maio. Per questo ieri sera dal Nazareno, nel pieno della trattativa dem-M5s su possibile Governo di legislatura (in attesa della risposta definitiva da consegnare martedì a Mattarella) è stata fatta trapelare la forte approvazione qualora i 5Stelle proponessero Fico come potenziale premier “giallorosso”: «sarebbe un’ottima soluzione», spiegano dal Nazareno mettendo pressione in casa M5s dove si discute con toni “alti” rispetto alle ipotesi da approntare (Governo con M5s, ritorno con la Lega di Salvini o elezioni anticipate).

CAOS M5S TRA FICO, DI MAIO E GRILLO

La giornata però prosegue e il totonomi sul possibile premier M5s-Pd vede perdere a poco a poco la fattibilità di Roberto Fico: il motivo è presto che spiegato visto che dalla Camera arrivano voci ufficiali riportate dall’Ansa che fanno “sfilare” il Presidente del toto-premier. «Roberto Fico ricopre l’incarico di presidente della camera dei Deputati e intende responsabilmente dare continuità al suo ruolo». Poco dopo è direttamente il Movimento 5 Stelle che in una nota pubblica precisa le “voci” su Fico premier: «Il M5s smentisce ogni ricostruzione attribuita a fonti parlamentari. Come già ribadito in più occasioni il M5s si esprime solo attraverso i suoi canali ufficiali. Ogni ricostruzione relativa a presunte fonti parlamentari vicine o meno al capo politico Luigi Di Maio non sono da considerarsi la posizione ufficiale del Movimento». Tutto finito dunque? Manco per sogno, con Beppe Grillo che rilancia non più su Fico ma ribadendo che a questo punto il vero nome per rilanciare il patto “giallorosso” si chiama Giuseppe Conte: «Saluto con grande piacere il Professor Giuseppe Conte lo abbiamo visto attraversare una foresta di dubbi e preoccupazioni maldestre, faziose e manierate, che ha saputo superare grazie a dei requisiti fondamentali per la carica che è destinato a ricoprire. Così scrivevo a proposito del nostro Presidente del Consiglio, a maggio del 2018 e questo è il mio pensiero a distanza di un anno», si legge sul Blog del Movimento 5 stelle. Secondo un retroscena riportato dal Corriere della Sera, “più Conte di Fico” (e di qualsiasi altro nome fatto in questi giorni, da Giovannini e Cartabia fino a Cottarelli o Cantone) sarebbe la linea della base per un semplice motivo: in un ipotetico voto su Rousseau, se non dovesse esserci Conte nel nuovo Governo Pd-M5s potrebbe arrivare la frattura definitiva. E questo Di Maio lo vuole evitare il più possibile.

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