FISCO&FAMIGLIA/ Quoziente familiare? Bello ma impossibile. Ecco il perché

- Antonio Di Majo

«L’esempio della Francia, che adotta il quoziente familiare, è molto attraente». Ma secondo il professor ANTONIO DI MAJO è una strada difficilmente percorribile in Italia

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Foto: Imagoeconomica

Il dibattito politico sul sistema tributario italiano si sofferma periodicamente sull’opportunità di modificare il trattamento impositivo del reddito familiare. Alla base delle richieste vi sono certamente esigenze reali. Il trattamento delle famiglie monoreddito è in Italia molto pesante, nell’ambito di un’imposizione progressiva sul reddito personale che, per chi non evade il tributo, è tra le più gravose del mondo. Certamente l’esempio della Francia, che adotta il quoziente familiare, ossia gradua l’imposizione personale progressiva anche in base al numero dei componenti della famiglia, è molto attraente. In realtà una riforma di tale portata sarebbe possibile senza perdite di gettito se l’evasione italiana raggiungesse simultaneamente il livello di quella di quel paese.

Com’è ormai ampliamente dimostrato dalle statistiche ricavabili dall’anagrafe tributaria, il valore e la distribuzione degli imponibili dichiarati al fisco è nel nostro paese totalmente priva di credibilità, se si escludono i redditi soggetti alle ritenute fiscali e contributive dei sostituti d’imposta (principalmente retribuzioni e pensioni). In questa situazione non si può pensare a una redistribuzione, in funzione della composizione della famiglia, dei soli redditi fedelmente dichiarati (retribuzioni , pensioni e poco altro), perché questo richiederebbe, per essere significativo, un incremento insopportabile della tassazione già molto elevata nei confronti internazionali sulle retribuzioni e sulle pensioni dei singles o delle famiglie con più percettori di reddito.

Non essendo ipotizzabile in tempi ragionevoli una tassazione personale dei redditi effettivi di lavoro autonomo e di impresa, né, per altre ragioni, delle rendite finanziarie, si può pensare a modifiche di portata più limitata, concernenti altri tipi di prelievo. In questa direzione vanno le dichiarazioni di amministratori di enti subnazionali di governo, che pensano ai tributi locali e alle tariffe da loro gestite, nell’ipotesi di possibile estensione della loro importanza quantitativa (una volta attuato il federalismo fiscale). Il riferimento alle addizionali attribuite ai Comuni e alle Regioni, la cui manovra delle aliquote e del resto della struttura, potrebbe essere loro attribuita incontra i limiti connessi con i ricordati problemi distributivi di cui soffre l’imposta statale di riferimento.

Più concreta e meno discutibile potrebbe essere l’utilizzo delle tariffe sui rifiuti solidi urbani e della possibile imposta sugli immobili (che dovrebbe sostituire ICI e altri tributi). Se le aliquote venissero modulate solo in relazione alla composizione familiare, senza alcun riferimento al reddito familiare, non verrebbero aggravate la conseguenze distributive dell’evasione; la rilevanza di queste misure dipende però dalle dimensioni che assumerà il sistema subnazionale di prelievo.

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Il riferimento ai redditi e ai patrimoni familiari per definire l’accesso ad attenuazioni di prelievo si è dimostrato fallimentare nel caso delle tasse universitarie e anche nell’erogazione di altri benefici soggetti ai test dell’ISEE, per la solita ragione della generalizzata dichiarazione infedele per i redditi diversi dalle retribuzioni e dalle pensioni e per i valori patrimoniali (finanziari, ma anche immobiliari).

Per queste ragioni credo che gli aiuti alle famiglie possano solo limitatamente essere cercati nel sistema tributario, almeno ancora per qualche tempo, e debbano affidarsi alla spesa pubblica sociale. Le Regioni, le Province e i Comuni dovrebbero però attrezzarsi autonomamente (anche con l’aiuto di organi tecnici dello Stato, come la Guardia di Finanza) per valutare le situazioni effettive di disagio delle famiglie, in particolare di quelle con un solo percettore di reddito e un numero superiore di componenti, che sono presenti nel nostro paese in misura molto rilevante. Certo un sistema tributario inefficace nella rilevazione dei redditi rende molto più difficile la realizzazione di obiettivi di sostegno delle famiglie (più in generale per tutte le persone) bisognose e, anche per questa ragione, la riduzione dell’evasione tributaria ai livelli fisiologici dei paesi europei è un obiettivo da perseguire effettivamente nel prossimo futuro. 

 

Nel più breve periodo quindi la graduazione generalizzata del prelievo e degli aiuti pubblici in funzione della composizione familiare può essere credibilmente attuata in ambiti piuttosto limitati.
 

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