SCENARIO/ Dopo il flop di Napoli e Bologna, Roma lancia un “salvagente” al Pd…

- Jean Philippe Zito

Dopo le primarie a Napoli e Bologna si ripropone un argomento emerso nei giorni della crisi di giunta. Ma a Roma le primarie potrebbero non tenersi, come spiega JEAN PHILIPPE ZITO

primarie
Un seggio per le primarie del Pd

La sfida per la guida del Campidoglio ha sempre influito sensibilmente sulla politica nazionale. Guardando il recente passato sia Francesco Rutelli che Walter Veltroni, ex sindaci di centro-sinistra della capitale, si sono candidati (entrambi durante il loro secondo mandato) alle elezioni politiche. Lo sfidante è sempre stato lo stesso, il verdetto delle urne anche. Berlusconi ha sempre spezzato il sogno di un “astro nascente” della coalizione avversaria, partorito dalla politica romana.

La situazione è cambiata rispetto ai mandati Rutelli-Veltroni. Infatti nelle elezioni comunali del 2008 il co-fondatore del Partito Democratico si ricandidò alla guida del governo di Roma, lasciata per le politiche del 2001, ma venne sconfitto seccamente al ballottaggio da Gianni Alemanno. Più di 7 punti percentuali, quasi 107.000 voti in più. Per la prima volta nella seconda Repubblica un candidato del centro-destra, nonché ex missino della prima ora, è stato eletto sindaco della capitale. Dall’elettorato un segnale forte quindi, quello di un radicale cambiamento.

Alemanno sindaco si è ritrovato con le stesse gatte da pelare dei suoi blasonati predecessori. Una città in continua espansione, sporca, abbandonata dalle istituzioni nella gestione dei servizi pubblici e con una tremenda sensazione percepita di insicurezza. Quest’ultima ha convinto i cittadini romani e gli elettori solitamente schierati politicamente dall’altra parte, a voltare pagina. Votare per un candidato di destra ed eleggerlo quasi con un plebiscito.

Ma se si leggono i risultati delle elezioni regionali di marzo 2010, in cui Renata Polverini ha battuto Emma Bonino di quasi 3 punti percentuali, ci rendiamo conto come a Roma la situazione è stata decisamente diversa. Vuoi l’assenza del Pdl dalla competizione elettorale in tutta la Provincia, vuoi la bassa affluenza alle urne, il distacco tra una coalizione e l’altra è stata imbarazzante. Quasi 10 punti percentuali. Circa 107.000 voti in più per il centro-sinistra questa volta. Numeri da far tremare le gambe all’intera giunta Alemanno.

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Ora dopo quasi 3 anni di guida marchiata centro-destra, il Pd si trova di fronte alla scelta obbligata di un candidato forte per le elezioni del 2013. Non entrando nel merito del lavoro svolto dal governo della capitale, si può però affermare che la scelta di sciogliere la giunta fatta qualche giorno fa del sindaco ex-An, ha sicuramente dato fiato ad una opposizione rauca. Forse non essendo il centro-sinistra romano abituato ad essere minoranza, per calarsi in questo ruolo è stato necessario far passare un periodo di rodaggio.

 

Vengono ora riproposti ossessivamente dalla propaganda Pd quelli che sono ritenuti i più grandi “insuccessi” di Alemanno. Dallo scioglimento della stessa giunta, alla bocciatura ufficiale della Formula 1 a Roma; dalla pajata mangiata da Bossi, Alemanno e la Polverini sotto Palazzo Chigi per “fare la pace” nel centro-destra, ai “4000 amici” di Alemanno che sarebbero stati assunti nelle municipalizzate cittadine. Un leit motive che va avanti oramai da mesi, una marcatura ad uomo che non concede nulla alla giunta di centro-destra e che è pronta a criticare sempre e comunque l’operato del sindaco, ed a chiederne addirittura le dimissioni.

 

Ma chi c’è dietro tutto questo? Chi sta guidando questo lungo cammino verso le elezioni del 2013? Oltre ai soliti nomi noti nella Capitale, (da Bettini a Morassut, da Gasbarra a Milana) entrando nel microcosmo delle correnti democratiche romane, ci accorgiamo che il sottobosco politico sembra aver già deciso. Da Marco Miccoli segretario del Pd di Roma, Umberto Marroni capogruppo Pd al Comune, Ester Montino (già Vice Presidente della Regione Lazio, nonché Presidente della Regione stessa dopo le dimissioni di Marrazzo) la risposta è stata la stessa. In caso di elezioni comunali anticipate nel 2011: «il candidato del centrosinistra a competere con Alemanno per la poltrona di sindaco di Roma sarebbe Nicola Zingaretti».

 

Tutti sembrano remare nella stessa direzione. La sensazione è quindi, a parte le dure schermaglie verbali di queste giornate, che il candidato più plausibile a ricoprire il ruolo di sfidante di Alemanno nella competizione elettorale del 2013, sia l’attuale Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

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Quest’ultimo è stato evocato anche durante la campagna elettorale per le regionali del marzo 2010, come candidato del centro-sinistra da contrapporre alla candidatura della Polverini. Ma all’epoca dei fatti, circa un anno fa, Zingaretti fece un passo indietro perché non riuscì nel suo ambizioso progetto, più grande della sola battaglia nel Lazio. La sua idea era infatti quella di portare nella ampia coalizione di centro-sinistra, già alla guida della Provincia di Roma, anche l’Udc di Casini. In vista soprattutto di un riposizionamento a scala nazionale del partito centrista.

Ecco quindi che si è aperta una sfida politica a livello nazionale, chi riuscirà tra Alemanno e Zingaretti nel 2013 ad accaparrarsi il voto degli ex dc, non solo vincerà  e siederà sullo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare, ma riuscirà anche a incidere pesantemente sui fragili equilibri della politica nazionale. Ad oggi parte in una considerevole posizione di vantaggio il Presidente della Provincia di Roma Zingaretti, il quale attua un gioco d’attesa per poter colpire poi al momento giusto Alemanno. Una buona possibilità potrebbe già essere la caduta del Governo Berlusconi, utile per poter instaurare un dialogo con l’Udc e per dedicarsi così al più ampio progetto. Una coalizione di centro-sinistra nazionale con l’Udc.

 

A questo punto però, come amava dire un noto conduttore televisivo degli anni ’90, una domanda nasce spontanea: ma il Terzo Polo che ruolo avrà? Lo scopriremo solo dopo la fine della crisi del Governo Berlusconi. Politica nazionale, appunto.
 

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