CHIESE DI ROMA/ L’orso del Papa che sbranò il mulo di San Corbiniano

- Alessandra Buzzetti

L’orso che sbranò il mulo di S. Corbiniano mentre era in viaggio verso Roma. Un’immagine che Benedetto XVI non ha mai abbandonato e che ha voluto nello stemma pontificio. ALESSANDRA BUZZETTI

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Benedetto XVI a San Corbiniano

“Sono divenuto la tua bestia da soma, e proprio così io sono vicino a te”. Joseph Ratzinger descrive così, alla fine de “La mia vita”, la sofferta obbedienza a due Papi che gli chiedono un radicale cambiamento di vita: Paolo VI, che lo nomina arcivescovo di Monaco infrangendo il suo sogno di una vita dedicata allo studio della teologia e Giovanni Paolo II che gli chiede di lasciare la Germania, nominandolo  Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede…

La bestia da soma in questione è l’orso che sbranò il mulo di San Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. In viaggio verso Roma e che il santo, come punizione, obbligò a trasportare il suo fardello fino alla città eterna.
Il cardinale Ratzinger non ha voluto abbandonare questa immagine neppure una volta eletto Papa, inserendo l’orso di San Corbiniano  nel suo stemma pontificio e regalandogli una notorietà internazionale.

Chi conosce Benedetto XVI non si è, quindi, per nulla stupito dell’entusiasmo con cui è arrivato, domenica scorsa, all’Infernetto – quartiere nella periferia sud di Roma, tra il mare di Ostia e la tenuta presidenziale di Castelporziano – per consacrare una nuova chiesa dedicata proprio all’amato San Corbiniano.
Accanto al Papa, anche i due ultimi successori del santo che ha evangelizzato la Baviera: l’attuale arcivescovo di Monaco e Frisinga, il cardinal Reinhard Marx, e quello emerito – Friedric Wetter,  uno dei finanziatori della nuova chiesa.

Benedetto XVI si è sentito così a casa, da salutarli e ringraziarli in tedesco durante l’omelia. E non è stata l’unica improvvisazione. Dopo aver letto la breve parte del discorso scritto, dedicata alla leggenda dell’orso di san Corbiniano,  Benedetto XVI ha alzato lo sguardo verso i tanti bambini che affollavano la chiesa, raccontando a braccio le tappe fondamentali della vita di San Corbiniano: un monaco francese – stimato consigliere spirituale, ma  desideroso di vivere nella contemplazione – che  Gregorio II ordinò vescovo per mandarlo nel 720 in Germania a portare il Vangelo al popolo bavarese.

Arrivato a Frisinga, San Corbiniano costruì sul colle della città la cattedrale, che è rimasta per 1000 anni la sede vescovile.
“Così vediamo come i santi stanno per l’unità e l’universalità della Chiesa – ha spiegato il Papa –  l’universalità, perché san Corbiniano collega la Francia, la Germania e Roma: l’unità, perché questo santo ci dice che la Chiesa è fondata su Pietro e ci garantisce anche la perennità della Chiesa costruita sulla roccia, che 1000 anni fa era la stessa Chiesa di oggi, perché il Signore è sempre lo stesso. Lui è sempre la Verità, sempre antica e sempre nuova, attualissima e presente e apre la chiave per il futuro”.

Al termine della messa, Benedetto XVI ha baciato e benedetto le reliquie di san Corbiniano, arrivate in dono dalla Baviera e ora in bella mostra in una chiesa, che certo non assomiglia alla maestosa cattedrale romanica che domina Frisinga. Certo è che alla prima chiesa romana dedicata a san Corbiniano non mancano le pietre vive: l’infernetto  – che di infernale ha solo il nome, derivato dai fumi delle antiche carbonaie della zona  – è uno dei quartieri con la più alta natalità di Roma e in parrocchia più di 180 bambini quest’anno faranno la prima comunione.

Alle tante coppie giovani che lo ascoltavano dentro e fuori la chiesa – Benedetto XVI ha chiesto un’attenzione particolare per le famiglie in difficoltà, o che si trovano in una condizione di precarietà o di irregolarità. “Non lasciatele sole, ma state loro vicino con amore – ha detto il Papa – aiutandole a comprendere l’autentico disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia”.







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