MAFIA CAPITALE/ “Io, ex consigliere comunale, vi racconto che cosa ho visto”

- Daniele Cirioli

“Doveva scoppiare il caso mafia capitale per muovere la politica sul problema della corruzione e collusione tra mafia, colletti bianchi e politici negli enti locali”. DANIELE CIRIOLI

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Doveva scoppiare il caso mafia capitale per muovere la politica sul problema della corruzione e collusione tra mafia, colletti bianchi e politici nelle amministrazioni degli enti locali. Non illudiamoci che Roma sia caso unico! E’ lo specchio di ciò che accade quotidianamente in quasi tutti gli ottomila Comuni d’Italia (e sicuramente in tante regioni e province). 

Il premier Matteo Renzi aveva fatto il suo annuncio: venerdì 12 dicembre avrebbe portato in Consiglio dei ministri “quattro piccole grandi modifiche al codice penale per alzare la pena minima da 4 a 6 anni per cui se hai rubato puoi patteggiare ma un po’ di carcere lo fai”. 

Ha fatto bene Renzi, ma non servirà a nulla. 

La nuova legge-castigo non servirà a frenare la corruzione in politica e nelle amministrazioni locali, perché manca chi poi la faccia applicare concretamente. Già oggi, infatti, un freno alla cattiva e delinquenziale amministrazione potrebbe essere messo da tante istituzioni le quali, invece, il più delle volte non muovono un dito: il prefetto, la Corte dei conti o i Servizi ispettivi di finanza pubblica della Ragioneria dello Stato. 

Avete mai provato a rivolgervi a qualcuno di loro? Io sì e ve lo voglio raccontare (*). 

Sono stato consigliere comunale di minoranza (di opposizione) della città di Alife, in provincia di Caserta, dall’anno 2009. Questi cinque anni di amministrazione sono stati più che sufficienti a farmi capire che il cancro del malaffare, del “Sistema” fatto di corruzione e tangenti, morali e materiali, ha proprio qui le sue radici: nei Comuni. Nelle realtà territoriali, piccoli o grandi che siano, dove si fa più diretto il legame tra cittadini ed eletti. Germoglia, sboccia e fiorisce fino a colonizzare Province, quindi Regioni e infine il Parlamento in un cerchio magico di favoritismi e di personalismi. 

Il 22 maggio 2014 ho rassegnato le mie dimissioni per protesta, per rivendicare il sacrosanto diritto di essere ascoltato dallo Stato attraverso le Istituzioni che lo rappresentano sul territorio. Il mio mandato elettorale sarebbe giunto alla naturale scadenza nella primavera del 2016, ma ho deciso di uscire prima di scena per contestare l’operato di un Prefetto che non mi ha mai voluto ricevere quale Capogruppo di Minoranza e contro l’inerzia dei Servizi Ispettivi della Ragioneria dello Stato interpellati più volte in questi cinque anni, ma mai visti né sentiti. 

Eppure le violazioni che ho continuamente denunciato agli Organi superiori – Prefetto, Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica della Ragioneria dello Stato, Corte dei conti – sono tutte di una certa gravità e danno l’idea di una macchina amministrativa inefficiente e inefficace per i Cittadini. 

La nostra Carta costituzionale (art. 54) stabilisce che «tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». 

A che serve denunciare lo stralcio di 80milioni di euro, di soldi cioè che erano registrati come credito dei Cittadini, se poi la Corte dei conti non arriva a dire se ciò sia o meno avvenuto nel rispetto della Legge? 

A che serve denunciare l’approvazione di un Bilancio comunale che riporta dati contabili diversi da quelli inviati al Ministero dell’Interno, se poi i Servizi Ispettivi non intervengono per verificare se ciò sia regolare o meno? 

A che serve denunciare che il Revisore dei conti si gonfia le fatture dei suoi compensi – così compromettendo la fiducia in un corretto rapporto professionale di controllo contabile – se poi nessun Organo superiore sente il dovere di andare a verificare? (il Revisore ha concluso il suo mandato, è stato rieletto ed ha continuato per un altro triennio a percepire compensi più alti di quanto stabilito per legge!!!)

A che serve denunciare che l’Impresa che riscuote la tassa votiva del Cimitero per 12 anni ha solo preso i soldi dai Cittadini ma non ha mai riversato gli incassi al Comune, se poi nessun Organo superiore sente il dovere di andare a verificare? (l’Impresa è ancora lì, sul Comune, con quell’incarico!)

 Queste sono soltanto alcune delle esperienze che ho dovuto vivere in questi cinque anni di (mala)amministrazione comunale e, quasi fossi un semplice spettatore, subire inerme da Consigliere di Minoranza: le ho denunciate queste violazioni, ma mai una volta – dico MAI – ho ricevuto un riscontro o una risposta dalle Istituzioni: solo e soltanto silenzio. E indifferenza. 

Siamo abituati a indisporci contro mafie e camorre che con il rumore delle armi fanno razzia di estorsioni, di ‘pizzi’ e di tangenti; ma tacciamo quando lo stesso sopruso è consumato usando il silenziatore della corruzione, delle lungaggini burocratiche e dei favoritismi. Eppure nell’uno e nell’altro caso il risultato è lo stesso: la morte sociale di una comunità e la mortificazione umana delle persone, dei cittadini e delle loro libertà. 

Mi sono buttato nell’agone amministrativo sicuro di poter battere il nemico, cioè il “Sistema”, perché convinto di aver trovato la formula magica: il rispetto delle regole, della Legge, contando sul sostegno morale e materiale delle Istituzioni. 

Entusiasta perciò ho perseguito trasparenza e legalità credendo nell’aiuto dello Stato, giudice di gara per i buoni e per i cattivi. E invece mi sono ritrovato solo: non ho visto né sentito al mio fianco nessuna Istituzione. Quando ho chiesto, ho implorato e seccatamente preteso un incontro con i rappresentanti territoriali dello Stato non ho ricevuto rifiuti, ma, molto peggio, silenzio e indifferenza. 

Ho seguito alla lettera questo monito costituzionale: ho cercato di comportarmi da cittadino modello. Sempre. Non ho chiesto voti e non ho comprato preferenze; non ho promesso posti di lavoro, né garantito incarichi e appalti; non ho fatto cene elettorali e non ho regalato iPhone; non ho cercato favori per me stesso: ho chiesto soltanto giustizia e verità. Per me e per coloro che mi avevano liberamente scelto come rappresentante, credendo nella possibilità di costruire una società diversa: per i Cittadini. Ma il risultato è stato scoprire un grande assente: lo Stato. Accorgersi, cioè, che la Legge – vale a dire quei principi concordati di vita sociale e garantiti dall’ordine costituito – consente sempre una via d’uscita ai più furbi omettendo oppure ritardando il suo intervento. È così che si permette, volente o nolente, di farla franca e di fregare il prossimo. 

Questa la sintesi di cinque anni in amministrazione. Cinque anni durante i quali ho esposto e fatto denunce di tutto e a tutti, sia ai Cittadini che alle Istituzioni. L’unico che sta facendo i conti con la giustizia è l’ex Ragioniere del Comune, raggiunto da un’Ordinanza di custodia cautelare: «sistematica appropriazione indebita di somme di denaro pubblico» – circa 286mila euro negli anni tra il 2007 e 2012 – l’ipotesi di accusa della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. 

Francamente è un risultato investigativo minimale, tanto da assomigliare più all’esito di una roulette russa – sotto a chi tocca! – che alla conclusione di una ragionata azione di contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione. Senza la quale, grazie alla latitanza delle Istituzioni, gli sprechi sul Comune di Alife sono continuati e sono peggiorati! 

Il tutto si è svolto (e continua a svolgersi) sotto gli occhi dei Cittadini, increduli e sbandati da uno scontro-confronto vivo e reale tra due contrapposte visioni amministrative: ma da che parte sta la verità? Intanto si (soprav)vive nell’attesa di una verdetto superiore: 

– di un’azione della Corte dei conti che, a distanza di quattro anni dal primo esposto, ancora tarda a pronunciarsi; 

– di un intervento ispettivo della Ragioneria dello Stato che, a distanza di quattro anni dalla prima segnalazione, ancora non è arrivato permettendo che una fallace contabilità pubblica continui a prendersi gioco degli sforzi erariali dei Cittadini; 

– del Prefetto, da me interpellato più volte (sei solo nell’ultimo anno) per “gravi violazioni” commesse dagli Amministratori comunali, che mai però mi ha degnato di una risposta: solo e soltanto silenzio e indifferenza! 

Paradosso dei paradossi – sembrerebbe unico caso in Italia – la sorte dello scioglimento del Consiglio comunale è appesa da un anno a una sentenza del Tar Campania che, senza uno scatto di resa pigrizia governativa, arriverà a mandato elettorale concluso!  

È a questa farsa che non ho più avuto la pazienza di assistere. Annunciato per certo il 4 giugno 2013 dal Prefetto di Caserta, con invio di un Commissario ad acta per il Rendiconto del 2012, ancora oggi (dicembre 2014) non è chiaro se il Consiglio comunale di Alife verrà sciolto oppure no. È un’assurda latitanza dello Stato, che non mi riusciva più di sopportare e, perciò, il 22 maggio 2014 ho deciso di rinunciare al mio incarico di rappresentante locale delle Istituzioni (per quanto di una Minoranza di Cittadini): mi sono dimesso, per protesta, ma nessuno mi ha ascoltato neppure questa volta. 

Il peggio è che, con il passare del tempo, il silenzio dello Stato induce l’opinione pubblica a convincersi che “non c’è nulla da fare” e, pertanto, che “non c’è nulla di male” nell’obbedire al Sistema. Sì, perché il fatto che certe condotte la passino liscia, agli occhi dei Cittadini è la legittimazione della disonestà e dell’immoralità di chi quelle condotte ha posto in essere. 

Nella nostra democrazia il rispetto delle regole, purtroppo, è stato messo da parte e conserva un valore squisitamente etico, morale, in un esercizio di fedeltà privato e riservato. Non per questo meno importante, anzi, perché dà sonni sereni e fa nutrire la certezza di superare il giudizio, quel dì, all’incontro con il Padreterno! Però, nella visione temporale e sociale, il mancato rispetto delle regole deteriora irrimediabilmente il gioco democratico dello stare insieme, del convivere e del condividere, causando l’allontanamento dei players corretti e onesti dai ruoli di governo. 

Succede dappertutto così. Non solo in politica, ma anche in economia, in finanza, nel mondo del lavoro, nelle baronie universitarie. Basta guardarsi intorno per rendersene conto e per scoprire, com’è successo a me, che i Cittadini onesti competono sempre da soli: chi non c’è, perché assente, è lo Stato. 

 

(*) Tratto dalla Prefazione, “Rotta di Navigazione“, al libro “Good Morning, Alife – Diario di bordo di cinque anni di mala-mministrazione comunale” di Daniele Cirioli, Edizioni Anordest, 2014 (www.facebook.com/pages/Good-Morning-Alife/660528257340645)

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