RUSSIA CRISTIANA/ Ricominciare dalla persona, la “rivoluzione” sempre viva di padre Scalfi

- Carlotta Dorigo

Appuntamento con l'annuale convegno di Russia Cristiana (21-22 settembre) dedicato all'eredità di padre Romano Scalfi (1923-2016) nel centenario della nascita

romano_scalfi_russia_cristiana_web Padre Romano Scalfi (1923-2016)

“Il primo contributo al cambiamento della società, non è la politica, non è la burocrazia, non è il lavoro che si può avere o non avere, ma è la mia persona. Il mondo cambia se cambio io, questo mi ha insegnato la Russia. Quando non c’era nessuna speranza di cambiare le cose in Russia, alcuni hanno detto: dobbiamo cambiare noi”. Queste parole scritte nel 2013 da padre Romano Scalfi, il sacerdote trentino fondatore di Russia Cristiana, custodiscono il cuore dell’esperienza che dagli anni Cinquanta, in piena Unione Sovietica, a oggi, l’amicizia con la Russia, col dissenso e con la testimonianza cristiana dei Paesi dell’Est Europa, hanno guadagnato a lui e a moltissimi altri.

La persona, il punto più vulnerabile del flusso della storia, spesso in balia di forze più potenti e spietate di lei, si rivela anche il punto da cui ripartire e ricostruire nel buio di circostanze che non trovano vie d’uscita. La persona, infatti, col suo potenziale infinito di significato e creatività rimane irriducibile a qualsiasi circostanza o dramma. Dentro il dramma: ricominciare dalla persona. L’eredità di padre Romano Scalfi è dunque il titolo del convegno della Fondazione Russia Cristiana che si terrà a Milano e Seriate il 21 e 22 settembre, in occasione dei cento anni di padre Scalfi.

La persona di cui vorremmo parlare non è un soggetto astratto dal tempo e dalla storia, ma è l’uomo concreto che vive e si muove nell’oggi. L’attuale situazione internazionale pone a noi tutti nuovi, dolorosi interrogativi, causa sofferenze, crea difficoltà, divisioni. Ma quando tutto intorno sembra non cambiare nulla, posso cominciare a cambiare il mio cuore, il mio sguardo: questo aveva scoperto padre Scalfi e questo è ciò che, nell’anno del suo centenario, vorremmo riscoprire anche noi. Quest’anno prenderanno parte ai lavori del convegno ospiti italiani e russi in parte rimasti in Russia, in parte emigrati a causa della guerra: la filologa Svetlana Panič, il giornalista Aleksandr Archangel’skij, il poeta Dmitrij Strocev, lo storico Riccardo Burigana, solo per citarne alcuni. Il desiderio è quello di incontrarsi per condividere le esperienze di questi mesi, interrogarsi e cercare insieme le risposte che l’infinito del cuore umano suggerisce.

Per cambiare il proprio cuore, il proprio sguardo, infatti, occorre essere insieme, mettere in comune e consegnare gli uni agli altri impressioni ed esperienze. Solo così, forse, sarà possibile scoprire la speranza di un compito personale, che sia all’altezza dell’infinito che ognuno di noi è, da compiere lì dove ciascuno si trova a vivere. Il dramma che colpisce oggi la Russia, l’Ucraina e tanti Paesi dell’Europa dell’Est ha dei tratti di novità che costringono anche noi occidentali a una più ampia presa di coscienza di noi stessi, a un più attento ascolto della realtà della guerra e del significato della pace. Cosa possiamo fare noi, con l’aiuto di Dio, perché il mondo diventi migliore? Cosa possiamo condividere con gli altri attraverso confini apparentemente invalicabili e persino linee di fuoco? E dove troviamo speranza e sostegno?

La pretesa non è quella di formulare risposte definitive, ma di tentare di riscoprire il significato autentico di temi come responsabilità e libertà, colpa e speranza, che verranno affrontati in sessioni di lavoro seminariale e in due momenti pubblici: al centro culturale di Milano giovedì 21 settembre alle 20.30 con una serata dal titolo Russia-Occidente: un respiro comune, e a Seriate venerdì 22 settembre dalle 14.30 alle 18 con una tavola rotonda aperta a tutti gli interessati.

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