SANREMO 2020/ Junior Cally e la crociata in difesa della casalinga di Voghera

- Paolo Vites

Continua la tempesta mediatica sull’esclusione del rapper Junior Cally da Sanremo

junior cally 2018 twitter
Junior Cally, foto da Twitter

“Basta che se ne parli” è il famoso motto usato da tempi immemorabili per promuovere un oggetto, un personaggio, un disco, un libro, una ideologia politica. Insomma qualunque cosa. Non importa se se ne parla male o bene, “basta che se ne parli”. E’ uno schema che usano tutti dalla notte dei tempi e figuriamoci se Sanremo sfugge alla regola. Da sempre. Anche il suicidio del povero Luigi Tenco (c’è ancora qualcuno che sostiene non si sia trattato di un suicidio) è servito perché il festival di Sanremo salisse al primo posto dei notiziari.

Anche quest’anno abbiamo già uno scandalo bello che pronto che sta facendo parlare tutti. E siamo già al cortocircuito mediatico: i social sono intasati di prese di posizioni, ognuno dice la sua, i giornali pure. Il caso, lo avrete capito, è quello del rapper Junior Cally, concorrente nella categoria Big, cioè i nomi importanti al prossimo festival. Da qualche giorno qualcuno ha rimesso in giro sulla Rete un suo vecchio video di tre anni fa, quello del brano Strega, dove il turpiloquio contro le donne raggiunge vertici raramente sentiti in una canzone italiana. Roba tipo “Balla mezza nuda dopo te la dà, si chiama Gioia perché fa la tr…”, porca tr… quanto c…zo chiacchiera? L’ho ammazzata le ho strappato la borsa c’ho rivestito la maschera”. La lega a una sedia e la stupra finendo per ucciderla. Non manca naturalmente il video dove questa violenza viene mostrata. Il rapper, come sua abitudine fino a poco tempo fa, ha sempre una maschera anti gas sul viso. Come mai fino a oggi nessuno aveva parlato di un video e di una canzone vecchia di tre anni?

Basta vedere il video una volta per capire che non si tratta di un incitamento a fare altrettanto ma una denuncia contro la violenza sulle donne, non ci vuole molto. Anche se il leader della Lega a quanto pare non lo ha capito, come dice in un tweet rilasciato da poco: “Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come tr…, violentante, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua (ma come: a casa propria si possono stuprare le donne e usarle come oggetti?? nda) non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana (cosa che non farà: come detto il video è di tre anni fa e non sarà eseguito a Sanremo, nda)” (Matteo Salvini). Altrimenti il giovane rapper si troverebbe già in galera altro che festival di Sanremo. C’è chi dice che siccome è un artista, benché dica cose vergognose, la libertà di espressione gli permette di fare queste schifezze. Ma è una ipotesi che non regge, quando si arriva alla violenza, all’esaltazione dell’omicidio, al femminicidio, non c’è arte che tenga, la censura è benvenuta e ben applicata. E allora?

Al momento il più divertente è stato Marcello Foa, Presidente della Rai, che ritenendo il festival di Sanremo una sorta di Lourdes dove si guariscono tutti i mali, ha esclamato che il festival “dovrebbe promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore. Chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale. Speriamo” conclude il presidente della Rai, “che il direttore artistico, che gode di stima anche per essere persona moderata e di buon senso, sappia riportare il festival nella sua giusta dimensione”. Ecco.

Forse il Presidente di Viale Mazzini dovrebbe sapere che sin dai tempi in cui Nilla Pizzi vinceva il primo festival nel 1951 con la purissima e innocente Grazie dei fiori, gli stupri, il femminicidio, le violenze sui minori, anche la pedofilia, esistevano già, solo non se ne parlava. E in questi 70 anni sono aumentati nonostante a Sanremo si faccia di tutto per tenere lontane le canzoni scomode. Allora quale sarebbe la “giusta dimensione” di Sanremo? Cosa fa Sanremo per evitare o combattere tutto questo male? Non può far nulla ovviamente. Si dimentica, Foa, che Marco Masini, che quest’anno sarà in gara per la sesta volta, nel 1995 pubblicava uno dei suoi singoli di maggior successo, Bella stronza, in cui cantava testuali parole: “Mi verrebbe da strapparti quei vestiti da p…na / e tenerti a gambe aperte finché viene domattina / ma di questo nostro amore così tenero e pulito / non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza”. La dimensione giusta sarebbe, nelle intenzioni di Foa, probabilmente quella della famosa casalinga di Voghera, ovviamente, ma allora del festival non ne parlerebbe nessuno, non arriverebbero i soldi degli sponsor e l’audience calerebbe ogni anno di più. Si ricordi, direttore: “Basta che se ne parli”.

E Junior Cally? Intanto vale la pena di dire che nessuno o quasi della grande stampa o della televisione ne aveva mai sentito parlare o lo aveva presentato. Invece pare che venda moltissimo e sia molto seguito. Della serie: la tv nazionale non sa nulla di quello che succede nel mondo dei giovani. E buon merito ad Amadeus o chi per lui per averlo scovato. Inoltre tanta cagnara,sembra scatenata solo perché esponente della musica rap. Intervistato da la Nazione il rapper è sembrato tutto tranne che uno stupido. Del brano Strega parla come di Arancia meccanica o Eminem nel brano Stan (dove il cantante americano, ospite a Sanremo, cantava di ammazzare la moglie davanti alla figlia di 2 anni). E ha ragione. Portare in una canzone o in un video certi temi non è una sua invenzione. Settant’anni fa una leggenda della musica come Johnny Cash cantava “Ho ucciso un uomo a Reno solo per vederlo morire”. O, in Delia, cantava: “Sono andato a Memphis e ho incontrato Delia l’ho trovata in salotto e l’ho legata alla sedia era bassa e insignificante era fredda e cattiva il genere di male mi fa venire voglia di farlo la prima volta che le ho sparato le ho sparato di lato difficile vederla soffrire ma con il secondo colpo è morta”. Una canzone orribile, una violenza spietata, stile il film “Natural born killers”, senza senso, per il solo gusto di vedere una donna soffrire. Ma Johnny Cash  stava esaltando questo? No, cantava del male che c’è in ogni uomo, del male senza senso che prima o poi esce allo scoperto. La domanda vera da farsi è se Junior Cally stia facendo lo stesso o prenda tutti in giro. A noi sembra serio.

A proposito del brano che farà a Sanremo, No, grazie, dice che la scelta di mettere nella stessa canzone Matteo Salvini e Matteo Renzi “nasce dalla consapevolezza comune a tanti altri ragazzi che questa classe politica non ci appartiene, Il rap è protesta, E il mio pezzo è ultra rap perché punta il dito contro una politica da social fatta di meme, di tweet, di post, che mirano alla pancia e non alla testa del paese”. Applausi. Ma siccome riteniamo che il festival di Sanremo appartenga alla casalinga di Voghera, noi facciamo il tifo per Rita Pavone ovviamente. D’altro canto un grandissimo cantante dei suoi tempi, Sergio Endrigo, cantava: “Se passate da via Broletto Al numero 34 Potete anche gridare, fare quello che vi pare L’amore mio non si sveglierà Ora dorme e sul suo bel viso C’è l’ombra di un sorriso Ma proprio sotto il cuore C’è un forellino rosso Rosso come un fiore Sono stato io Mi perdoni Iddio Ma sono un gentiluomo E a nessuno dirò il perché”. Ah, ma poi Vasco Rossi andò anche lui a Sanremo e fu punito arrivando ultimo. D’altro canto aveva osato tempo prima incidere una canzone che parlava della tragedia delle madri che uccidono i propri figli, bruttissimo esempio, additandole come delle z…le che si eccitano quando la primavera entra loro sotto alla gonne: ma chi l’ha fatto entrare al festival? (“La primavera bussa alle porte entra dalle finestre s’infila sotto le gonne delle donne La primavera mette scompiglio ieri ho sgozzato mio figlio è stato uno sbaglio è stato uno sbaglio credevo fosse un coniglio“)

P.S.: qualcuno ha già detto qualcosa della canzone che Bugo, in gara quest’anno con Morgan, incise diversi anni fa? Nel brano, dall’esplicito titolo di Io mi rompo i c…ni, il cantautore si paragonava a G.G. Allin, un cantante americano dai gusti musicali un po’ particolari. Durante le sue esibizioni infatti era solito spogliarsi nudo sul palco, defecare davanti a tutti, automutilarsi, fare sesso orale con i fan. I testi delle sue canzoni invece trattavano la misoginia, la pedofilia, la blasfemia e il razzismo. Non è anche questo un cattivo esempio?

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