SCENARI/ Gasdotti e Balcani, le due “guerre” di Erdogan per rifare l’Impero ottomano

- Augusto Lodolini

Erdogan punta alla ricostituzione dell’impero ottomano, sia impossessandosi delle fonti energetiche nel Mediterraneo, sia guardando ai Balcani, soprattutto al Kosovo

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Gasdotto, Lapresse

L’aggressiva politica della Turchia si è estesa al Mediterraneo con la questione delle trivellazioni attorno a Cipro, aggravando lo scenario geopolitico in Medio Oriente e nel Mediterraneo.

In Medio Oriente si sta delineando un’alleanza di fatto tra Arabia Saudita, Emirati ed Egitto, alleanza già attiva nello Yemen, con effetti disastrosi, e che si sta sviluppando anche in Libia, trovando sul fronte opposto Turchia e Qatar. Questi ultimi appoggiano la Fratellanza musulmana, ritenuta invece un’organizzazione terroristica, e come tale repressa, dal regime militare egiziano e avversata dai sauditi. Comune ad Arabia ed Egitto è anche il timore per le pulsioni neo-ottomane emergenti nella politica di Erdogan, data la loro passata appartenenza all’Impero Ottomano.

In questo quadro si inseriscono i conflitti sullo sfruttamento degli idrocarburi di cui il Mediterraneo Orientale si è dimostrato ricco, con il giacimento egiziano di Zohr, l’israeliano “Leviathan” e il cipriota “Afrodite” e altri in fase di esplorazione. Particolarmente importante è il progetto EastMed, il gasdotto che dovrebbe collegare Israele con la Grecia e quindi l’Italia, passando per Cipro, che dovrebbe fornire il 10% del gas necessario all’Europa. In questo modo si ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di gas russo e, inoltre, anche la dipendenza dell’Europa meridionale dal gas importato dalla Germania attraverso il Nord Stream.

L’EastMed pone qualche problema alla Turchia e al suo progetto di hub meridionale per il gas che arriva dalla Russia e da altri Stati dell’ex Asia sovietica. È stato infatti appena inaugurato il TurkStream, il gasdotto che dovrebbe portare nei Balcani una forte quantità di gas russo, e al quale l’EastMed farebbe concorrenza. Un altro concorrente si profila poi con il recente accordo per l’esportazione di gas israeliano verso l’Egitto, da cui il gas liquefatto potrebbe essere esportato in Europa. È da tener presente che l’Egitto collabora con Cipro e Grecia per lo sfruttamento dei giacimenti nell’area.

Ciò spiega l’aggressività di Ankara verso Cipro e gli accordi con il governo libico sulla ridefinizione a loro favore delle Zee, zone economiche esclusive attorno a Cipro. Questa arbitraria ridefinizione danneggia gli interessi di Cipro, Grecia, Egitto, Francia e Italia, che hanno concessioni nell’area e che sono interessate all’EastMed, difficilmente realizzabile nella nuova situazione.  La definizione delle Zee non è sempre pacifica, ma in questo caso Erdogan ha mostrato subito la “faccia feroce” e ha giocato la carta della Repubblica Turca di Cipro del Nord, facendo diventare la questione essenzialmente geopolitica.

La Repubblica Turca cipriota è infatti riconosciuta solo da Ankara ed è di fatto l’annessione di una parte dell’isola, dalla quale è stata espulsa la minoranza greca, più di 200.000 persone, ed è stata favorita l’immigrazione dalla Turchia. L’opera di islamizzazione ha portato anche alla distruzione di chiese e monasteri cristiani e al trafugamento di moltissime opere d’arte ed icone.   

La minaccia neo-ottomana non riguarda solo il Medio Oriente: anche buona parte dei Balcani facevano parte dell’Impero e Erdogan si è già mosso con accordi, per il momento limitati, con Serbia e Montenegro. Il problema tuttora aperto del Kosovo, in passato materia di scontro tra Ankara e Belgrado, potrebbe essere invece ora utilizzato per una penetrazione turca nell’area.

Rimane pericolosamente netta l’ostilità verso la Grecia e non solo per la questione cipriota. Un secolo fa, i turchi compirono ciò che per la Grecia è un genocidio, equiparabile per modalità, se non per numeri, a quello armeno. Dei 700mila greci del Ponto, che vivevano sulle coste della Turchia da secoli prima dell’arrivo dei turchi, la metà fu massacrata e buona parte degli altri cacciati. Anche l’esercito greco è ritenuto responsabile di eccidi di civili turchi e questa sanguinosa storia passata, senza decisi interventi esterni, rischia di tornare d’attualità.

Grecia e Turchia sono entrambe membri della Nato, ma è forte il rischio che Macron abbia ragione quando la definisce in condizione di “morte cerebrale”. Quanto sta accadendo nel Mediterraneo dovrebbe avere un’elevata priorità per l’Ue e si può sperare che da Bruxelles arrivino segnali forti. Soprattutto si spera che Italia e Francia si schierino decisamente a fianco della Grecia e di Cipro, smettendo di comportarsi come i capponi di Renzo.

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