SCENARI/ “La Turchia nella Sco è solo propaganda e Erdogan obbedisce a Putin”

- int. Giuseppe Morabito

Il gioco di Erdogan comincia a mostrare i suoi limiti: gli Stati Uniti lo mettono nell’angolo e la Russia lo usa come vuole

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Recep Tayyip Erdogan nell'ex basilica di Santa Sofia, oggi moschea (LaPresse)

Il presidente turco Erdogan continua, quasi ogni giorno, ad attirare l’attenzione del mondo. Dopo aver detto di avere “l’impressione che Putin sia disposto a mettere fine alla guerra” e aver agito ancora una volta come intermediario tra Mosca e Kiev favorendo lo scambio di 200 prigionieri di guerra dei due Paesi, ha lanciato un pesante monito alla Russia come non aveva mai fatto dall’inizio del conflitto: “Deve ritirarsi da tutti i territori ucraini occupati Crimea compresa”. A tutto questo si aggiunge l’incredibile richiesta di aderire alla Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Sco), una sorta di Nato asiatica di cui fanno parte, tra i 9 membri, Russia e Cina, lanciata al termine del vertice di Samarcanda, tanto che il capogruppo parlamentare dei Verdi tedeschi, partito al governo in Germania, ha chiesto sanzioni contro Ankara.

Erdogan è un rebus impazzito? “Assolutamente no” ci ha detto in questa intervista il generale Giuseppe Morabitomembro fondatore dell’Igsda e del Collegio dei direttori della Nato Defense College Foundation e con esperienza di diverse missioni all’estero, “lui agisce con estrema lucidità per portare a casa il massimo tornaconto possibile. Dietro a tutto questo suo apparente attivismo contraddittorio ci sono le elezioni turche del prossimo anno, in cui, a meno di brogli elettorali che non sono da escludersi, Erdogan rischia di non essere rieletto. Per questo deve mostrarsi al suo popolo come uomo forte e impegnato su tutti i fronti”.

Partiamo dalla dichiarazione al termine del summit di Samarcanda con cui Erdogan ha annunciato che la Turchia avrebbe chiesto la piena affiliazione alla Sco. La Turchia potrebbe come membro Nato aderire a una organizzazione del genere?

Assolutamente no. Siamo davanti all’usuale gioco al rialzo che il presidente turco attua quando vuole ottenere qualcosa da Washington. A Samarcanda ha partecipato come invitato esterno, un Paese Nato non potrebbe mai entrare in quell’organizzazione, ma così dicendo può seminare il panico e lui lo sa. Se guardiamo ai dettagli, vediamo che queste parole sono arrivate proprio quando al presidente turco è stato negato un incontro a tu per tu con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden a Washington, dopo la riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si sta tenendo in questi giorni. Biden non ha voluto neanche stringergli la mano e questo per lui è uno smacco pesante.

Sulla questione ucraina invece si è sbilanciato come mai prima, dicendo che la Russia deve ritirarsi non solo dal Donbass ma anche dalla Crimea. Questa come la spieghiamo?

La spieghiamo con il fatto che si tratta solo di parole. Chiede il ritiro russo dalla Crimea ma non ha mai fatto sanzioni, neanche nel 2014, contro la Russia. Evidentemente con queste parole ha voluto trovare uno sbocco al rifiuto americano di incontrarlo, cercando di farsi passare nuovamente come un grande atlantista. Ma onestamente, che peso si possono dare alle parole di quest’uomo? Non dimentichiamo un altro grande smacco passato inosservato: gli Stati Uniti proprio in questi giorni hanno tolto l’embargo di armi imposto per tutto il territorio cipriota nel 1987. Questo vuol dire che i greco-ciprioti possono adesso comprare armi da Israele. La decisione americana è stata fermamente condannata dalla Turchia, che occupa e controlla la parte settentrionale dell’isola dove si trova la Repubblica turca di Cipro del Nord.

Non viene il dubbio però, nonostante tutti questi episodi, che Washington usi Erdogan per creare fastidio a Mosca? Le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale sono al centro di gravi turbolenze e Turchia e Cina sembrano pronte a subentrare a una Russia ormai in caduta libera. Lo esclude?

Sì, lo escludo. Erdogan non potrà mai mettersi contro la Russia. La Turchia dipende dal gas russo per il 40%, dal petrolio per il 20% e poi tutto il turismo russo fermato in occidente è andato a portare soldi alla Turchia. Putin ci metterebbe cinque minuti a chiudere ogni fonte di energia, anche quella alimentare, e mettere il Paese in ginocchio. Lui pensa di essere un attore ma è una marionetta in mano a Putin: pensiamo alla Siria, dove Turchia e Russia si muovono concordi contro i curdi. Come dicevo, l’unica cosa che a Erdogan in questo momento interessa sono le elezioni del prossimo anno che deve vincere a ogni costo.
(Paolo Vites)

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