SCONTRO SUL SUPERBONUS/ “I conti danno ragione a Giorgetti, serve anche una commissione d’inchiesta”

- int. Nicola Rossi

In questo giorni si è assistito a un braccio di ferro tra Forza Italia e il Mef sia sul Superbonus che sulla Sugar tax

meloni tajani 1 ansa1280 640x300 Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Antonio Tajani, ministro degli Esteri (Ansa)

Un braccio di ferro tra Forza Italia e il Mef è in andato in scena ieri sia sul Superbonus che sulla Sugar tax. Nel primo caso, nell’emendamento proposto dal Ministero e approvato ieri in commissione Finanze al Senato è previsto l’obbligo di spalmare le detrazioni in dieci anni e non più in quattro, a partire dal 1° gennaio 2024, con un effetto, quindi, retroattivo rispetto all’entrata in vigore della norma. Effetto che viene contestato dal partito guidato da Tajani, che ha fatto pesare la sua astensione. In Commissione, infatti, è stato decisivo il voto favorevole di Italia Viva. Nel secondo caso, invece, per evitare che a luglio scattasse l’imposta (seppur con aliquote ridotte) sulle bevande zuccherate si è proceduto al rinvio di un anno, al costo di 170 milioni di euro, di cui non sono ancora note le coperture. “Onestamente non vedo cos’altro si potesse fare se non quello che il ministro Giorgetti ha immaginato di fare”, è il commento di Nicola Rossi, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata.

Anche Confindustria ritiene, però, che sia inaccettabile varare una norma con effetti retroattivi.

Personalmente penso che il problema della retroattività sia importante, perché uno Stato serio non dovrebbe mettere mai in campo misure retroattive, le quali ingenerano incertezza negli operatori economici. Tuttavia, ho anche la sensazione che siamo di fronte a una situazione di vera e propria emergenza.

Un’emergenza relativa ai conti pubblici in generale?

Più che sui conti pubblici in generale, siamo di fronte a una situazione di vera e propria emergenza rispetto a un provvedimento che ha generato esiti totalmente imprevisti e, soprattutto, di dimensioni abnormi: la spesa complessiva si sta avvicinando sempre più al 10% del Pil. Dunque, in un caso del genere posso perfettamente comprendere che si immaginino misure che normalmente non dovrebbero essere immaginate come appunto la retroattività di una norma. Temo, infatti, che la dimensione del problema sia tale da non lasciare alternative. Mi auguro che quanto meno la norma venga disegnata in maniera tale da ridurre al minimo l’incertezza per gli operatori economici.

Forse è per questa situazione di emergenza che Giorgetti, secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe stato pronto anche a dimettersi se non fosse passata la linea del Mef sul Superbonus?

Credo che questa sia un’interpretazione corretta del ruolo del ministro dell’Economia. A volte deve purtroppo prendere posizioni difficili, che da un punto di vista strettamente politico appaiono forse incomprensibili, ma il suo compito è anche segnalare a tutto il Governo, a tutto il Parlamento e, soprattutto, a tutto il Paese che esistono dei limiti anche per il bilancio pubblico e che a volte tali limiti sono insormontabili.

Pensa che il ministro dell’Economia sia stato poco aiutato dalla Ragioneria Generale dello Stato, com’è stato detto nelle scorse settimane?

Credo occorra fare chiarezza su un punto: i responsabili politici dell’approvazione del Superbonus, di cui mi sembra evidente la scarsa competenza, erano stati avvisati dalle amministrazioni o dai loro collaboratori di quelle che erano potenzialmente le conseguenze della misura? Su questo allo stato attuale non c’è chiarezza, ma ritengo sarebbe molto opportuno che vi fosse, perché se arrivassimo alla conclusione, come mi auguro, che le amministrazioni avevano in qualche modo segnalato i potenziali effetti del Superbonus sui conti pubblici, allora la responsabilità politica sarebbe netta e chiaramente identificata.

Lei ha anche auspicato la nascita di una Commissione parlamentare d’inchiesta per far luce su questa vicenda…

Esattamente per questo: credo che per fare chiarezza su questa vicenda il Parlamento farebbe bene a utilizzare tutti i suoi poteri. Capisco benissimo l’imbarazzo di tutti i partiti che bene o male non hanno subito preso nettamente le distanze dalla misura, ma credo che sia sbagliato confondere coloro i quali hanno promosso, disegnato, voluto questa misura da quanti si sono semplicemente accodati. Sono due cose distinte e sarebbe bene che l’elettorato sapesse esattamente quali sono le responsabilità da assegnare e a chi.

Il Superbonus ha portato comunque dei benefici all’economia?

Sono convinto che un impatto sul Pil ci sia stato, ma molto inferiore a quanto si era inizialmente ipotizzato. L’effetto moltiplicatore della spesa pubblica in deficit, infatti, è piuttosto limitato, a volte ha persino effetti netti negativi.

Oltre che sul Superbonus lo scontro Mef-Forza Italia è stato anche sulla Sugar tax. Alla fine si è scelto di rinviarne l’entrata in vigore, anche perché non richiedeva una grossa cifra…

Penso che occorra dimenticarsi l’espressione “non si tratta di una grossa cifra”. Infatti, le condizioni del bilancio pubblico italiano sono tali per cui qualunque cifra, anche la più piccola, conta, rileva. Chiarisco subito: non penso che ci sia da preoccuparsi oggi per la tenuta del bilancio, le nuove regole fiscali europee ci lasciano un minimo margine fino al 2026 e credo che il percorso che si sta immaginando di disegnare per la finanza pubblica sia tale da rassicurare i mercati, come stiamo vedendo. Il punto è che per prepararsi a quello che verrà dal 2027, già oggi bisogna fare attenzione anche alla spesa più piccola, perché tante spese piccole ne fanno una grande.

Ma allora bisognava far entrare in vigore la Sugar tax a luglio?

No, bisogna sempre ricordarsi che se si vuole rinunciare a un’entrata da qualche altra parte bisogna tagliare una spesa o aumentare un’altra entrata. Le scelte sono sempre politiche ed è bene che spettino alla politica, ma dal punto di vista del cittadino la cosa di cui mi preoccuperei è che se il Governo vuole rinunciare a un’entrata dovrebbe spiegare quale spesa intende tagliare o quale altra entrata aumentare. L’importante è che non si faccia ricorso al deficit. Se si adottasse questo principio si riuscirebbe a evitare quello che abbiamo fatto per decenni.

Ovvero?

Esprimere solo la parte facile delle priorità, cioè che cosa vogliamo evitare, ma non la parte difficile, cioè indicare le coperture. Il ricorso al deficit è stato utilizzato proprio per evitare di dire le cose sgradevoli. Ora, però, siamo in una situazione tale per cui è bene dire anche le cose sgradevoli. In questo senso il ministro dell’Economia trova tutto il mio apprezzamento per il suo comportamento.

(Lorenzo Torrisi)

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