SCUOLA/ Condivisione e apprendimento: ecco perché leggere a voce alta in classe

- Fiorenza Farina

Un saggio di Federico Batini spiega i vantaggi della lettura a voce alta a scuola. È la genesi di una avventura eccezionale per ogni studente

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Un libro spiega la convenienza della lettura condivisa. Leggere Lettura ad alta voce del pedagogista Federico Batini (Carocci, 2022) è un’esperienza singolare, perché esplicita, dandone le ragioni, quello che è successo in molti contesti scolastici precedentemente raccontati anche su queste pagine. Il libro spiega e dimostra abbondantemente, attraverso ricerche sul campo, italiane e non, che esporre i bambini/ragazzi alla lettura ad alta voce da parte di adulti, per un tempo significativo, è “un’esperienza incredibile e un’opportunità fondamentale”. I vantaggi, viene scritto e dimostrato, riguardano le aree cognitive, emotive, relazionali oltre al fatto che si pongono le basi per diventare buoni lettori. Ed essere bravi lettori ha conseguenze positive sull’apprendimento e sui risultati scolastici. È a questo livello che si decidono i destini formativi. La lettura condivisa pone le basi per la lettura individuale.

Altro aspetto interessante che emerge è quello di consentire a chiunque di poter accedere a questi vantaggi. E quale ambito migliore, per far questo, se non la scuola? Infatti, chi in famiglia non ha vissuto, purtroppo, l’esperienza dei racconti letti dai genitori, può farne esperienza nell’ambito scolastico attraverso la lettura di testi da parte degli insegnanti. Altro aspetto, tra i molti che meriterebbero attenzione: le storie vanno lette non solo ai bambini, ma anche agli studenti delle scuole di primo e di secondo grado.

È utile ricordare a questo punto che il primo corso per insegnanti tenuto dal nostro gruppo del Libro fondativo di Diesse si intitolava Il potere delle storie, una felice espressione scaturita da una lezione di Dario Nicoli. Le storie, dicevamo, cioè il patrimonio narrativo della letteratura, lette in classe, hanno il potere di stimolare domande e di offrire percorsi di senso e significato tanto necessari. Certo, occorre che l’insegnante sia disposto a esporsi, sia nello scegliere con ragioni adeguate un testo, sia ad investire parte del suo tempo nel leggerlo personalmente. Occorre che sia disposto anche ad accettare il contraccolpo delle domande scomode e la possibilità che venga richiesto dagli studenti di esplicitare la sua propria esperienza. Perché è questo che succede quando si legge ad alta voce in classe: la lettura genera un’esperienza eccezionale di condivisione e apprendimento.

Condivisione tra pari e con l’insegnante, anche in contesti particolari di scuole superiori dove la maggioranza dei ragazzi che frequentano non hanno mai letto un libro intero fino ai 14 anni. Insegnanti così ce ne sono molti. Alcuni maestri di scuola primaria e alcuni professori hanno accettato di raccontare il lavoro svolto in classe in questi anni nei Quaderni del Libro fondativo (editi da Bonomo dal 2019). Lì si possono trovare tratti richiamati dal libro citato: la lettura ad alta voce da parte dell’insegnante non solo per i bambini ma anche per i ragazzi, i vantaggi nell’apprendimento, la condivisione tra pari e con l’adulto, il coinvolgimento vivace degli studenti e la loro attesa. E si capisce, allora, leggendo tali contributi scritti dagli insegnanti, che a scuola possono ritrovare o trovare nuovo spazio I promessi sposi, la Divina Commedia, Omero, Pinocchio, McCarthy, le fiabe.

L’itinerario della lettura ad alta voce nella scuola merita approfondimenti e prospettive: il nostro gruppo di lavoro di Diesse si muove e offre un contributo nell’ambito dei criteri della scelta dei testi di letteratura, nell’ambito della ricerca di senso a partire dal desiderio, e nell’ambito delle domande che consentono l’approfondimento culturale tipico della scuola. Come il professor Batini credo che “Questi risultati … hanno confermato la possibilità che la strada della lettura ad alta voce sia quella giusta”. Chi in questi anni l’ha praticata non vi rinuncia più.

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