SCUOLA/ Dalla A alla C, il programma del nuovo ministro Fioramonti

- Fabrizio Foschi

Lorenzo Fioramonti (M5s) è il nuovo ministro dell’Istruzione. Più che vagheggiare grandi riforme, il ministro dovrebbe salvare la scuola reale

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Luigi Di Maio con Lorenzo Fioramonti, neoministro della Pubblica Istruzione (LaPresse)

Al nuovo ministro della Istruzione Lorenzo Fioramonti, già vice di Bussetti, oltre agli auguri viene spontaneo rivolgere una raccomandazione: si impegni a non volere a tutti i costi demolire ciò che hanno fatto i suoi predecessori. Le premesse per cedere ad una sorta di piacere di vendicarsi ci sarebbero tutte. Le ultime fasi del ministero Bussetti sono state aspramente criticate (non senza ragione) dal M5s. Per non parlare delle bordate dirette dai grillini alla “Buona Scuola” di Renzi, con il partito del quale ora i 5 Stelle devono governare.

Il programma del cosiddetto “Conte 2” sulla scuola non esprime altro che due brevi concetti: più risorse e tutela della scuola pubblica. Delle risorse la scuola ha bisogno per ampliare gli interventi che abbattono la dispersione scolastica. La tutela della scuola pubblica è già garantita dalle legge 62/2001 che recita: “Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”.

Detto questo, se è vero che il sistema di istruzione è la vetrina di un Paese, suggeriremmo al nuovo titolare di Viale Trastevere di dedicarsi ad oliare la macchina. Ce n’è bisogno almeno in tre direzioni: fare ripartire i concorsi ordinari per l’assunzione dei nuovi docenti, valorizzare la professionalità docente, incrementare l’autonomia dei singoli istituti scolastici riducendo il tasso di statalismo che uccide la passione educativa di insegnanti e dirigenti.

È vero che la burocrazia ha invaso la scuola e che si pensa di poterla riformare con una cascata di provvedimenti amministrativi. Il risultato è la selva delle circolari contraddittorie e controproducenti. Si astenga, il nuovo ministro, dal volerci mettere a tutti i costi il suo zampino o quello della sua parte. Non imposti il suo lavoro per essere ricordato, si faccia guidare da uno sguardo aperto alla realtà della scuola che esiste. Sarà più che sufficiente.

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