SCUOLA/ Diploma, distretti, docenti: come (e perché) imitare la Svizzera

- Sergio Bianchini

Gli ambiti territoriali istituiti da Renzi sono virtuali e non funzionano. Occorrerebbe fare distretti reali ma più piccoli. Come in Svizzera

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(LaPresse)

A Zurigo la scuola elementare comincia a 7 anni e dura 6 anni. Dopo tre anni le classi, mediamente di 20 alunni, vengono rimischiate e rifatte e quindi gli alunni cambiano maestri. Le ore di lezione sono 25,5 alla settimana con distribuzione variabile da giorno a giorno e sabato libero.

Ci sono cinque periodi di vacanza, così dislocati: vacanza autunnale, 2 settimane in ottobre; vacanza invernale, 2 settimane tra dicembre e gennaio; vacanze sportive, 2 settimane in febbraio; vacanze primaverili, 2 settimane in aprile; vacanze estive, 6 settimane tra luglio e agosto. In totale 14 settimane.

Perciò in un anno (52 settimane meno 14 di vacanza fa 38) le ore di scuola sono al massimo 969. Dico al massimo perché non ho incluso festività di uno o due giorni di natura nazionale o locale. 

Al termine dei sei anni si può andare alla media normale di 3 anni o alla media ginnasiale, sempre di tre anni. Per la media ginnasiale bisogna superare un esame a cui partecipano solo gli alunni con almeno 8 in tedesco e matematica. Il loro voto è 4 perché usano punti da 1 a 5 anziché da uno a dieci come noi.

Chi fa l’esame di ammissione alla media ginnasiale (era così anche da noi prima del ’62) deve fare un corso privato di preparazione che costa dai 500 ai 2000 franchi.

La maggior parte degli studenti (80%) continua nella media non ginnasiale che dura tre anni, come la nostra scuola di avviamento professionale prima del ’62. Dopo questi 3 anni chi supera un apposito esame può tornare al percorso ginnasiale che consente l’accesso all’università.

Altrimenti accede a 3 anni di scuola-lavoro cioè un percorso professionale con tre giorni a scuola e due in un’azienda da cui riceve un compenso crescente che parte da 600 franchi. Il cambio è 1 franco svizzero pari a 0,9 euro.

In totale si arriva al diploma con 12 anni di scuola, come in tutta Europa, diversamente dai nostri 13 anni (5+3+5).

Non ho approfondito il sistema di assunzioni degli insegnanti. Sappiamo però che sono dipendenti del cantone, meno di una nostra provincia perché con 8,5 milioni di abitanti la Svizzera vede 26 cantoni con una media di 330mila abitanti per cantone, mentre noi con 60 milioni di abitanti abbiamo 100 province e quindi 100 consigli scolastici provinciali con una media di 600mila abitanti, ma enormi differenze tra una provincia come Milano e Roma ed altre come Potenza o Crotone.

Questo dato mi conferma nell’idea che bisognerebbe assumere i distretti scolastici come base organizzativa della scuola con concorsi distrettuali e titolarità distrettuale. Ho spesso parlato di 200 distretti con 300mila abitanti o di 300 distretti con 200mila. La seconda ipotesi a mio parere sarebbe migliore, ma può andare anche la prima. In Italia i distretti scolastici furono istituiti nel 1974 ed aboliti nel 2001 e potevano riguardare territori da 10mila a massimo 200mila abitanti.

Nel 2015 furono istituiti, sotto il governo Renzi, gli ambiti territoriali, che coprono tutto il territorio nazionale e sono complessivamente 319. L’ambito è un luogo geografico virtuale definito tramite ripartizioni della Regione e del territorio provinciale. Gli ambiti non hanno una sede fisica, una segreteria, un recapito, un indirizzo. Negli ambiti vengono “pensati” i docenti in sovrannumero in attesa di collocazione in istituti scolastici. La sede della titolarità è il singolo istituto ma questo crea enormi problemi, perché ogni anni si verificano variazioni dei posti disponibili col variare del numero delle classi.

È ormai nota la mia tesi secondo cui nel territorio dell’ambito dovrebbe essere istituito un super-preside con il compito di coordinare i presidi delle scuole comprese in quel territorio e di farsi anello di congiunzione con il dirigente scolastico regionale, a sua volta in relazione col ministero.

Tramite i concorsi di ambito e la titolarità di ambito, e quindi la fine delle graduatorie annuali dei perdenti posto d’istituto e dei trasferimenti nazionali, tutti i problemi che ci assillano da decenni sarebbero risolti facilmente e velocemente. Certo la figura storica del precario e tutti coloro che lo usano per ragioni di potere scomparirebbero, con grande beneficio per gli alunni e per il sistema scolastico.

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