SCUOLA/ Si impara la vita guardandola (anche) dai calci di rigore

- Vincenzo Rizzo

Gli esami di Stato sono come i calci di rigore, non tutti vogliono arrivare fino in fondo. Ma è proprio dal fondo che la scuola appare diversa

scuola studenti classe 4 lapresse1280 640x300 A scuola (LaPresse)

Gli esami di Stato sono come i calci di rigore, non tutti vogliono arrivare fino in fondo. Ma è proprio dal fondo che bisogna guardare la vita. Ed è  quando si è stanchi che ci vuole più lucidità. E poi chi ci sta fino alla fine sente le emozioni più forti e i significati più veri.

Papa Francesco dice che il pastore deve avere l’odore delle pecore. Allo stesso modo, il docente deve avere addosso la responsabilità dei suoi alunni o di quelli altrui. È una questione di pelle, di sangue, di battito del cuore. Non si tratta solo di misurare prestazioni o di valutare correttamente, ma di vederli: uno a uno. E dopo cinque anni passati assieme non si può non ammirare il loro percorso. Erano nanerottoli con i brufoli o ragazzine con un tocco di trucco fatto di nascosto prima di entrare a scuola: ora sono giovani spaccavita. Suonavano ai campanelli dei palazzi vicini ed erano imbranati cronici, ora sono finti baldanzosi per mascherare l’incertezza dell’ultimo tiro. Masticavano gomme americane e dimenticavano i libri, prendendo sonore sgridate con superamento dei decibel previsti per legge. Hanno attraversato il periodo del Covid, o meglio sono stati attraversati dal Covid. Vedono giovani poco più grandi morire in Ucraina. E rispetto alle generazioni passate conoscono di più ansia, depressione, fragilità. Le difficoltà di una generazione nuda davanti al nichilismo debole e narcisista di questi anni.

Ora arrivano uno a uno davanti alla commissione. In tiro, eleganti, non un capello fuori posto. Belli tutti e spalancati. Partono dallo spunto: Costituzione o Patto Molotov-von Ribbentrop o altro ancora. Alcuni sono bravi a fare collegamenti, altri cercano di tutto per fare connessioni, qualcuno con successo e qualcuno meno. Sembrano tuttologi marziani, si inventano ogni cosa pur di restare a galla. Parlano con sicurezza, qualcuno con difficoltà: New Deal, Svevo e Freud, Stato teocratico o Stato totalitario, funzioni e derivate, human rights. Si attaccano poi come cozze ai percorsi di cittadinanza. Fanno scoprire alla commissione le filosofe (Arendt, Hillesum, Stein, Weil) o le numerose associazioni di volontariato contattate e studiate (Avis, Avsi, volontari Cri). E poi passano con luccicanti Power Point al Pcto: tutti dicono che hanno superato timidezze e paure.

Li guardi uno a uno: sai i loro drammi. Anche un ragazzo di quell’età ha provato la durezza della vita, il dolore e la solitudine. Hanno la cicatrice fresca, ma misteriosamente ce l’hanno fatta. Familiari, compagni, prof e il Mistero dentro tutto: altro che alleanze militari, un soft power devastante. Non puoi non ammirarli. In ogni volto c’è la traccia profonda di una grandezza nascosta. Dentro ognuno senti l’emozione del calcio di rigore che può decidere la partita. Senti una domanda grande, talmente grande che ti spacca il cuore. Che ne sarà di loro? Che ne sarà di me? E poi un’altra domanda ancora più profonda. Chi sei Tu? Chi sono io?

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