SCUOLA/ “Viva la polemica viva”: una palestra di ragioni per essere meno soli

- Vincenzo Rizzo

Un recente saggio di Novella Varisco prosegue la riflessione e la lezione di Adelino Cattani. Il dibattito argomentato è una palestra formativa per tutti i giovani

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(LaPresse)

Docenti e studenti di diverse scuole sono stati conquistati negli ultimi anni dal Dibattito argomentato e regolamentato. Partecipano a tornei nazionali, disputano nelle classi, si allenano per competere. Il dibattito argomentato nasce dalla passione educativa e dall’entusiasmo coinvolgente di Adelino Cattani. Docente di Teoria dell’argomentazione all’Università di Padova, studioso a livello internazionale, ha costruito un protocollo di dibattito che favorisce la maturazione di competenze di cittadinanza e non solo.

Cattani è un novello Isocrate, seguito da assistenti e studenti, che desiderano imparare un modo di stare al mondo caratterizzato da impegno civile e ascolto attivo dell’altro. Nel mare magnum dell’insipienza, delle frasi fatte e del politichese senza fibra morale, il suo sasso nello stagno, di amante del destino della polis, è un invito a tutti ad argomentare con forza, serietà e lealtà le proprie ragioni. Nel nome del pluralismo e della convivenza civile, le proprie tesi, rigorosamente approfondite, devono essere in grado di reggere alle obiezioni critiche dell’altro. Imparare a dibattere significa sfuggire, nella sua ottica, alla rissa astiosa e all’irenismo quietista in cui “tutte le vacche sono nere”.

All’interno del mondo della Palestra di botta e risposta (sito internet) costituito da Cattani, oggi, si registra un nuovo contributo di valore fondamentale. Si tratta del libro di Novella Varisco Viva la polemica vivaImparare a discutere in modo efficace e appassionato nella scuola e nella vita (Dino Audino editore, Roma 2021). Nel testo, la ricercatrice e docente nei licei, studiosa di filosofia medievale, sottolinea l’importanza della controversia come momento di crescita, di affinamento delle tesi e di accettazione delle posizioni altrui. Una scuola di democrazia particolarmente attuale in un periodo in cui si tende a scomunicare sic et simpliciter l’argomentazione altrui o a demolire l’altro, in una sorta di disputa infelice che disorienta l’uditorio. E d’altro canto i chiacchiericci televisivi fatti di argomentazioni risibili, fallacie insostenibili e mancato approfondimento delle fonti sono all’ordine del giorno.

Il bel lavoro di Varisco è, perciò, un efficace antidoto contro le semplificazioni e i muri mentali. È una scuola, un invito alla scuola, al lavoro di messa alla prova di ciò che si ritiene valido e importante. Non si tratta di relativizzare la propria idea su un argomento, ma di studiarne la complessità, i pro e i contra. “La polemica, infatti, è una competizione tra due o più interlocutori che sostengono posizioni inconciliabili e che si impegnano a ottenere, attraverso i loro discorsi, l’approvazione dell’uditorio. Non è quindi finalizzato alla risoluzione di conflitti, ma è lo spazio entro cui le parti esprimono le proprie divergenze, cercando di far aderire il pubblico, attraverso le armi della dialettica, alla propria posizione” (p.  21).

L’autrice sostiene, poi, che in un mondo in cui si discute animatamente di tutto, nessuno insegna a disputare. Ritiene, perciò, necessario fare tesoro della lezione aristotelica del giusto mezzo. Bisogna evitare i due estremi, “quello per eccesso di fornire una lista completa di istruzioni per diventare campioni capaci di vincere qualsiasi confronto dialettico, e quello, per difetto, di ritenere la capacità di discutere una dote naturale che non può essere insegnata” (p. 26).

Il dibattito non è però una semplice tecnica tendente all’efficacia e alla riuscita. Non è un mezzo per giungere a un’opinione comunemente accettata, perché la più probabile. Esso ha a che fare, fin dall’inizio, con la vita buona. L’autrice cita, perciò, Demostene: “Conviene quindi che voi vogliate cose buone, e così tutto andrà bene; infatti, in tal modo o nessuno terrà più discorsi cattivi, oppure se qualcuno lo farà, non ne trarrà vantaggio, perché non troverà chi si lasci persuadere” (p. 29).

Nella sua articolata complessità, inoltre, il libro fornisce aiuti e strumenti su “come dare ragione delle proprie ragioni”. A partire dalla lezione di Toulmin, vengono sviluppate mappe per costruire tesi fondate nel pensiero critico e poi viene proposto un test per riconoscere le fallacie, cioè gli errori di ragionamento. Nel quinto capitolo, infine, troviamo materiali operativi per addestrarsi al dibattito. Come imparare a comunicare, ad argomentare e a dibattere. Esercizi, attività da proporre in classe, temi controversi di discussione. Un vademecum utilissimo per allenare e allenarsi al cimento e alla palestra di dibattito.

Il lavoro innovativo di Varisco, ideatrice della Rete Il dibattito fa scuola, costituisce un punto molto importante per la formazione di docenti, studenti e non solo. Durante la pandemia, infatti, su piattaforma on line e in presenza, quando possibile, studenti di diversi licei italiani si sono trovati a dibattere con altri coetanei. Hanno vinto la timidezza relativa al parlare in pubblico, hanno cooperato tra loro, hanno instaurato rapporti collaborativi e affettivi con i docenti allenatori, hanno conosciuto altri giovani. Momenti nuovi, belli, di rottura dell’assedio della solitudine. Un piccolo punto di luce interessante, in questi tempi complicati.

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