Sequestro fratelli Marina e Giorgio Casana/ La madre ai banditi “prendete entrambi!”

- Emanuela Longo

Sequestro dei fratelli Marina e Giorgio Casana nel docucrime “L’incredibile sequestro Casana”: dal rapimento alla prigionia lunga 61 giorni

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Sequestro fratelli Marina e Giorgio Casana

Il rapimento dei fratelli Marina e Giorgio ne “L’incredibile sequestro Casana”

Per il ciclo “Racconti criminali”, questa sera sarà riproposto lo speciale “L’incredibile sequestro Casana” già trasmesso in prima visione su RaiPlay lo scorso marzo. Si tratta del memorabile sequestro di Marina e Giorgio Casana, rispettivamente di 16 e 15 anni, rapiti il 22 agosto 1979 in Sardegna. Un sequestro avvenuto sotto lo sguardo incredulo dei genitori e di alcuni amici mentre erano in vacanza. La famiglia Casana si trovava al mare quando una banda di pastori sardi si calò da una ripidissima scogliera di Capo Pecora – a sud del golfo di Oristano -, vestiti con abiti pesanti, rapendo i due giovani fratelli torinesi. Quello narrato è uno dei sequestri più rocamboleschi della storia criminale italiana.

A distanza di oltre 40 anni da quell’avvenimento, saranno proprio i fratelli Casana a raccontare in prima persona quella drammatica vicenda che inevitabilmente li segnò per tutta la vita: dal sequestro al periodo di prigionia, passando al rilascio e alle indagini al termine delle quali furono emesse ben undici condanne per un totale di 198 anni di carcere. Oltre alle modalità con le quali si svolse il rapimento dei due ragazzini, fu anche il ruolo della madre ad essere sempre ricordato.

Sequestro Marina e Giorgio Casana: la richiesta della madre ai rapitori

All’epoca dei rapimento dei fratelli Marina e Giorgio Casana, la madre Anna Viola aveva 40 anni. Proveniente da una aristocratica famiglia di origine torinese, la donna si caratterizza per un carattere forte, come dimostrato sin dai primi frangenti del sequestro dei suoi due figli. Quando i sei banditi fecero irruzione calandosi dalla scogliera, il loro intento era quello di portare via solo la ragazzina. Ma la richiesta della madre fu imperativa: “La ragazza da sola non viene, prendete anche il fratello”. Questo l’appello rivolto ai rapitori che probabilmente rimasero senza fiato di fronte a quella richiesta. Una scelta in realtà estrema quanto coraggiosa, giunta dopo essersi dapprima offerta insieme al marito al posto dei due ragazzi e presa con l’intento di non far andare da sola la giovane figlia.

Al quotidiano Repubblica, lo scorso marzo la donna ha spiegato quel suo gesto: “È stata un’idea che mi è balenata in mente in un attimo, per non lasciare Marina da sola. Con il fratello la sentivo più sicura, protetta. Oggi mi rendo conto che fu una grande incoscienza. Ma nessuno di noi poteva immaginare che me li avrebbero portati via per due mesi”.

Il sequestro, la prigionia e il riscatto

Il rapimento di Marina e Giorgio Casana in un primo momento fu considerato uno scherzo, “perché i banditi sullo scoglio erano giovanissimi”, ha spiegato la madre. La zona dove la famiglia trascorreva le vacanze, d’altro canto, era estranea ai sequestri che invece erano diffusi altrove. Anche durante il sequestro dei due figli, la madre ebbe un ruolo attivissimo e di collaborazione con magistrati e forze dell’ordine. “Il mio gesto stupì molti, innanzitutto i banditi. Ma tutti compresero la mia scelta, a partire da mio marito Roberto, solidale con me nel voler proteggere nostra figlia”, ha aggiunto al quotidiano.

A ricordare quella tragica vicenda è stato anche uno dei protagonisti, Giorgio Casana, che sottolineò l’inesperienza della banda sarda: “Non solo ho dovuto ripescare uno dei banditi che era caduto in mare e che non sapeva nuotare  ma addirittura sono stato costretto a guidare il gommone fino a riva perché i rapitori non erano in grado di farlo”. Una volta portati via con un cappuccio sulla testa, i due fratelli misero in atto una serie di stratagemmi che si rivelarono poi importanti, come contare il tempo trascorso durante il viaggio da trasformare in chilometri o memorizzare le curve. Durante la prigionia lasciarono tracce e si fecero estorcere racconti personali dei banditi. Per uscirne vivi però i loro genitori nel ’79 pagarono 500 milioni di lire, di cui poi ne vennero recuperati solo una cinquantina. Dopo 61 giorni di prigionia, i due ragazzi poterono tornare a casa sani e salvi.







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