Silvia Stibilj, moglie Alessandro Talotti/ “Ha affrontato la malattia da saltatore”

- Davide Giancristofaro Alberti

Silvia Stibilj, moglie Alessandro Talotti, racconta gli ultimi giorni di vita del compianto saltatore 40enne, morto ieri mattina a causa di un tumore

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Alessandro Talotti è morto (da facebook)

E’ morto nella giornata di ieri Alessandro Talotti, atleta 40enne friulano, per sei anni primatista italiano di salto in alto, deceduto a seguito di un tumore. L’atleta azzurro, olimpionico ad Atene e Pechino, ha lasciato una moglie, Silvia Stibilj, campionessa di pattinaggio, e il loro figlio nato soltanto pochi mesi fa, il piccolo Elio. «Alessandro aveva deciso di sospendere tutte le cure sperimentali tre settimane fa – racconta al Corriere della Sera la vedova di Alessandro Talotti – rendendosi conto che l’asticella era ormai troppo alta per le sue condizioni fisiche. La sua è stata una scelta, non una resa. Se n’è andato a casa nostra, non in ospedale, se n’è andato senza soffrire e soprattutto senza rabbia, dopo aver affrontato la malattia con lo stesso spirito con cui gareggiava alle Olimpiadi. Ti alleni per vincere, sai che puoi perdere ma se hai lottato con tutte le tue forze devi soltanto accettare serenamente il risultato». La sei volte campionessa del mondo di pattinaggio artistico a rotelle ricorda gli albori del suo amore: «Ci siamo conosciuti a una premiazione a Udine e Alessandro il giorno dopo ha cominciato a scrivermi dei messaggi. Il resto è arrivato velocemente: giovedì prossimo avremmo festeggiato i nostri primi tre anni assieme».

Come aveva raccontato lo stesso atleta a fine anno scorso, la scoperta del tumore era arrivata quasi per caso: «All’inizio di febbraio del 2020 eravamo entrambi in ambulatorio per degli esami medici. Io scoprii di essere incinta di Elio, nostro figlio, lui di avere un tumore raro e già diffuso all’intestino. Mi tenne nascosta la cosa per mesi, si inventava piccoli malesseri allo stomaco causati allo stress e dal tanto lavoro. Spiegava che tutto si sarebbe risolto presto. Era il suo modo di proteggere la mia gravidanza. Faceva la chemio e poi andava a dormire a casa di sua madre perché io non mi accorgessi che stava male. La scusa era che non voleva rischiare di contagiarmi con il Covid che in quei giorni dilagava in tutta Italia. Mi ha detto la verità solo quando non poteva più nasconderla, quando io ormai avevo capito tutto vedendo come stava. Poi sono arrivati i lunghissimi ricoveri in ospedale, senza poter ricevere visite e a volte senza aver nemmeno la forza di parlare al telefono. Ha sofferto in solitudine per proteggermi: l’ho amato e lo amerò sempre anche per questo».

SILVIA STIBILJ, MOGLIE ALESSANDRO TALOTTI: “LA VITA PER LUI ERA ANDARE OLTRE L’OSTACOLO”

Alessandro Talotti ha quindi affrontato la malattia come ha affrontato la sua vita, da vero atleta quale fosse: «Per lui la vita era fatta di tentativi di andare oltre l’ostacolo: o lo sorpassi o sei fuori. Invidiavo l’enorme lavoro mentale che aveva imparato a fare su se stesso per giocarsi una gara in un attimo, lo stesso che poi ha usato per gestire il dolore con grandissima dignità». A luglio l’arrivo del piccolo Elio, che purtroppo il padre si è potuto godere ben poco: «Alessandro l’ha riempito di coccole fino all’ultimo momento e io ho fatto mille fotografie di loro due assieme. A nostro figlio racconterò chi era suo padre, non come atleta, perché quello potrà leggerlo nei ritagli di giornale o impararlo dai video, ma come promotore instancabile dello sport nelle scuole e tra i ragazzi del Friuli-Venezia Giulia che voleva strappare dai videogiochi e dal divano».

E due settimane fa era giunto anche il matrimonio: «Era dalla fine dei primi cicli di chemio che continuava a chiedermelo ma ogni volta che lui stava un po’ meglio e tornava la speranza di guarire rimandavamo la data, immaginando una cerimonia serena con tanti amici e tanta musica. Abbiamo deciso di sposarci due settimane fa, nell’ultimo momento in cui era possibile farlo con lui cosciente, con rito civile e religioso qui a casa nostra. Alessandro quel giorno era felice come un bambino perché al nostro matrimonio teneva tantissimo. Non credo che possa esistere un’altra persona pura e leale come lui».

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