Sinisa Mihajlovic, chi era e com’è morto/ Leucemia mieloide acuta e trapianto di midollo: 3 anni di cure ma..

- Raffaele Graziano Flore

Siniša Mihajlović, chi era e com'è morto il campione e tecnico serbo? La leucemia mieloide acuta scoperta nel 2019 e che l'ha stroncato a 53 anni, nonostante cure e trapianto di midollo

Sinisa Mihajlovic Il ricordo dei tifosi Bologna per Sinisa Mihajlovic (Twitter, Fc Bologna)

COME’E’ MORTO SINISA MIHAJLOVIC?

Chi era Siniša Mihajlović e cosa sappiamo della leucemia che l’ha stroncato nel dicembre 2022 a soli 53 anni? Questo pomeriggio, nel corso del secondo dei due appuntamenti del weekend con le storie e le interviste a cuore aperto di “Verissimo”, tornerà negli studi del programma in onda su Canale 5 una vecchia conoscenza, ovvero Arianna Rapaccioni, vedova dell’ex calciatore e allenatore. A un anno della scomparsa del marito, l’ex showgirl romana sarà in studio per un toccante e tenero ricordo dell’uomo con cui aveva avuto cinque figli, ovvero Viktorija e Virginia (entrambe già ospiti di “Verissimo” con la madre per parlare proprio della malattia di papà Siniša), oltre a Miroslav, Dušan e Nicholas. E, in attesa di ascoltare cosa racconterà la Rapaccioni nella puntata che ci apprestiamo a vedere, ripercorriamo la carriera e la malattia del campione serbo.

Classe 1969 e originario della cittadina croata di Vukovar, Siniša Mihajlović è stato uno dei calciatori più importanti del calcio serbo (fino al 2003 jugoslavo) oltre che un apprezzato calciatore e poi allenatore in Italia, il Paese diventato con gli anni la sua seconda casa dopo aver militato nelle fila di Roma, Sampdoria, soprattutto la Lazio e infine l’Inter, dove ha chiuso la carriera e iniziato la ‘seconda vita’ di allenatore accanto a uno degli amici di sempre, Roberto Mancini. Proprio in nerazzurro era stato il vice del futuro CT della Nazionale italiana prima di cominciare a camminare da solo e diventando il tecnico di Catania, Fiorentina, nazionale serba e Sampdoria, per poi approdare sulla prestigiosa panchina del Milan. In seguito Mihajlović aveva allenato per due anni il Torino, poi la breve esperienza all’estero allo Sporting Lisbona e poi il Bologna, dove è rimasto tre anni (2019-2022) fino alla morte, ottenendo ottimi risultati e non riuscendo però a portare a termine il progetto che aveva in mente.

MIHAJLOVIC E LA MALATTIA, LA SCOPERTA DELLA LEUCEMIA E TRE ANNI DI LOTTA IN PANCHINA

Come si ricorda, infatti, dopo essere subentrato il gennaio della stagione precedente sulla panchina felsinea, nell’estate 2019 Siniša Mihajlović aveva rivelato in conferenza stampa di essere affetto da una forma acuta di leucemia mieloide, per la quale si era già sottoposto a delle cure presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna tra cui pure un trapianto di midollo osseo eseguito lo stesso anno. Nonostante la malattia, il tecnico serbo aveva continuato ad allenare i rossoblu pur non riuscendo a svolgere a tempo pieno il suo ruolo: merito soprattutto dell’affetto dei tifosi e dell’umanità del ds di allora, Walter Sabatini, che lo aveva confermato nel suo ruolo. Non solo: addirittura ecco due ottimi dodicesimi posti e un tredicesimo al termine della stagione 2021-22, poi l’esonero molto discusso a settembre 2022 a pochi mesi dalla morte per decisione del patron Joey Saputo. Ma in quel momento la salute di Mihajlović era nuovamente peggiorata, dato che pochi mesi prima, a marzo, l’allenatore aveva annunciato la necessità di un nuovo ciclo di cure.

Mihajlović è infine deceduto il 16 dicembre 2022 nella ‘sua’ Roma, presso la clinica Paideia dov’era ricoverato oramai da alcuni giorni a seguito di un nuovo aggravamento delle sue condizioni di salute e dovuto a un’infezione peggiorata dal sistema immunitario compromesso dalla malattia nonché dalle cure a cui si sottoponeva. Com’è noto, quella mieloide acuta (LMA) è una forma di leucemia del sangue molto aggressiva e a carico del midollo osseo che progredisce molto velocemente. Il tecnico l’aveva scoperta durante una partita di padel, avvertendo un forte dolore all’adduttore: da lì gli esami e la drammatica diagnosi, a cui è seguita una coraggiosa lotta di tre anni in cui Siniša ha mostrato di riuscire a convivere con la malattia e di poter restare quasi fino alla fine a fare ciò che amava, ovvero stare in panchina e ai bordi del campo che tanto aveva amato, nonostante le pesanti cure e la battaglia quotidiana con leucemia.





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