SLOW HORSES/ Suspence e comicità in una serie dominata da Gary Oldman

- Antonio Napoli

Il racconto di Slow Horses procede tra suspence, tipica delle trame di spionaggio a sfondo terroristico, e tanta comicità

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Slow Horses, la serie tv prodotta per Apple TV+

Se proviamo a immaginare un mondo opposto a quello patinato e di successo dei grandi agenti segreti conosciuti al cinema (a cominciare ovviamente da James Bond) finiamo dritti nella Slough House, una sede secondaria del M16. È l’ufficio secondario dove trovano riparo gli agenti che hanno fallito le loro missioni, hanno commesso gravi errori o semplicemente non hanno fatto carriera. Lo chiamano “il pantano” perché è praticamente impossibile tornare a compiti operativi ed essere impegnati in future importanti missioni speciali.

Il capo del “pantano” ovviamente incarna perfettamente l’ufficio che dirige. Si chiama Jackson Lamb, nei cui panni troviamo Gary Oldman, il premio Oscar per l’interpretazione di Winston Churchill ne L‘ora più buia. È il protagonista assoluto di Slow Horses, la serie tv statunitense prodotta per Apple TV+ e disponibile dal 29 aprile.

Con l’espressione “slow horses” sono chiamati, in gergo, i cavalli che le scuderie scartano, i ronzini. La stessa sorte che è toccata alla squadra diretta da Lamb. Ultimo arrivato al pantano è l’agente River Cartwrigth, interpretato da giovane attore inglese Jack Lowden (Guerra e Pace, A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia, Dunkirk). Nonostante sia il nipote di un capo storico dei servizi in pensione, Cartwrigth fallisce l’esercitazione principale per colpa di un collega, e viene allontanato dalla sede centrale. Ma non si arrende affatto al suo demansionamento, nonostante i continui incarichi senza senso che gli assegna Lamb per tenerlo lontano dai guai.

Tutto cambia all’improvviso a causa di un’operazione sotto copertura architettata dai servizi segreti di sua maestà che si mette al peggio. Quando il finto sequestro di un giovane mussulmano da parte di un gruppo di sovranisti progettato da Diana Taverner, interpretata da Kristin Scott Thomas (Quattro matrimoni e un funerale, Il paziente inglese, Gosford Park), l’energica comandante dell’M16, viene scoperto dai terroristi, il ragazzo rischia la vita. La squadra di Lamb si trova suo malgrado interamente coinvolta nell’intricata vicenda e – puntata dopo puntata – svelerà le sue qualità. In fin dei conti sono tutti ottimi agenti, a cominciare dal capo, che tiene ben nascosto sotto un pessimo carattere la sua storia di agente di altissimo livello.

La serie è dominata dalla straordinaria interpretazione di Gary Oldman. Da segnalare anche la sigla Strange Game, scritta e interpretata da Mick Jagger, forse l’unico caso in cui una star di quel calibro abbia scritto una sigla per una serie tv. Il racconto di Slow Horses procede tra suspence, tipica delle trame di spionaggio a sfondo terroristico, e tanta comicità, prodotta da situazioni al limite tra il paradosso e l’ironia, dalla banalità di certi stereotipi e dall’umanità di cui sono capaci i protagonisti.

Tratto dal romanzo Un covo di bastardi di Mick Herron, la serie è stata già rinnovata per una seconda stagione.

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