SPILLO/ Il Natale sarà la fregatura di chi bestemmia

- Marco Pozza

Il Natale è la più grande fregatura per chi bestemmia: Gesù gli verrà incontro per farsi dire in faccia quelle cose. E allora chi lo offende sarà sconfitto

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William Congdon, Natività 1965 (Foto d'archivio)

M’incuriosiscono, da sempre, le persone che bestemmiano: la mia terra, a mio discapito, è terra con forte afflato imprecatorio. Soprattutto contro Dio, che pare lo sfogatoio pubblico di qualsiasi cosa appaia poco gradita.

M’incuriosisce, anche, la bestemmia in sé: per il contenuto, per la materia della quale è fatta. Mi attrae – il che non significa affatto che io l’apprezzi o ancor più la giustifichi, figurarsi! – per tre motivi: per la sua codardia, la sua fantasia e la sua (perfetta) inutilità.

Per la codardia: avete mai fatto caso che il bestemmiatore (da trivio) bestemmia sempre Dio e mai Gesù? Non ho mai udito, se ci penso anche per un solo istante, una bestemmia che inizi col nome Gesù: tutta la fauna selvatica è, otto volte su dieci, giustapposta come suffisso del nome “Dio”. Le altre due volte a quello della più umana tra le creature, la Madonna. Di Gesù, invece, nessuna traccia.

È facile bestemmiare Dio, però: è lontano, irraggiungibile, indaffaratissimo. Bestemmiare Dio è somigliare a colui che dice con fierezza: “Io dico sempre le cose in faccia, le cose che penso!”, ma poi lo becchi spesso a parlare male delle persone quando non sono presenti.

Bestemmiare Dio è bestemmia-a-distanza: facile vincere così. È Gesù la vera presenza di Dio, quaggiù: “Diglielo in faccia a Dio, se ne sei capace!”, significherebbe citare Gesù in persona. Nessuno, però, bestemmia Gesù: che qualcuno abbia paura di una reazione improvvisa, in diretta, di una difesa senz’arringa? Quando sento uno che bestemmia Dio, l’immagino codardo: l’odio è la vendetta del codardo umiliato.

Le bestemmie, però, hanno (tanta) fantasia: certe volte, se non fosse che mi beccano sempre impreparato, mi verrebbe da trascriverne qualcuna, tanto è grande l’indice di inventiva (disgraziata) che le inabita. Sono delle vere e proprie trattazioni di teologia negativa: magari quella ortodossa avesse sfumature di così grande (at)trazione come le bestemmie!

Fantasia, però, assai viziatella: se ne può fare un uso smisurato solo perché l’Interessato, ripeto, è a debita distanza e non ha il diritto di replica. Vorrei vedere qualcuno giustapporre al nome Gesù gli stessi animali che abbinano al nome di Dio! Manca il coraggio: al contrario sarebbe impossibile credere che, in tutti questi anni di letteratura triviale su Dio, mai nessuno abbia trovato il coraggio, anche solo per spavalderia, d’attaccare all’identico modo direttamente Gesù Cristo.

Eppoi, in terz’ordine, m’incuriosiscono per la loro inutilità: finora, a me, non è mai capitato di veder bucarsi la ruota di una bici, sentire il ciclista che bestemmia Dio e vedere la ruota ripararsi all’istante. La ruota bucata, anche il rubinetto che perde, la pastasciutta scotta, un sorpasso azzardato, il dito medio alzato, il toro che non monta la vacca. Per dei nonnulla. Apportasse qualche guadagno, mi sarebbe chiaro l’intento: ma siccome, per chi poi sentirà strattonarsi dalla coscienza, toccherà pure scomodarsi per andare a confessarsi, è chiara l’inutilità della bestemmia. Giustificata, magari, dal fatto che la fila alle Poste è lunga e si deve fare tante cose. A tutte quelle, dovrà aggiungersi la confessione anche.
Si bestemmia Dio, insomma. Anche la Madonna, purtroppo. Gesù no, però. Ci vorrebbe un coraggio da leone per bestemmiare Gesù: l’hai di fronte, è un uomo al pari tuo, potrebbe reagire.

Le sue reazioni smodate i Vangeli non le tacciono affatto: usa cordicelle, manda Satana a svernare nei maiali, chiama satanasso Pietro ch’è il suo migliore amico. Bestemmiassimo Gesù, il minimo sindacale d’aspettarci – è elegante come destinatario, ndr – sarebbe di venire smascherati come Pilato Ponzio, l’ignavo: “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?. Un modo leale per dire quello che diciamo noi agli altri: “Prenditela con me, perché te la prendi con mio padre, mia madre?”. Facile offendere chi non c’è: da uomini, invece, è il vis-à-vis. Gesù è il Dio a portata di mano, l’occasione favorevole per dirgli in faccia ciò che gli dici a distanza (di sicurezza).

Per questo il Natale è la più grande fregatura del bestemmiatore: quello che non riesci a dire per orgoglio, paura o viltà, un giorno, il giorno di Natale, ti verrà incontro perché tu gliele dica in faccia quelle cose. Ma non gliele dirai mai, perché ci vorrebbe coraggio a dire quelle cose in faccia a Gesù, in persona. O forse perché, sotto sotto, non le pensi davvero quelle cose lì, di Dio. In ogni caso da apparente figo passi presto in codardo. Un codardo sfigato, oltretutto, perché incapace anche di bestemmiare in maniera corretta. Intellettualmente onesta.

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