SPILLO/ Precari Anpal e navigator, così la realtà smonta le ideologie sul lavoro

- Massimo Ferlini

Per effetto del Decreto dignità, i lavoratori precari di Anpal Servizi, dopo aver formato i navigator, resteranno senza occupazione

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Luigi Di Maio (Lapresse)

Mettere mano con demagogia alle norme che regolano i rapporti di lavoro conduce ad avere dalla realtà delle dure smentite. La campagna finalizzata a restituire dignità al lavoro perché i governi precedenti avrebbero creato precarietà attraverso le riforme dei contratti di lavoro introdotte con il Jobs Act ha portato il nostro attuale ministro del Lavoro a creare situazioni di malessere sociale che con le vecchie normative non si sarebbero neppure potute immaginare. Il caso limite è scoppiato proprio nell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro che dovrebbe garantire a tutti di ottenere percorsi di ricollocazione quando ci si trova in difficoltà occupazionali.

Anpal servizi è stata incaricata di svolgere il concorso per l’assunzione dei famosi 3.000 navigator che dovranno essere assegnati alle diverse regioni e assistere i Centri per l’impiego locali nel trovare le offerte di lavoro da sottoporre ai fruitori del reddito di cittadinanza. Fin da prima di diventare Anpal Servizi Spa, quando ancora la società era Italia Lavoro, agenzia per i servizi al lavoro dipendente dal ministero, nell’ambito delle attività svolte vi era quella di portare innovazione e assistenza ai Cpi delle diverse regioni italiane. Questa attività era finanziata dal ministero e veniva svolta da alcune centinaia di esperti assunti per larga parte con contratti a progetto.

Data la caratteristica di operare, pur se in società in house del ministero, con programmi progettuali che venivano stabiliti anno per anno e con piani di finanziamento per lo più triennali, i lavoratori impegnati nello svolgere i progetti innovativi sul territorio erano sempre stati solo in parte contrattualizzati con contratti a tempo indeterminato, anche perché occorreva la certezza della copertura finanziaria che veniva acquisita volta per volta. Ovviamente però vi era continuità nel rinnovo degli incarichi per mantenere le competenze acquisite nel corso del tempo dai vari collaboratori.

Il cosiddetto Decreto dignità ha però tassativamente bloccato la possibilità di proseguire con la conferma del personale a progetto oltre i due incarichi continuativi. E si arriva così alla situazione kafkiana di questi giorni. Gli esperti di gestione dei servizi dei Cpi organizzeranno il concorso per i futuri navigator. Non potranno partecipare al concorso e comunque sarebbero in fondo alla graduatoria in quanto si premieranno nel punteggio i più giovani. Finito il concorso si occuperanno di organizzare i corsi di formazione intensiva ai navigator prima che questi inizino a collaborare con i territori di assegnazione. Poi qualcuno di loro farà ancora in tempo a svolgere il servizio di accompagnamento dei navigator assegnati alla sua area e passargli così le consegne. E poi saluti a tutti, perché per dare dignità al lavoro questi esperti dei servizi dei Centri per l’impiego saranno lasciati a casa. Potranno così rivolgersi ai navigator che loro stessi hanno contribuito a formare perché li assistano nella ricerca di una nuova occupazione.

La situazione è tragica e lo può diventare ancora di più se il Governo del cambiamento continuerà a gestire questa situazione, e le analoghe, senza voler prendere atto della realtà. Nello specifico ci auguriamo tutti che, numeri permettendo, i lavoratori già esperti del settore vengano coinvolti come riferimento organizzativo nell’organico dei navigator senza passare dal concorso. Ma la lezione dovrebbe essere imparata bene e declinata anche sugli altri casi dove con la demagogia della dignità si sono creati disoccupati e finte partite Iva che mascherano contratti di dipendenza fintamente trasformati in autonomia.

La flessibilità del rapporto di lavoro in alcune professioni è oggi una realtà che viene dai mutamenti organizzativi e tecnologici dei sistemi produttivi sia dell’industria che, soprattutto, nei nuovi servizi. La risposta a queste realtà può essere quella di ingessare i rapporti forzandoli in regole o modelli contrattuali non adatti, oppure accettare le nuove formule contrattuali flessibili, adeguate ai nuovi modelli di organizzazione del lavoro. La sfida è, in questo secondo caso, quella di riuscire a portare anche nei nuovi rapporti di lavoro quelle tutele dei diritti della persona e del lavoro che devono caratterizzare tutti i rapporti di lavoro. Ciò sia in termini di tutela economica che di tutela dei diritti del lavoratore.

Il Decreto dignità ha invece imboccato la via inversa. Credendo all’ideologia laburista per cui il lavoro è unico, e unico è il contratto che lo tutela, ha irrigidito ogni forma di flessibilità creando nuovi disoccupati anche quando ancora richiesti dalle imprese per le competenze acquisite. Nella Pubblica amministrazione, dove si annida la quantità maggiore di contratti a progetto reiterati nel tempo, ha dato vita a una richiesta massiccia di stabilizzazione che annullerà completamente l’effetto di ricambio e ringiovanimento dei quadri della Pa reso possibile dai prepensionamenti.

Quando si vuole imbrigliare la realtà si deve tenere conto che essa è testarda e risponde agli apprendisti stregoni smontando i loro disegni da suonatori di pifferi. Ci vuole oggi sano realismo per curare gli effetti delle demagogie con il ritorno a una flessibilità utile che tuteli i lavori utili che ci sono.

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