SPY BANCHE/ I problemi da non dimenticare nella convergenza con il Fintech

- Mauro Rufini

Recentemente si è tenuto un webinar, su iniziativa della Banca d’Italia, dedicato al tema importante della “Transizione digitale del credito”

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Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia (LaPresse)

Si è tenuto a Milano il webinar “Transizione digitale del credito” promosso da Milano Hub, un nuovo centro di Innovazione attivato da Bankitalia allo scopo di sostenere l’evoluzione digitale del mercato finanziario nazionale e favorire l’attrazione di investimenti e di talenti. Un luogo di dialogo e confronto che si avvale del prestigio e dell’autorevolezza di Bankitalia. Quella transizione digitale che è uno degli obiettivi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha avuto il via libera dal Parlamento per arrivare a Bruxelles, un ampio e ambizioso processo di rinnovamento, indispensabile per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, competitivo, generatore di benessere, dando il via a riforme strutturali. 

La digitalizzazione del settore finanziario è una parte rilevante del più generale processo di transizione digitale della nostra società e dell’economia, che ha avuto un acceleratore “indesiderato” nella pandemia, e sarà ora l’indispensabile leva di crescita per sostenere la ripresa dell’economia così duramente colpita dalla crisi sanitaria. 

Nell’evento di Bankitalia sono state messe in risalto opportunità e rischi, le nuove sfide competitive che l’impatto della digitalizzazione produce sul sistema e il punto di vista degli operatori. Le linee e le riflessioni emerse dal confronto dei relatori confermano quanto abbiamo in parte già descritto. 

Un cambio di passo che – come ha sottolineato nelle conclusioni il Governatore Visco – ha interessato fortemente il settore e l’industria finanziaria, sia nel sistema dei pagamenti che nell’intermediazione creditizia. Nel 2020 tutti gli indicatori dei pagamenti mostrano aumenti più che significativi nell’utilizzo del canale digitale nel nostro Paese, così come “il credito ha costituito un canale rilevante attraverso il quale è stato offerto il sostegno pubblico alle famiglie e alle imprese colpite dalla pandemia. In Italia l’aumento dei prestiti è stato rilevante, pari all’8,3 per cento per il settore privato non finanziario, in una situazione caratterizzata da una ridotta capacità di interazione fisica tra gli operatori. Ciò ha accresciuto gli incentivi delle banche e degli intermediari non bancari a sviluppare i processi di digitalizzazione dell’offerta. Le analisi della Banca d’Italia mostrano che, a parità di condizioni dei debitori, gli operatori che negli anni passati avevano investito di più nella trasformazione digitale nel 2020 hanno aumentato in misura maggiore i finanziamenti alle imprese”.

Un cambiamento che riguarda la strategia delle banche e nuovi prodotti finanziari, il processo creditizio e l’utilizzo di una vasta gamma di fonti informative, di providers e nuove tecnologie, l’interazione con il mercato mediante la partnership con Fintech e provider tecnologici, un diverso dialogo e rapporto con il cliente tramite piattaforme e chatbox cercando di coniugare il tutto con semplicità, trasparenza e velocità.

Banca o Fintech? Prevale uno o l’altro? Tra diversi possibili scenari sembra emergere un modello dove la banca integra Fintech proprie o di terzi mantenendo il proprio accesso privilegiato sul cliente. 

Così le opportunità offerte dalla cooperazione digitale fra banche e Fintech portano le prime ad avere più efficienza e produttività, maggiore efficacia valutativa e decisionale, un ampliamento della gamma di prodotti e servizi offerti. Per le Fintech un ampliamento della base di clienti, l’utilizzo della customer experience bancaria, la specializzazione e un affinamento dei prodotti. Per la clientela opportunità di nuovi prodotti e servizi, riduzione dei costi, inclusione finanziaria. 

Per Visco la transizione digitale è un processo irreversibile: “L’innovazione tecnologica consente di ridurre i costi di ingresso sul mercato in segmenti specifici dell’offerta di credito (dai mutui al factoring, ai prestiti personali) e di sviluppare forme di finanziamento ‘disintermediate’, quali quelle del crowdfunding. L’ingresso di nuovi operatori nel mercato e lo sviluppo di modelli di offerta innovativi stanno spingendo gli intermediari tradizionali a rivedere gli assetti organizzativi, soprattutto con riferimento alla loro presenza fisica e al disegno dei sistemi informativi”.

È difficile prevedere quale sarà l’esito della riorganizzazione dei mercati. Tuttavia “la capacità di innovare rapidamente e di costruire modelli di attività robusti e in grado di essere riprodotti su scala crescente appare un fattore decisivo per sostenere la concorrenza. Attraverso la digitalizzazione del credito è possibile contribuire a una maggiore inclusione finanziaria e alla costruzione di un sistema finanziario più sostenibile. Affinché questi potenziali guadagni si concretizzino è però necessario gestire i rischi che le nuove tecnologie portano con sé”.

“Alla protezione dell’integrità dei dati e dei processi aziendali si affianca la tutela dei consumatori e dei loro dati, nella consapevolezza che il consolidamento della fiducia nell’innovazione è un fattore fondamentale per la stabilità del sistema finanziario […]. Ne consegue una configurazione dei rischi operativi nuova, più articolata e più complessa, che interessa la pianificazione della business continuity, la sicurezza cibernetica, la protezione delle informazioni e la resilienza operativa” (un tema di cui avevamo parlato in un nostro articolo del 1° febbraio 2021).

“L’utilizzo delle nuove tecnologie richiede di rivedere regole e modelli di vigilanza sui rischi.  Per le Autorità di regolamentazione e di vigilanza si tratta di una sfida ineludibile. Chi opera sul mercato vi deve contribuire, cooperando per il successo di una transizione dalla quale tutti possano trarre vantaggio e per costruite un futuro più equo e sostenibile”.

Fin qui Bankitalia. Sta ora al settore, alle aziende di credito, alle aziende Fintech avviare, dar seguito, implementare e completare quanto è già stato fatto su questo fronte e al management delle banche e dei gruppi il compito non solo di pensare al risiko del settore. 

A monte il Pnrr, che fra i temi principali prevede una digitalizzazione diffusa a tutti i livelli, elemento centrale tra le sei missioni previste dal piano con una disponibilità di uso di risorse senza pari con il supporto fondamentale del Rrf (il fondo europeo Recovery e Resilience Facility). 

Ma nel Pnrr, tra le aree di criticità sembra di leggere una limitata attenzione verso il sistema finanziario, in particolare verso le banche commerciali, quelle più in difficoltà in periodo di crisi e difficile equilibrio per molti settori economico-produttivi. Rischi legati al permanere o alla sospensione dei vincoli patrimoniali e di compliance di cui alla CRD V e CRD II (le regole sui requisiti di capitale) e al termine delle moratorie, dei sussidi, delle garanzie pubbliche introdotte nel 2020.

A tutto ciò si aggiunge il tema degli Npl e per qualche banca la sua tenuta complessiva. Non solo nello scenario di un’espansione economica generalizzata non valutabile ancora a breve, bensì al termine della fase di emergenza con la riapertura delle attività nel loro complesso. Manca altresì qualche indicazione precisa sul debito “pandemico” che potrà manifestarsi per le aziende debitrici del sistema bancario, in un contesto futuro dove anche le condizioni finanziarie saranno meno flessibili. 

Occorre ripensare il paradigma all’interno del quale progettare una transizione che è si digitale, ma anche finanziaria e sociale. 

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