SPY FCA/ Il messaggio a Psa nel “rilancio” di Maserati

- Paolo Annoni

Appare strano che prima della fusione con Psa Fca presenti in grande stile il rilancio di Maserati. A meno che non sia una mossa negoziale con i francesi

Mike Manley, Fca
Mike Manley (LaPresse)

Questa settimana sono stati presentati i nuovi modelli di Maserati con una particolare attenzione ai nuovi modelli elettrici. L’Amministratore delegato del gruppo Manley spiegava che Maserati potrebbe essere il gioiello della corona del gruppo Fca-Psa, anche se Maserati “è appena all’inizio di un viaggio molto entusiasmante”. I tentativi di rilanciare il marchio, che sulla carta continua ad avere ottime potenzialità, ormai non si contano; i risultati sono sempre stati sotto alle attese con un numero di modelli venduti esiguo. La sfida ai marchi tedeschi non è mai praticamente iniziata. Infatti, nel 2020 siamo ancora “appena all’inizio del viaggio” che è partito tante volte negli ultimi anni ancora sotto la gestione Marchionne.

Alcuni dei principali organi di informazione finanziaria, per esempio Reuters, a valle della presentazione scrivevano che probabilmente l’ad del nuovo gruppo, Tavares oggi Ceo di Psa, sarà felice di poter sviluppare il marchio Maserati. Se tutto va come deve andare, tra sei mesi Maserati smetterà di essere una “preoccupazione” per Manley e diventerà un obiettivo dell’ad del gruppo francese.

È davvero impossibile non chiedersi come mai Fca ritorni in grande stile sul rilancio di Maserati, soprattutto nella sua versione “elettrica”, a sei mesi da una fusione che sposterà il cuore europeo del gruppo in Francia con i marchi che verranno affidati a un altro Amministratore delegato e a una compagine azionaria comunque molto diversa da quella attuale. Ci si potrebbe aspettare una fase di mantenimento con i nuovi indirizzi strategici, anche una semplice conferma dell’importanza di Maserati, nelle mani di Tavares.

Questa è stata anche la settimana della rinuncia di LVMH, il colosso globale del lusso, all’americana Tiffany nonostante l’accordo di acquisizione fosse stato annunciato da mesi. Normalmente queste marce indietro non si vedono mai e quando si vedono, rarissimamente, si finisce in tribunale. La risposta ovvia è che tra l’annuncio dell’operazione e la marcia indietro c’è stato il Covid con i suoi strascichi economici. Accordi che in altre fasi sarebbero rimasti scolpiti nella pietra oggi vengono stracciati.

Sappiamo che il mercato “specula” da mesi su una modifica delle condizioni dell’accordo firmato tra Fca e Psa, soprattutto sul dividendo. Una fusione dopo il Covid è probabilmente più necessaria di prima e il partner continua a essere giusto per tagliare i costi; le condizioni finanziarie dell’operazione però sono un’altra cosa ed è chiaro a tutti che quelle condizioni sono diventate molto più onerose per Psa, l’acquirente di fatto, di quanto non lo fossero all’inizio dell’anno. Per Fca, invece, il dividendo straordinario sarebbe irrinunciabile.

Una delle ragioni della fusione sarebbe quella di metter a fattor comune gli investimenti soprattutto nei motori elettrici su cui Psa, secondo il mercato, ha investito di più e da più tempo. La presentazione di Maserati, e il focus sull’elettrico, potrebbe inserirsi in uno scenario più ampio in cui i due “partner” sono seduti al tavolo per rivedere le condizioni dell’accordo. In questo scenario la presentazione potrebbe avere, in tutto o in parte, una funzione negoziale: sull’elettrico, eventualmente, potremmo fare da soli e comunque il marchio premium sulla carta l’abbiamo. Presentare piani di rilancio pluriennale a sei mesi da un cambio di ad e di azionisti, infatti, è abbastanza peculiare. A meno che, appunto, lo sfondo non sia solo quello industriale.

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