Stamina, metodo bluff di Davide Vannoni/ In cosa consiste e la storia giudiziaria

- Silvana Palazzo

Stamina, in cosa consiste il metodo bluff di Davide Vannoni e la storia giudiziaria che si è conclusa con lo stop alle terapie senza alcuna consistenza scientifica

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Davide Vannoni, il "metodo Stamina" (LaPresse)

Il metodo Stamina è stato il grande bluff che ha illuso famiglie e malati, oltre a condizionare la politica e a confondere i giudici. È un trattamento a base di staminali che ha fatto infuriare la comunità scientifica. Lo psicologo Davide Vannoni sosteneva di poter curare con le sue infusioni malattie per le quali la scienza non aveva trovato ancora un rimedio. Questo trattamento, di cui non è mai stata provata l’efficacia, alla fine è stato fermato da esperti nominati dal ministero della Salute e dalle inchieste della magistratura. Il metodo Stamina usava cellule staminali mesenchimali: erano prelevate dal midollo dei pazienti, lavorate e poi reinfuse. Per Vannoni poteva essere una terapia per ictus, lesioni spinali, malattie degenerative del sistema nervoso come Sla, sclerosi multipla, Parkinson, ma anche molte malattie rare infantili, come la leucodistrofia metacromatica. Davide Vannoni sperimentò il metodo su se stesso all’estero, poi riuscì a farlo applicare in alcune strutture private italiane e pure in un istituto di bellezza di San Marino.

METODO STAMINA, IN COSA CONSISTE

Per sottoporsi al metodo Stamina bisognava sborsare dai 20mila ai 50mila euro. Ma nel 2009 Davide Vannoni riuscì a portare il protocollo in una struttura pubblica, per la precisione al centro trapianti del Burlo Garofolo di Trieste. Furono poi segnalate delle irregolarità: la Procura di Torino aprì quindi un’inchiesta, ma nel 2011 Vannoni e il pediatra Mario Andolina, con l’aiuto della Regione Lombardia, approdarono agli Spedali Civili di Brescia. Il via libera arrivò senza alcuna ricerca scientifica che dimostrasse effetti benefici per i pazienti. Dopo il primo parziale stop alle infusioni il metodo Stamina finì in televisione. Programmi come Le Iene diedero voce ai malati e alle famiglie che volevano proseguire le cure. Tra gli altri, anche Adriano Celentano si schierò per la libertà di cura. Nel 2013 i genitori di una bambina, assistiti dall’avvocato Giuseppe Conte, ora premier, vinsero un ricorso per poter proseguire le infusioni a Brescia. Il Senato poi approvò un decreto per autorizzare il trattamento su chi lo aveva cominciato e la sperimentazione clinica sotto il controllo del Centro nazionale trapianti, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Aifa, finanziandola con tre milioni di euro.

METODO STAMINA, LA STORIA GIUDIZIARIA

La comunità scientifica si schierò subito contro la decisione del parlamento italiano, così pure la rivista Nature. Poi si scoprì che il metodo Stamina doveva essere brevettato dall’azienda farmaceutica Medestea e commercializzato. Nel settembre 2013 la prima commissione ministeriale bocciò il metodo. Segue un’altra decisione identica dopo il ricorso al Tar. Nel 2014 arrivò quindi il secondo stop definitivo: il metodo non aveva alcuna consistenza scientifica. Il pm torinese Raffaele Guariniello ha indagato a lungo su Davide Vannoni, che venne rinviato a giudizio per associazione a delinquere e truffa con altre 11 persone, tra cui suoi collaboratori e medici dell’ospedale di Brescia. Nel 2015 patteggiò una pena di un anno e 10 mesi, impegnandosi a non proseguire la sua attività anche all’estero. Due anni dopo però venne arrestato perché si scoprì che continuava a praticare il metodo Stamina in altri Paesi, in particolare in Georgia. Poi ottenne gli arresti domiciliari.

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