STORIA/ La libertà della Chiesa ad ogni costo: Pio X, un papa controcorrente

- Silvana Rapposelli

"È in corso la “peregrinatio" del corpo di san Pio X a Treviso e Riese. Una occasione per riscoprire la sua figura di grande riformatore della Chiesa

adolfomullerury piox 1911arte1280 640x300 Adolfo Müller Ury, Papa Pio X (1911, particolare)

Nel 120esimo anniversario dell’elezione a papa di Pio X, nel mese di ottobre è in corso la “Peregrinatio” del suo corpo, cioè il ritorno della salma a Treviso e Riese. Un’occasione per riscoprire questa grande figura ecclesiastica e storica, uno dei più profondi pastori e riformatori della Chiesa cattolica.

Giuseppe Sarto nasce a Riese (ora Riese Pio X, in provincia di Treviso) nel 1835, in una famiglia modesta. Dopo le scuole elementari in paese, prosegue gli studi nel collegio di Castelfranco Veneto, percorrendo ogni giorno a piedi – spesso scalzo perché si toglieva le scarpe per non consumarle – 7 km di strada. Bepi, come familiarmente è chiamato, sta maturando l’idea della vocazione sacerdotale. A 15 anni può entrare nel seminario di Padova grazie ad una borsa di studio. È uno studente esemplare e riesce sempre primo agli esami, accetta senza un lamento la dura disciplina del seminario, è stimato e benvoluto da insegnanti e superiori.

A 23 anni diventa sacerdote, per 9 anni è cappellano a Tombolo, un borgo abitato da contadini che lavorano una terra non di loro proprietà, per lo più analfabeti. Qui si presenta in modo dimesso, per la sua opera in parrocchia non percepisce un compenso regolare, eppure non nega mai un aiuto a nessuno e si priva del suo per soccorrere gli altri.

Successivamente viene nominato parroco a Salzano, a pochi chilometri da Venezia, dove non solo distribuisce ai numerosi poveri cibo e vestiti ma cerca altresì di migliorarne le condizioni di vita. Si impegna affinché sia industrializzata un’attività locale legata al baco da seta, una filanda che darà lavoro a circa 200 ragazze: una bella boccata d’ossigeno per l’economia del luogo.

Nel 1875 è chiamato a Treviso dal vescovo come canonico della cattedrale, cancelliere vescovile e direttore spirituale del seminario. “Piansi amaramente lasciando i miei parrocchiani, i miei scolaretti, i miei poveri e i miei fiori”, scrive ad un amico.

A Treviso Sarto assolve con scrupolo i suoi doveri, si rivela lavoratore indefesso, uomo di governo sicuro e deciso, autoritario, eppure dotato di una consapevolezza reale della propria pochezza. Si definisce “povero diavolo”, si proclama “infimo di tutti”. Rigoroso ed esigente con se stesso, non lo è meno con gli altri.

Nel 1885 è vescovo di Mantova e nel 1893 è nominato patriarca di Venezia. Alla morte di Leone XIII (1903) partecipa al conclave. A chi gli prospetta la possibilità dell’elezione, risponde sicuro: “Non credo che lo Spirito Santo farà questo sbaglio!”. Verrà eletto quattro giorni più tardi.

Da papa mette a frutto tutta l’esperienza pastorale accumulata. Alla capacità di governo e al possesso di una vasta cultura unisce la conoscenza degli uomini e la padronanza dei problemi. Affabile con tutti, sa amare e farsi amare, fa scelte improntate a semplicità e povertà di vita, semplifica gli usi di corte e del cerimoniale, usa l’“io” piuttosto che il solenne “noi”.

Ecco come Benedetto XVI nel corso dell’Udienza generale del 18 agosto 2010 descrive il suo operato. “Il Pontificato di san Pio X ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, rinnovare tutte le cose in Cristo. I suoi interventi infatti coinvolsero i diversi ambiti ecclesiali. Fin dagli inizi si dedicò alla riorganizzazione della Curia romana; poi diede avvio ai lavori per la revisione del Codice di Diritto canonico, promulgato dal suo successore. Promosse poi la revisione degli studi e dell’iter di formazione dei futuri sacerdoti, fondando anche vari seminari regionali, attrezzati con buone biblioteche e professori preparati. Notevole attenzione dedicò alla riforma della Liturgia, in particolare della musica sacra, per condurre i fedeli ad una più profonda vita di preghiera e ad una più piena partecipazione ai sacramenti”.

Tra le decisioni prese da Papa Sarto è da ricordare l’anticipo della prima comunione ai bambini di 7 anni, “quando il fanciullo comincia a ragionare”, mentre allora si usava darla più tardi: lo stesso Bepi l’aveva ricevuta dodicenne. Inoltre, con la raccomandazione a tutti della comunione frequente, se possibile quotidiana, Pio X reagisce all’idea giansenista dell’eucarestia vista quasi come un premio per i “perfetti”, culmine di un cammino di santità perseguito autonomamente.

In un momento storico in cui la società italiana è caratterizzata da forti inquietudini, il Papa consente che i cattolici comincino a partecipare nel 1904 alle elezioni politiche appoggiando i candidati liberali moderati al fine di evitare l’avanzata dei partiti “estremi”, cioè socialisti e radicali. È una implicita deroga al Non expedit, promulgato da Pio IX in seguito alla presa di Roma, e segna una iniziale distensione nei rapporti tra Stato e Chiesa che culminerà nel Patto Gentiloni del 1913.

Nello stesso anno Pio X scioglie l’Opera dei Congressi, viste le gravi divisioni, ormai insanabili, nate al suo interno tra le diverse tendenze dei cattolici ivi impegnati.

Dopo due lunghi pontificati (Pio IX e Leone XIII) su cui aveva molto pesato l’opposizione allo Stato italiano e il rifiuto dei “fatti compiuti”, Papa Sarto non si concentra su questi problemi, né rimpiange il potere temporale. Queste le sue eloquenti parole: ”Se il re mi mandasse a dire di riprendere il possesso di Roma, io gli direi di rimanere pure al suo posto”.

Il pensiero papale circa il rapporto della Chiesa con gli Stati è basato sull’affermazione della libertà di quest’ultima nei confronti di ogni sistema politico, in quanto esistono dei sacri diritti che attengono alla natura stessa della Chiesa e che non possono essere violati. Questa posizione costituisce un’autentica novità ed è stata considerata il fatto veramente rivoluzionario del pontificato di Pio X.

Egli si ispira a questo criterio quando in Francia il governo, proseguendo nella sua politica antireligiosa e massonica, intende porre sotto il controllo statale tutte le realtà cattoliche. Una legge del 1905 istituisce le “associazioni di culto”, laiche, che dovevano gestire gli affari della Chiesa, in primo luogo le proprietà, sotto vigilanza prefettizia. Il Papa rifiuta tale legge e ogni compromesso, a costo di spogliare la chiesa francese dei suoi beni, perché, dice, “è meglio la libertà con la povertà che la ricchezza con la schiavitù”. Subito dopo, approfittando della implicita cessazione dell’exequatur, procede alla consacrazione di 14 vescovi francesi per altrettante sedi vacanti.

Un’ altra occasione che vede papa Sarto difendere l’integrità e la purezza della fede riguarda la questione del modernismo. Di fronte ai tentativi dei modernisti di conciliare la fede cattolica con la cultura moderna, il Papa reagisce con un’aspra condanna, contenuta nell’enciclica Pascendi del 1907 e con provvedimenti disciplinari volti ad arginare la diffusione del fenomeno, ad esempio l’imposizione del giuramento antimodernista a tutti i preti. La reazione di malcontento a tale condanna è vivace e diffusa. D’ora in poi, tra l’altro, l’azione del Papa subisce una svolta ben visibile, derivata dalla consapevolezza che i nemici della Chiesa non sono più solo all’esterno, ma sono entrati all’interno del cattolicesimo stesso. Negli ultimi anni di pontificato, vi è un irrigidimento in difesa dell’ortodossia venato di pessimismo.

Gli ultimi anni di vita di Pio X sono segnati in modo doloroso da due guerre. Nel 1911 dissente deciso dall’idea di alcuni cattolici – anche di parte del clero e della Civiltà Cattolica – di considerare la guerra di Libia come la crociata del secolo XX contro l’infedele. Dirà: “La guerra libica è un affare assolutamente politico, al quale la religione come tale rimane perfettamente estranea”.

Ma soprattutto è lo scoppio della grande guerra, il guerrone – come egli la chiama – a provocare l’angoscia del Pontefice. “L’appello ai cattolici del mondo, lanciato il 2 agosto 1914 per esprimere ‘l’acerbo dolore’ dell’ora presente, era il grido sofferente del padre che vede i figli schierarsi l’uno contro l’altro” nota Benedetto XVI.

“Il Papa non è ascoltato. Offro la mia vita purché si faccia la pace”. Così si esprime Pio X. La prima guerra mondiale era scoppiata il 28 luglio, il 20 agosto 1914 papa Sarto moriva.

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