TAGLIO TASSE/ Irpef e 80 euro, un’altra redistribuzione che non aiuta

- int. Nicola Rossi

Il Governo e la maggioranza sono ancora al lavoro sul taglio delle tasse. In campo diverse proposte, ma non un ridisegno del sistema

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Agenzia delle Entrate - Lapresse

Prosegue il lavoro dei tecnici del Mef per mettere a punto il decreto, annunciato dal ministro Gualtieri, con cui entro fine mese il Governo mira a tagliare il cuneo fiscale (nella seconda parte dell’anno) ampliando la platea e l’importo del bonus 80 euro introdotto da Renzi. Il Movimento 5 Stelle e il Premier Conte vogliono però anche operare una rimodulazione delle aliquote Irpef. «Delle proposte in campo non conosciamo tutti i dettagli, siamo ancora ai “titoli”. Un giudizio compiuto è quindi ancora prematuro, ma la mia sensazione è che faremo quello che abbiamo già fatto parecchie altre volte negli ultimi tempi», è il commento dell’economista Nicola Rossi.

Cosa pensa quindi verrà fatto?

Probabilmente ci sarà un ridisegno delle aliquote Irpef o si arriverà a una riduzione del numero degli scaglioni, finanziando l’operazione facendo un po’ d’ordine nelle spese fiscali. In ogni caso mi sembra che, come in passato, sarà più un’operazione redistributiva che di riforma della struttura della tassazione.

Rispetto alle ipotesi in campo, ritiene sia meglio ridurre le aliquote Irpef o ampliare il bonus da 80 euro?

Ho una preferenza per la prima soluzione, perché è un po’ più “di sistema”, se così si può dire, ma francamente non credo il problema sia quello. Intendo dire che il nostro sistema fiscale nella sua interezza ha bisogno di un ridisegno a più di 50 anni dall’ultima riforma. Se ci si vuole limitare a ridisegnare le aliquote Irpef lo si faccia pure, ma non credo che il problema principale del nostro sistema fiscale stia lì. Francamente ritengo che bisognerebbe guardare anche altrove.

Dove in particolare?

C’è un problema di equità orizzontale, non solo verticale, nel sistema fiscale. C’è poi un problema di finanziamento del welfare. Insomma, ci sono questioni a mio modo di vedere un po’ più importanti. E capisco benissimo che dal punto di vista politico possano essere complicate da affrontare, anche perché richiedono una riflessione attenta e non episodica.

Aver iniziato l’anno parlando di riforma fiscale, poco prima delle regionali, non sa di mossa elettorale?

Guardi, dipende anche dall’orizzonte che il Governo si dà. Se si desse tre anni di tempo per fare una compiuta riforma fiscale saremmo di fronte a un periodo ragionevole. La mia sensazione però, lo ripeto, è che non si cerchi un ridisegno compiuto, ma che si voglia fare quello che si è già fatto altre volte e che non ha nemmeno prodotto particolari risultati: un’operazione redistributiva. Credo che sia nelle corde di questo Governo fare operazioni redistributive, ma non credo che il Paese in questo momento abbia bisogno solo di operazioni di questo tipo.

Si sta parlando molto anche della stretta al regime forfettario per le partite Iva introdotta con la Legge di bilancio. Gli stessi partiti di maggioranza in Parlamento hanno chiesto al riguardo chiarimenti al ministro Gualtieri. Gli autonomi tornano a sentirsi colpiti dal fisco…

Come le dicevo, c’è un problema di equità orizzontale che andrebbe affrontato seriamente e che è stato trattato malamente dal passato Governo con la flat tax per le partite Iva. Quando le cose si fanno male, naturalmente poi la reazione a volte è tale per cui, come in questo caso, si torna in qualche modo indietro creando una situazione di incertezza continua.

Per finanziare la riforma fiscale si guarda soprattutto alla revisione di detrazioni e deduzioni. Non si parla invece più di spending review…

Credo che questo sia un elemento di assoluta stabilità nel panorama italiano, che è piuttosto incerto, ma ha delle caratteristiche per così dire assolutamente standard, fisse. La volontà di non toccare la spesa pubblica è propria di tutte le maggioranze, di tutti i governi, ormai da anni. Certo, ogni settembre c’è una dichiarazione di principio del ministro di turno, ma poi nei fatti non accade nulla. Naturalmente se la spesa pubblica non si può toccare, i margini di manovra della politica economica, nelle condizioni in cui ci troviamo, con il debito pubblico elevato, diventano marginali.

(Lorenzo Torrisi)

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