TENUTE DEL CERRO/ La sostenibilità che crea un vino eccellente (e ottimi conti economici)

- Marco Barbieri

L'azienda di Montepulciano declina l'obiettivo della sostenibilità in diversi modi, ottenendo risultati eccellenti, anche dal punto di vista economico

Antonio Donato1280 640x300.jpeg Antonio Donato, Direttore generale delle Tenute del Cerro

Sostenibile e “punto di riferimento” per il mercato enologico italiano: l’obiettivo di Tenute del Cerro è duplice, ma in qualche modo è una stessa storia. L’azienda di Montepulciano declina l’obiettivo della sostenibilità “ben oltre i confini del biologico – spiega il direttore generale della società (gruppo Unipol), Antonio Donato – non siamo all’inseguimento di una moda, o di un ecologismo di maniera. Per noi sostenibilità vuol dire eccellenza. Siamo un’azienda che parte dalla campagna per raggiungere il consumatore, lungo tutte le filiere della produzione”.

Eccellenza vuol dire qualità assoluta, riconosciuta da anni da tutte le riviste e le manifestazioni enologiche: non solo per i vini rossi, tradizionale vocazione delle terre di Montepulciano; il miglior “Bianco di Toscana 2024” per il prestigioso concorso tedesco Mundus Vini “è il nostro Vermentino Pian di Seta” spiega Donato. Che poi inanella i successi dei grandi rossi: i 94 punti di James Suckling e la medaglia d’oro al Berliner Wine trophy ottenuti dal Brunello 2019 che è da poco sul mercato; il quinto anno consecutivo nel quale l’Antica Chiusina conquista i 5 grappoli di Bibenda. Solo per citarne alcuni.

L’estensione complessiva aziendale è di circa 4.500 ettari di cui 300 ettari sono vitati. La produzione annuale si attesta nel suo complesso su 1,5 milioni di bottiglie (il 55% rivolte all’export, soprattutto Usa, Asia, Russia e Nord Europa), con le denominazioni del Vino Nobile di Montepulciano di Fattoria del Cerro (da anni Tre Bicchieri del Gambero Rosso), Brunello di Montalcino de La Poderina (una produzione di nicchia con 60mila bottiglie all’anno), Chianti Colli Senesi di Fattoria del Cerro e Sagrantino di Montefalco di Còlpetrone. “Quest’ultimo rappresenta una vera chicca, anche se meno nota del Brunello – commenta Donato – puntiamo molto anche sull’Umbria dove siamo presenti con Còlpetrone, la più grande tenuta privata produttrice di Sagrantino, la nostra tenuta è una realtà di oltre 140 ettari, dei quali 63 a vigneto e di questi 35 a Sagrantino. Il Sagrantino è uno dei più grandi vitigni autoctoni italiani che meglio sa trasmettere nel bicchiere il connubio con il territorio in cui cresce; forti di questa consapevolezza abbiamo appena lanciato sul mercato Ò di Còlpetrone, cru di Sagrantino situato nel vigneto esposto a nord est a 350 metri sul livello del mare a Montefalco”.

Per sostenere questo sforzo continuo rivolto all’eccellenza ci vogliono investimenti significativi – e la forza del gruppo Unipol in questo caso è un vantaggio competitivo – nella gestione dei vigneti, con portainnesti specifici, e nella creazione di una nuova cantina, con nuova sala di vinificazione che sarà pronta tra circa un anno.

“Sostenibilità per noi vuol dire anche un investimento nella gestione dell’acqua – aggiunge Donato – siamo l’unica azienda nel Consorzio del Nobile di Montepulciano a poter vantare una struttura di riserva idrica tale da consentirci un’autonomia assoluta di acqua per almeno 25 giorni di siccità assoluta. Recuperare l’acqua piovana è un modo per ridurre l’impatto ambientale, vuol dire non gravare sugli impianti idrici pubblici”. L’allargamento del bacino di raccolta di acque piovane presso la Tenuta di Fattoria del Cerro e nella zona San Giuseppe a Montepulciano assicura una riserva di oltre 100mila metri cubi d’acqua.

Sostenibilità vuol dire anche una relazione di qualità con i dipendenti (certificazione SA 8000), vuol dire non usare diserbanti chimici, utilizzando esclusivamente sostanze organiche di tipo vegetale, vuol dire piantumare i perimetri delle tenute con colture capaci di richiamare gli insetti impollinatori per favorire l’ecosistema di tutta la tenuta.

Sostenibilità poi si traduce anche in un effetto significativo nel conto economico. “L’ebitda dell’azienda è del 16% contro una media dei migliori competitor che si attesta tra il 7 e il 10%” aggiunge Donato.

Un’attenzione speciale per la qualità che diventa esperienza del vino, in tutte le sue manifestazioni: dall’ospitalità nelle tenute, allo “story telling” del vino che ormai può utilizzare tutte le novità tecnologiche a disposizione: “Sulle nostre etichette abbiamo inserito un Qr code, che consente di raccogliere informazioni puntuali sul consumatore, senza alcuna profilatura personale, ovviamente, ma con tutte le opportunità di conoscere dove e quando è stata stappata la bottiglia venduta; d’altro canto il consumatore, con la connessione all’app collegata al Qr code può conoscere molte informazioni utili sul vino che sta bevendo”. Anche questa tecnologia consente di stringere una relazione forte tra il produttore e il consumatore, spesso una premessa per immaginare un viaggio nei luoghi di produzione del vino. E qui diventa utile l’investimento sull’ospitalità. “Non si tratta di puntare sul fronte alberghiero generico, ma di offrire opportunità speciali ai veri winelovers che vogliono aggiungere esperienza all’esperienza: dal bere alla conoscenza diretta dei luoghi e dei processi in cui è nato il vino che stanno degustando”.

(La Fattoria del Cerro a Montepulciano)

A oggi sono due le strutture ricettive a Montepulciano e a Monterufoli. “La domanda dei winelovers è in continua crescita, soprattutto dall’estero. Vogliamo attrezzarci per migliorare l’accoglienza e assicurare le migliori esperienze a questo nuovo turismo enologico, sempre più affermato” spiega Donato. L’obiettivo è di poter offrire un totale di 40-45 camere. La struttura di Montepulciano sarà dotata anche di una Spa all’avanguardia. Un modo per destagionalizzare la meta. Le camere disponibili a Monterufoli, invece, saranno completamente ristrutturate, per aggiungere fascino a quello che già il luogo assicura. “La struttura di Monterufoli sorge dove dal 1600 erano attive le miniere di calcedonio dei Medici – aggiunge Donato – e dove poi sorse la stazione ferroviaria per lo smistamento e il trasporto dei minerali”.

La storia del territorio si unisce alla qualità dei prodotti, assicurando un’offerta sempre più suggestiva a visitatori in cerca di esperienze turistiche di qualità. Più camere, ristorazione più raffinata, sale meeting, wine shop: tutto quello che rende il viaggio degli enoturisti più indimenticabile.

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