TFF 2020/ Un’edizione diversa per un festival unico e al passo coi tempi

- Ugo Baistrocchi

Dal 20 al 28 novembre sarà possibile seguire da tutta Italia l'intero programma (133 film) di un festival secondo solo a Venezia per rilevanza

MickeyOnTheRoad web1280 640x300 Una scena del film Mi Zhou GuangZhou/Mickey on the road

Il TFF-Torino Film festival giunto alla 38^ edizione è il festival cinematografico italiano più importante dopo la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Fin dalla sua nascita il suo scopo è stato la scoperta di nuovi talenti e di opere innovative, originali e sperimentali, in grado di indicare nuove strade e nuovi percorsi nella settima arte.

La 38^ edizione deve affrontare, proprio nell’anno della pandemia, una doppia rivoluzione: una nuova direzione artistica e un’edizione interamente on line. Stefano Francia di Celle sostituisce Emanuela Martini che da 13 anni, benché l’incarico di direttore artistico fosse formalmente affidato a figure di prestigio come Nanni Moretti, Gianni Amelio o Paolo Virzì, era di fatto la coordinatrice e regista del festival. Dopo aver annunciato e illustrato, alla fine di settembre, un’edizione ibrida del TFF, in sala e parzialmente in streaming, la decisione del Governo di chiudere cinema e teatri, ha costretto la nuova direzione a riorganizzare completamente l’edizione 2020 e ad annunciare, in una nuova conferenza stampa, svoltasi l’11 novembre su Zoom, che il festival non sarebbe stato rinviato ma si sarebbe svolto regolarmente e interamente in streaming. Questo vuol dire che dal 20 novembre, da tutta Italia, si potranno vedere tutti i film del TFF nelle sale virtuali predisposte con la collaborazione di Mymovies avvalendosi di diverse formule per l’acquisto dei biglietti : € 3,50 per un singolo spettacolo, € 30 per un carnet di 10 biglietti, € 49 per l’abbonamento a tutti i 133 film in programma. Ogni giorno alle ore 14 verranno pubblicati su MYmovies nuovi titoli che rimarranno disponibili per 48 ore, salvo eccezioni, dalla pubblicazione sulla piattaforma.

Si tratta di una vera rivoluzione, perché il TFF non è un piccolo festival locale, internazionale solo nel nome, o una rassegna annuale di film coreani, giapponesi o indiani, che mette online 30 o 40 titoli, ma fa parte del Gotha dei festival internazionali. In pratica non solo l’élite della cinefilia, militante o meno, che si poteva permettere viaggio e soggiorno a Torino, ma tutti i cinefili e gli amanti del cinema potranno partecipare al TFF. Ancor più rivoluzionario è il fatto che un pubblico di spettatori comuni, che finora poteva limitarsi a leggere recensioni di film che forse non avrebbero mai potuto vedere, perché mai distribuiti in Italia, potranno scoprire direttamente i film proposti da un grande festival e assistere sul canale Youtube del TFF anche a conferenze stampa, presentazioni di film, incontri con autori, masterclass, attività educative e di formazione. Insomma il TFF rischia, perché consente a tutti di scoprire da soli se dietro lo schermo dei comunicati stampa o dei servizi giornalistici di media compiacenti, si nasconde un mago di Oz o una manifestazione culturalmente valida e significativa.

Questa apertura a un pubblico più vasto non dovrebbe essere poi solo una scelta occasionale dovuta alla pandemia. A una precisa domanda in merito da parte di chi scrive, il direttore Stefano Francia di Celle, durante la conferenza stampa dell’11 novembre, ha infatti confermato che l’edizione 2021 del TFF si svolgerà nelle sale, se possibile, ma anche in streaming. Questa edizione potrebbe anche avviare nuove forme di collaborazione tra festival e sale cinematografiche. Nanni Moretti, infatti, ha messo a disposizione la sua sala, il Nuovo Sacher di Roma, per proiettare il meglio del TFF sul grande schermo, non appena i cinema potranno riaprire e sicuramente non sarà il solo a farlo.

In generale il TFF 2020 si è impegnato nel rispettare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare gli obiettivi numero 4 (Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, per tutti), 5 (Raggiungere l’uguaglianza di genere), 10 (Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni forti). Con tali premesse il programma del TFF 38 è il prezioso distillato di 4000 opere visionate, tra corti, medi e lungometraggi. Nel selezionare i film della sezione competitiva del concorso, dedicata ai lungometraggi, l’obiettivo è stato quello individuare le stelle nascenti del cinema di domani, le opere prime e seconde risonanti di passione. Per la prima volta nel concorso si è applicato il principio del 50/50 con riferimento al genere degli autori, per cui il numero di opere di registi uomini e quello di registe donne è lo stesso. In più la giuria del concorso è formata da sole donne.

Cambia poi la forma del festival. Le uniche sezioni rimaste dell’epoca Martini sono il Concorso dei lungometraggi e TFFdoc mentre sezioni speciali e di grande successo e tradizione come Festa mobile, After hours e Onde non ci sono più. Al loro posto una corposa e variegata sezione Fuori concorso di corti, medi e lungometraggi e la nuovissima sezione Le Stanze di Rol di cui parleremo e, infine, una sezione Torino Corti anch’essa con sezione fuori concorso. Non è stranamente prevista nessuna retrospettiva, ma una sezione Back to life, etichetta sotto la quale sono riuniti titoli di film restaurati

La sezione Concorso presenta 10 opere prime e 2 seconde. Sulla carta sono tutte interessanti e promettenti. Colpisce subito il film dell’iraniano Kaveh Mazaheri, Botox, in cui due sorelle mentono sulla scomparsa del fratello, sostenendo che è fuggito in Germania. Dovrebbe essere un film che fonde Tex Avery e Blake Edwards, black comedy e giallo. Il romeno Eugene Jubeleanu racconta in Campo de meci/Poppy Field il conflitto, vissuto all’interno di un ambiente gerarchico e maschilista, di un giovane poliziotto omosessuale che esplode ed entra in crisi durante un intervento contro un gruppo di fanatici nazionalisti e omofobi. Finalmente poi un film di Nollywood, l’industria cinematografica e audiovisiva più prolifica del pianeta, in concorso a un festival internazionale. Si tratta di Eyimofe/This is my desire dei nigeriani Arie & Chuko Esir, storia di un operaio e di una parrucchiera che vorrebbero emigrare all’estero.

È ambientato nel 1992 a Saragozza Las Ninas/Schoolgirls in cui la regista Pilar Palomero rievoca, attraverso la descrizione della crescita di due ragazze adolescenti, la Spagna dell’Expo e delle Olimpiadi del 1992. Anche Regina è un’adolescente di quindici anni che sogna di fare la cantante. Il padre Luigi, in Regina di Alessandro Grande, crede in lei e la sostiene in ogni modo. Dramma di famiglia nel coreano Nam-Maf-Wul Yeo-Rem-Bam/Moving On di Yoon Dan-bi nel quale una famiglia, dopo il dissesto finanziario del padre, si trasferisce nella casa del nonno. I nipoti, superato l’iniziale disagio, entrano in crisi quando il nonno malato sta per essere ricoverato e la sua casa venduta. Un esordio secco, capace di raccontare il dramma condiviso da un intero Paese attraverso una storia privata, quella di Magdalena che cerca il figlio sparito negli Usa e ormai morto, secondo le autorità, è quello della messicana Fernanda Valadez con Sin Senas particulares/Identifying features.

In una piccola città irlandese due sorelle si riuniscono dopo anni di separazione e insieme affrontano i segreti di famiglia e di una comunità ostile. Questo racconta Cathy Brady in Wildfire. Vorrebbe cambiare vita Cole, collaboratore sanitario a domicilio con gli anziani, in The Evening Hour di Braden King, ma è intrappolato in una piccola comunità del West Virginia ormai in declino. Cristovam in Casa de Antiguidades/Memory House del brasiliano João Paulo Miranda Maria, va a lavorare nel sud del Brasile, in una ex colonia austriaca, in un ambiente xenofobo e conservatore, ma ritrova se stesso e rinasce in una casa abbandonata, però piena di ricordi delle sue tradizioni.

Ancora un giovane in crisi e una comunità ostile in Hochwald/Why not You di Evi Romen, film nel quale Mario, tossicodipendente che ama la danza, sopravvissuto a un attacco terroristico, trova comprensione aiuto in Nadim e nei suoi fratelli e si converte all’islamismo, suscitando la rabbia e l’ostilità dei suoi compaesani. La regista taiwanese Lu Mian Mian racconta in una commedia dolce e drammatica, Mi Zhou GuangZhou/Mickey on the road, l’amicizia di due ragazze. Mickey assiste la madre depressa e vuole dedicarsi alle arti marziali, Gin Gin si guadagna da vivere ballando in discoteca. Quando Gin Gin va in Cina per incontrare un ragazzo, Mickey va con lei alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto.

La nuovissima e originale sezione del TFF 2020 è La stanza di Rol, che prende il nome da Gustavo Adolfo Rol, il misterioso sensitivo torinese amico anche di Fellini. Cosa sarà La stanza di Rol? Secondo la presentazione ufficiale del TFF “non è una semplice sezione di cinema di genere: è una zona franca, una superficie off limits dove è vietato l’ingresso esclusivamente agli scettici; è un luogo del mistero e dell’ignoto, dell’inspiegabile e del bizzarro“. E in effetti i titoli previsti sembrano voler mantenere le intenzioni dichiarate. In Fried Barry, un alieno si impadronisce del corpo di un uomo e a Città del Capo vive ogni genere di esperienza senza tener conto dei limiti del corpo umano. Invece nell’americano The Dark and The Wicked due fratelli tornano nella fattoria di famiglia, ma scoprono che la casa è in preda al male. In due episodi della nuova serie di successo spagnola Antidisturbios, presentati in anteprima al TFF, una squadra di poliziotti anti-sommossa è incaricata di uno sgombero ma ci scappa il morto. Un ispettore della commissione interna indaga e scopre che la vicenda ha dei lati oscuri. Nel danese Breeder una donna partecipa a esperimenti per modificare il DNA con conseguenze impreviste. Un vagabondo intrappola per tutta la notte in un loop di racconti il proprietario di un bar che lo accoglie nel suo locale nel canadese The Oak Room.

Una giovane donna musulmana in fuga e un giovane gentile di Coney Island sono i due emarginati protagonisti di Funny Face che uniscono le proprie forze per compiere un’impresa più grande di loro. Una donna aggredita di notte da uno sconosciuto e che deve considerarsi fortunata, secondo la polizia, è la protagonista di Lucky di Natasha Kermani. Mentre nel corto canadese Regret un uomo solo è perseguitato dai suoi demoni. Nel breve film (40’) argentino El elemento enigmatico tre astronauti vagano tra imponenti montagne innevate e lo schermo diventa una tela per il dipinto di un pianeta congelato. The philosophy of horror è un adattamento ungherese dell’omonimo libro del 1990 di Noel Carrot che analizza il genere. In una cittadina siberiana, in quarantena per un virus, le persone si uccidono tra di loro per paura del contagio.

In Mom, I Befriended Ghosts della russa Sasha Voronov, una ragazzina cerca di salvare la madre avventurandosi verso l’ignoto, il mondo esterno divenuto un nemico mortale. Infine il film che a una precisa domanda di chi scrive (quali sono i film del TFF 2020 veramente imperdibili?) il direttore Stefano Francia di Celle ha dichiarato imperdibile, cioè quello che bisogna aver visto se si assiste al TFF 2020: il tailandese Red Aninsri Daeng/Red Aninsti ir Tiptoeing on the still trembling Berlin Wall di Ratchapoom Boonbunchachoke. È la storia si una prostituta trans che si finge eterosessuale per fidanzarsi con uno studente e scoprire dove si rifugia un attivista di Hong Kong. Il/la protagonista, Inizialmente indifferente alla politica, grazie al giovane fidanzato, diventa un’attivista a sua volta.

La sezione Back to life è dedicata soprattutto a film italiani attraverso i quali leggere il presente o a film ingiustamente dimenticati: Avere vent’anni di Ferdinando Di Leo, che nel 1978 suscitò tante polemiche; un classico della commedia, Il federale di Luciano Salce con Ugo Tognazzi; il profetico Il nero di Giovanni Vento del 1967; gli svizzeri La Suisse s’interroge e Lo stagionale, che hanno contribuito a dare risalto a temi e persone che altrimenti non l’avrebbero avuto; il dimenticato Iyulskiy Dozhd/Pioggia di luglio di Marlen Khutsiev del 1967; il corto italo-russo Un brindisi georgiano; e infine un omaggio ad Antonella Rucci con due puntate di Blob.

Il più importante restauro viene però presentato nella sezione Fuori concorso, cioè quello di In the mood for love di Wong Kar-Wai. Oltre a questo, nella sezione Fuori concorso, che comprende numerose sottosezioni (Documentari, Corti, Tracce di teatro, Scuole di cinema, Film commission, Programma educational) segnaliamo a volo d’uccello: le opere prime e seconde Toorbos di Rene Van Rooyen, A Shot Trough the Wall di Aimee Long, Cleaners di Glen Barit; Billie, il documentario su Billie Holiday; Un buco in testa di Antonio Capuano e Calibro 9 di Tony D’Angelo; l’opera ultima di Olymoe de G. Une dernière fois; l’esordio del regista bengalese Rezwan Shahriar Sumit con The Salt in Our Waters, prodotto grazie al Torino Film Lab; il documentario su Franca Valeri di Steve della Casa, Zona Franca; Goffredo Fofi raccontato da Felice Pesoli nel bellissimo Suole di vento – Storie di Goffredo Fofi; un excursus nel mondo del teatro con il film di un grande maestro del cinema francese come Paul Vecchiali, Une soupçon d’amour; Nuovo cinema paralitico di Davide Ferrario; R(e)sisti, il viaggio infernale di Davide Bongiovanni nelle strutture sanitarie della Valle D’Aosta durante il lockdown di primavera; Due scatole dimenticate – Viaggio in Vietnam di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli.

È impossibile elencare tutte le opere della tradizionale sezione TFFdoc e nelle sue numerose sottosezioni (internazionale, italiana, fuori concorso e paesaggio). Segnaliamo soltanto il fuori concorso Gunda del norvegese Victor Kossakovsky. Gunda, attraverso il punto di vista di un maiale o il muggito di una mucca, dimostra come non siamo l’unica specie in grado di provare emozioni, avere coscienza o volontà: l’incontro con una scrofa e i suoi cuccioli, con due mucche ingegnose o ancora con un pollo con una sola zampa, ci ricorda il valore della vita non solo nostra. ma di tutti gli animali che abitano il pianeta.

Completano il programma sia i film che accompagnano le masterclass sul canale Youtube del TFF, le premiazioni e gli eventi speciali ed educativi che possono essere seguiti tramite dirette online sul sito del festival.

L’augurio è che il Torino Film Festival divenga un modello per gli altri e che i festival, oggi veicoli di promozione della cultura cinematografica e di lancio dei film, possano tra breve divenire delle piattaforme autorevoli di diffusione permanente della cultura e di distribuzione anche commerciale del cinema e dell’audiovisivo.





© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultime notizie di Film e Cinema

Ultime notizie