TOSCA, PRIMA DELLA SCALA MILANO 2019/ Una protagonista “vittima e carnefice”

- Rossella Pastore

Tosca è l’opera scelta per la Prima della Scala 2019. Le aspettative del pubblico non sono state disattese: merito degli attori e del direttore Chailly.

Tosca, Prima della Scala
Tosca e Cavaradossi, Prima della Scala 2019

Dopo il successo dell’Attila di Giuseppe Verdi, trasmessa in esclusiva da Rai 1 il 7 dicembre di un anno fa, Riccardo Chailly conquista un nuovo traguardo con la Tosca di Giacomo Puccini. Con lui, tutto lo staff tecnico del Teatro alla Scala di Milano, che inaugura così col botto la stagione operistica 2019/2020. La Prima piace anche al pubblico televisivo: nel 2018, furono ben 2 milioni gli spettatori sintonizzati in diretta con Milly Carlucci e i suoi ospiti. A commentare la rappresentazione, anche un piccolo parterre di esperti e semplici appassionati, che durante la messa in onda si sono alternati sulla poltrona tra i due conduttori. Quest’anno, infatti, la Carlucci è stata affiancata dal giornalista Antonio Di Bella, che con lei ha proposto una mini telecronaca dalla hall e dal retropalco.

Tosca, Prima della Scala Milano 2019: l’analisi

Anche Davide Livermore, regista dell’opera, si è concesso alle telecamere della Rai. Livermore ha anticipato (spoilerato?) al pubblico a casa il finale della Tosca, un’epilogo per certi versi scontato, ma in grado di lasciare a bocca aperta i non conoscitori. Poco prima che il sipario si chiuda, infatti, Mario Cavaradossi muore e con lei l’amata Tosca. La cantante lirica protagonista dell’opera devasta così non solo la sua esistenza, ma la sua essenza; vale a dire la sua eternità. Tutta colpa di una passione disordinata, la gelosia, che rende Tosca una donna cieca, apparentemente sensibilissima, ma che dinanzi alla prospettiva della dannazione appare indolente e quasi rassegnata. Tosca, in realtà, è da compatire, perché da vittima dei suoi sentimenti passa a essere a carnefice di se stessa.

Tosca, Prima della Scala Milano 2019: gli attori e il direttore

Le interpretazioni di Anna Netrebko (Tosca) e Francesco Meli (Mario Cavaradossi) sono state in assoluto le più apprezzate. Entrambi hanno fatto registrare due applausi a scena aperta, il più lungo dei quali dopo l’esibizione del bravo tenore. Ottima l’intensità con cui Meli ha cantato E lucevan le stelle, l’aria più nota della Tosca di Giacomo Puccini. I motivi del successo vanno ricercati anche nel lavoro del “dietro le quinte” di Riccardo Chailly, direttore musicale della Scala di Milano e direttore principale della Filarmonica del Teatro. Inedito il suo modo di approcciarsi all’opera, andando a ricercarne la prima partitura risalente al 1900. Una scelta criticata, sì, ma che nella logica di Chailly ha un senso ben preciso. Non si può comprendere Puccini, dice, se non lo si guarda a trecentosessanta gradi, da tutte le prospettive possibili. Se l’autore ha cambiato qualcosa, lo ha fatto in risposta a delle esigenze di un marketing ante litteram, cosa a cui il Maestro non ha voluto a nessun costo arrendersi. E ha fatto bene, evidentemente.

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