UCCIDE L’AMICA PER 9 MILIONI/ Ma era una truffa virtuale: così il male ci divora

- Mauro Leonardi

Negli Usa Cynthia Hoffman, 19 anni, è stata uccisa dalla “amica” Denali Brehmer e altri due coetanei. L’induzione all’omicidio è stata virtuale

america_incidente_sparatoria_paura_lapresse_2018
LaPresse

Oltre oceano imperversa da qualche giorno, ma da noi la notizia è esplosa solo ieri. Denali, di 18 anni, conosce un uomo in chat e inizia con lui una relazione sessuale virtuale. Costui dice di chiamarsi Tyler è di essere un milionario dell’Indiana negli Stati Uniti. Chiede immagini di sesso. Sempre più forti. Vuole foto porno con una bambina di otto anni. Lei fa tutto quello che chiede perché lui la ama, la sposerà, la farà vivere come una regina. Anzi la farà ricca. Le darà 9 milioni di dollari se violenterà e ucciderà una ragazza facendogli seguire tutto in diretta, minuto per minuto, attraverso Snapchat via smartphone.

E così Denali trova Cynthia, che ha 19 anni e un leggero ritardo mentale che la rende una bambina di 7 e, come succede spesso in questi casi, è affettuosa, gentile e vuole solo avere degli amici. E adesso questa nuova amica, Denali, la invita ad uscire addirittura con altri quattro nuovi amici, il più grande dei quali ha 19 anni ma gli altri sono giovani come lei, tutti minorenni. Vanno a fare una gita nel bosco al nord di Anchorage ma d’un tratto l’amica diventa un orco. Assaltano Cynthia, la legano, le tappano la bocca, le sparano un colpo di pistola alla testa e buttano il corpo nel fiume mentre il miliardario Tyler si gode lo spettacolo dal divano di casa.

Tornano a casa e dicono di aver perso le tracce di Cynthia, si fingono disperati, inscenano una tragedia che però regge poco perché la polizia scava nel telefonino di Denali e trova tutto. Anche Tyler. E scopre che il miliardario non esiste. È un disoccupato dell’Indiana che si chiama Darin ed ha 21 anni.

Questo agghiacciante racconto sembra uscito da una puntata di Black Mirror, la famosissima fiction di Netflix sugli estremi cui può portare la realtà virtuale, ma purtroppo è vera, è reale.

Mentre mi documentavo mi sembrava di rivivere la storia di Giuseppe quando i fratelli decidono di ucciderlo ma poi ci ripensano e lo vendono come schiavo. Vedevo il denaro che uccide il sesso, l’amicizia, l’umanità, ma qui non c’è “solo questo”: c’è qualcosa di nuovo. C’è la realtà “reale” che si trasforma in realtà virtuale. Pare che su siti come YouPorn vadano fortissimo i filmati porno “reali”: quelli cioè non fatti da attori ma da persone vere che filmano davvero le loro “prestazioni” o le cui immagini vengono rubate in spiagge, piscine e così via. Non di rado però accade di trovare qualcuno che si conosca: soprattutto avviene nei siti di scambi perché si mettono in collegamento persone relativamente vicine. E allora, si scatta in piedi, si mettono le mani tra i capelli, e lo schiaffo della realtà ci fa capire che, potenzialmente, siamo un po’ tutti come il finto Tyler. Siamo tutti capaci di tradire l’umano che c’è nell’uomo se immergiamo il reale nella guaina del virtuale.

Che un orrore del genere sia avvenuto in Alaska mi fa venire in mente che il detonatore della bestialità umana in Denali possa essere stato provocato da una fondamentale solitudine: ma è così solo perché associo quelle lande estreme alla solitudine. So bene che siamo tutti un po’ l’Alaska. Anche nelle nostre città siamo immersi nella follia dell’amicizia con lo spessore dei like. Una lebbra che possiamo combattere solo con l’autenticità delle relazioni, con la fatica di parlarsi, di guardarsi negli occhi, magari di non capirsi, e allora di provare a tornare a parlare, a ricominciare. Sempre tenendo fermo il rispetto, la consapevolezza e il desiderio che l’altro esista davvero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA