UCRAINA/ “Zelensky non pensi alla Crimea e accetti la mediazione dell’India”

- int. Giuseppe Morabito

Kiev resiste a Bakhmut: vuole tempo per fortificare altre linee, pensando perfino di attaccare la Crimea. Il Papa indica il premier indiano Modi come mediatore

filippo grandi In Ucraina (LaPresse)

“Non si sono ritirati, sono quasi accerchiati: la situazione è quasi compromessa, non ho idea di come possa essere cambiata sul terreno”. Giuseppe Morabito, generale con al suo attivo diverse missioni all’estero, membro fondatore dell’Igsda e del Collegio dei direttori della Nato Defense College Foundation, fotografa così la situazione di Bakhmut, prossima, a quanto sembra, a essere presa dei russi.

La resistenza ucraina intanto continua, probabilmente perché all’esercito di Kiev serve prendere tempo per prepararsi meglio a resistere da qualche altra parte nel Donetsk. Dove si sposterà il fronte principale dei combattimenti non è ancora chiaro, anche se da parte ucraina si fa circolare l’ipotesi di un’offensiva nei prossimi mesi finalizzata a riprendere la Crimea.

Si muove, anche se con timidi passi, la diplomazia. Papa Francesco ha indicato il premier indiano Modi come possibile mediatore tra le parti, invocando “una riunione mondiale” con tema la pace, mentre è prossima la visita del leader cinese Xi Jinping a Mosca.

Generale, a Bakhmut sembrano prevalere i russi. Gli ucraini cosa faranno, si ritireranno e andranno a difendersi da un’altra parte?

Un portavoce ucraino ha detto che se lasciano Bakhmut, per prima cosa da quell’area si possono colpire con le artiglierie altre città e che la stessa situazione si ripeterà in altri luoghi strategici. Per questo gli ucraini cercano di resistere il più possibile. Voglio trovare una logica militare: gli ucraini intendono prendere tempo per organizzare meglio le difese su un’altra posizione e cercare di consumare “capacità operativa” russa.

Sembra che a Bakhmut la Wagner abbia preso d’assalto le fortificazioni dello stabilimento Azom e che alcuni scontri avvengano addirittura a più di 300 metri sotto terra.

Anche qui gli ucraini resistono per guadagnare tempo e prepararsi a difendersi meglio da un’altra parte. In superficie o sottoterra, l’ordine è tenere le posizioni fino all’ultimo.

Gli ucraini, intanto, parlano addirittura di un’offensiva per liberare la Crimea. Uno scenario credibile?

Le forze ucraine sono tutte impegnate sul fronte e per fare un’offensiva in Crimea bisogna prendere le forze da una linea difensiva e spostare la gravitazione altrove. A me, purtroppo, pare siano tutte voci di propaganda. Tutto si può fare: se sono disponibili le forze e la logistica perché non farlo? Però lasceranno sguarnita qualche altra posizione, dato che le forze disponibili sono o meglio dovrebbero essere tutte impegnate. Tutto è possibile, però è poco realistico.

Il deputato della Rada Zheleznyak sostiene addirittura che l’Ucraina aumenterà le spese militari, anche se il bilancio del Paese è già in rosso e Zelensky ha auspicato che l’Occidente aiuti a coprirlo.

L’Ucraina non può aumentare le spese militari, sono i Paesi che la supportano che possono farlo. Kiev non può fare più di tanto. Sono i Paesi che giustamente sostengono il suo sforzo di rimanere integra e democratica che possono aumentare il supporto. Non è che l’Ucraina dando notizia di un impulso alle spese militari e riuscendo a farlo in proprio con le sue capacità possa cambiare il corso della guerra.

Ci sono delle divergenze tra ucraini e americani su come condurre la guerra?

Ammesso che ci siano, non lo direbbero in pubblico. Ci può anche stare, forse gli americani pensano di andare verso un trattato di pace, una tregua, un cessate il fuoco, ma ammettere divergenze sarebbe un segno di debolezza nei confronti dei russi. Io non lo direi mai. Gli americani sono il principale contributore dell’Ucraina. Se dici che c’è un momento di crisi tra le due parti, ammetti che sei in crisi con il tuo miglior contributore. Un segno di debolezza che, appunto, non darei in questo momento. Bisognerebbe esserne certi. E per esserlo ci vorrebbe una dichiarazione ufficiale che sicuramente non c’è stata.

La prossima settimana Xi Jinping, dopo che la Cina Popolare aveva presentato un piano di pace, andrà a Mosca. Mentre il Papa, esortando alla pace, ha indicato nel premier indiano Modi un possibile mediatore tra Putin e Zelensky. Chi dei due può esercitare meglio questo ruolo?

Spero vivamente che questo ruolo tocchi al premier indiano, perché non mi fido assolutamente della Cina Popolare. Ha già tentato di far mediatore in questi giorni tra Iran e Arabia Saudita senza coinvolgere Washington. Sarebbe un’altra mossa diplomatica per prendere vantaggio e mettere in secondo piano gli Stati Uniti, ma non credo che l’Ucraina accetterà mai un mediatore come la Cina Popolare senza il consenso di Biden. Non glielo permetteranno gli Stati Uniti. La soluzione Modi, invece, la vedo più possibile e auspicabile.

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