UE vs USA/ Forte: la prova che Bruxelles risponde ancora a Francia e Germania

- int. Francesco Forte

Dopo l’accordo Aukus l’Europa ha criticato gli Stati Uniti. Il vero bersaglio di Bruxelles sarebbe per il Regno Unito dopo la Brexit

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Emmanuel Macron in conferenza stampa con Angela Merkel (LaPresse)

Biden, nel suo discorso all’Onu, ha definito l’Ue un partner fondamentale. Parole che sono arrivate dopo l’accordo Aukus che è stato criticato dalle istituzioni di Bruxelles e da tutti i ministri degli Esteri dei Paesi membri che hanno espresso solidarietà alla Francia, la quale si è vista cancellare un’importante commessa di sommergibili destinati all’Australia e sostituiti ora con quelli nucleari di produzione Usa. Resta da capire se le dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca basteranno a scongiurare il rischio di una crisi nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico, visto che Parigi sta premendo perché venga rinviato il primo incontro del Trade and technology council (Ttc) tra Usa e Ue in programma a Pittsburgh a fine mese. Per Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, “siamo di fronte a gretti interessi economici francesi e a un brutto segnale riguardo quella che potrà essere la politica di difesa comune europea di cui sta parlando in queste settimane. Non capisco poi perché si voglia mettere in discussione il negoziato commerciale tra Usa e Australia. Se i sottomarini Usa sono tecnologicamente superiori a quelli francesi e si avverte la minaccia cinese, è chiaro che per difendersi, anche solo in chiave di deterrenza, è meglio avere la dotazione migliore. Non si può quindi biasimare la decisione australiana”.

La Francia non l’ha però presa bene e l’Ue si è schierata con Parigi. Tra l’altro nel mirino non è finita l’Australia, ma gli Stati Uniti.

Il problema francese non doveva diventare un problema europeo. Questa vicenda mostra che non esiste una linea organica comune di difesa nell’Ue, ma che ci sono solo interessi commerciali che risentono non poco della Brexit.

Cosa c’entra questa vicenda con la Brexit?

Non dimentichiamo che l’Australia fa parte del Commonwealth, ha rapporti solidi e storici con Londra e quindi questa vicenda rientra nella vertenza aperta dall’Ue dopo l’uscita dei britannici. Siamo di fronte non a una questione che ha a che fare con i rapporti con la Nato o con l’Onu, di respiro quindi internazionale, ma a una guerra di stampo provinciale tra Bruxelles e il Regno Unito che si è svolta anche sul piano sanitario. Non dimentichiamo quello che è accaduto con il vaccino di AstraZeneca, che ha avuto tra l’altro l’effetto controproducente di instillare una sfiducia in molti cittadini verso i vaccini in generale, anche quelli che si sono voluti favorire con tecnologia mRna di origine tedesca.

Dunque mi sta dicendo che il vero obiettivo della protesta europea non sono gli Stati Uniti ma il Regno Unito?

L’Europa continua a essere condizionata dall’egemonia che Francia e la Germania hanno esercitato per anni. Non è una vertenza europea, ma dell’asse che ha finora guidato l’Ue. Lungi dall’avere una linea comune di difesa e di politica estera, gli altri Paesi europei hanno subito e subiscono le scelte di Parigi e Berlino. Un caso lampante lo si è avuto con l’intervento in Libia che ha danneggiato l’Italia per avvantaggiare la Francia, che oggi ci vorrebbe come proprio vassallo. La vera vertenza è quindi di questi Paesi europei e non contro gli Stati Uniti, ma contro il Regno Unito.

Perché allora non si prende posizione direttamente contro il Regno Unito e si chiamano in causa gli Stati Uniti?

Ovviamente è molto più facile chiamare in causa chi ha preso il posto della Francia nella fornitura di sommergibili, creandole un concreto danno economico. La vicenda della Brexit in ogni caso non può dirsi ancora chiusa, il 1° ottobre scatteranno i controlli doganali sulle merci Ue dirette nel Regno Unito e una “frontiera” importante è quella con la Manica francese, ma c’è anche quella irlandese, che tra l’altro sta determinando problemi non irrilevanti nel raggiungere un accordo di libero scambio tra Uk e Usa, due Paesi che hanno un legame storico. Per l’Europa è poi facile chiamare in causa gli Stati Uniti dopo quanto accaduto in Afghanistan.

Prima ha detto che la risposta europea rappresenta un brutto segnale riguardo a quella che potrà essere la politica di difesa comune europea. Ci può spiegare perché?

La presa di posizione europea risponde solo a interessi economici francesi. Si dimostra quindi che l’Europa rappresenta le istanze di Parigi e Berlino. Questa è tra l’altro una delle ragioni per cui vi sono posizioni anti-europee in partiti che raccolgono non pochi voti in Italia, come Lega e FdI. Siamo quindi di fronte a un brutto segnale riguardo quella che potrà essere la politica di difesa comune, che oggi diventa una necessità visto che gli Stati Uniti si stanno ritirando dal Mediterraneo. Tra l’altro l’Italia ha rapporti, anche nella tecnologia aerospaziale, con gli Stati Uniti che si spera non vengano scalfiti da quanto sta accadendo.

Lei crede che i rapporti tra Usa e Ue siano a rischio?

Sì, non tanto per l’accordo Aukus, ma per quanto successo in Afghanistan. Biden ha agito male. C’è quindi una lacuna bilaterale per via dell’atteggiamento del nuovo Presidente Usa e per il fatto che, a parte un mercato interno, l’Europa non c’è e non c’è mai stata a livello di rapporti internazionali per via dell’egemonia dell’asse franco-tedesco, il cui futuro non è ben chiaro in vista del post-Merkel. L’Europa mi pare nel caos in politica estera, visto che sfida anche Cina e Russia, potenze con cui ha rapporti commerciali non indifferenti. Al momento, essendoci una situazione internazionale in cui gli Usa hanno perso autorevolezza, non vedo da tutto ciò particolari rischi per l’euro.

(Lorenzo Torrisi)

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