VACCINI E DDL ZAN/ Draghi non ha bisogno della “democrazia morale” di Biden e Macron

- int. Antonio Pilati

La variante Delta non riempie più le terapie intensive, eppure si vuol rendere la vaccinazione obbligatoria. Perché? L’Italia è al bivio

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Il parlamento europeo (LaPresse)

Non c’è di mezzo solo la salute. Siamo di fronte all’instaurazione di una “democrazia morale”, dice Antonio Pilati, saggista, ex componente dell’Agcom e dell’Antitrust. Una nuova forma di governo dove il bene e il male morali sono funzionali al mantenimento dell’ordine politico. E dove lo strumento principe è il controllo sociale.

In America la Casa Bianca pensa ad una strategia più aggressiva contro la disinformazione vaccinale. Il Democratic National Commettee chiede di controllare la messaggistica per combattere la “disinformazione” sui vaccini condivisa su sms e social media.

In Francia Macron aggira il problema della libertà individuale aumentando le restrizioni per chi non ha fatto la vaccinazione: in bar e ristoranti si entra solo col green pass. L’Italia se ne accorge e si apre il dibattito. La Stampa: “Green pass nei locali, Italia divisa”. Il QN: “La lezione francese, pass obbligatorio”. 

Infine l’Europa. La Commissione ha fatto pressione sull’europarlamento per approvare una deroga di tre anni al regolamento Ue per la protezione dei dati personali. L’obiettivo dichiarato è il contrasto alla pedofilia. L’intelligenza artificiale dei provider scansionerà le immagini di siti, social, email personali in cerca di contenuti inopportuni. Il 6 luglio il parlamento di Bruxelles ha detto di sì in gran fretta.

Partiamo dagli Usa. Che cosa sta succedendo?

Una premessa. L’attacco alla libertà di espressione non nasce con la pandemia, viene prima. Durante questa emergenza assistiamo a un “perfezionamento” di tendenze già in corso. In secondo luogo, non è un’esclusiva degli Stati Uniti.

Che cosa intende?

La società ha preceduto i governi. È un fenomeno in atto da 3-4 anni e trova origine nel grande sviluppo dei social media. Sono gli anni in cui si consolida la cancel culture, e i giganti dell’high-tech cominciano a gestire in proprio forme di censura che sembrano contraddire la vocazione originaria di internet.

Questo cosa cambia?

È importante, perché se la censura nasce nella società, questo rende più forti i governi nel proporre restrizioni e rende loro più facile farle accettare.

Torniamo alla svolta che ha citato.

A un certo punto si è verificata una torsione nel sistema di valori e la libertà di pensiero, che era al primo posto nelle democrazie occidentali, è passata in secondo piano.

Che cosa l’ha scavalcata?

Il primato di presunti valori morali: non offendere gli svantaggiati, risarcire chi ha subito torti dalla storia, cospargersi il capo di cenere perché i bianchi hanno conquistato il mondo. I social media in parte hanno realizzato questo percorso, in parte gli hanno attribuito connotati nuovi.

Quali?

Con i social media tutti sono diventati una fonte e hanno avuto la possibilità di crearsi un pubblico. Tra le molte conseguenze c’è stata anche la rinascita capillare di un mestiere antico: il custode della moralità pubblica. Consideri che le società occidentali sono in una fase di ripiegamento: non puntano più a conquistare nuovi spazi geopolitici, ma tendono a chiudersi su se se stesse, ambiscono soprattutto, almeno tra le élite, ad avere una buona immagine. C’è in giro molta falsa coscienza.

Cosa c’è al termine di questa parabola che sta descrivendo?

Quello che vediamo oggi. I social media dovevano essere un grande allargamento della libertà di parola, invece hanno ridotto il campo delle cose che si possono dire. Su questo si è innestata la strumentalizzazione politica.

In che modo?

Prima la sinistra, che ha il controllo della maggior parte dei media, ha enfatizzato il tema dell’odio per ricavarne vantaggi politici. Infine è toccato alla furbizia di alcuni governi. In tempi di emergenza sanitaria, hanno pensato di aumentare il proprio potere e agevolare il proprio non facile compito cavalcando la tendenza alla censura.

Come definirebbe questa matrice ideologica?

Una moralizzazione autoritaria, che fa arretrare le libertà.

E dire che siamo partiti proprio dagli Stati Uniti.

Quella di cui stiamo parlando è la cornice storica del fatto richiamato, al quale si potrebbero aggiungere innumerevoli tentativi più o meno riusciti di controllo sociale. Sono fatti molto pericolosi, perché la libertà di espressione è l’architrave della democrazia politica.

Ha detto controllo sociale. Qual è l’obiettivo?

Sulla gestione dell’emergenza c’è stata spesso confusione. Sui vaccini, per esempio, il messaggio non è stato univoco. Si sono fatti trapelare dubbi, incertezze, criticità che hanno disorientato l’opinione publica.

E si è creato il problema della popolazione che diffida dei vaccini e delle narrazioni governative.

Per questo i governi si trovano costretti a operare una stretta. Sia sul piano sanitario, sia su quello dell’informazione. E chi non vuole vaccinarsi viene stigmatizzato come refrattario al bene comune, alla fin fine come pericolo pubblico.

Il vaccino contro questa deriva neoautoritaria qual è?

Difendere la libertà di espressione da ciò che la mette a rischio, in tutte le forme: dal ddl Zan alle commissioni contro l’hating speech. La campagna di informazione sanitaria va impostata su basi diverse dalla caccia a chi ha un’opinione fuori dal coro, che va convinto con un’informazione completa, libera, rispettosa della sfera personale e degli altrui convincimenti. Terrei presente che la ricerca medica ha fatto uno sforzo eccezionale: non è mai successo che che ci fosse una pandemia di dimensioni mondiali e nel giro di un anno venissero creati più vaccini per contrastarla. Con l’Hiv ci sono voluti più di 30 anni per trovare qualcosa di simile a una cura. È un fatto straordinario che va valorizzato anche per rassicurare la popolazione.

Macron userà il green pass per rendere obbligatoria di fatto la vaccinazione. In Italia già si parla di “lezione” francese, mentre Cassese e Flick si sono affrettati a legittimare l’obbligo vaccinale.

Tutto il sistema delle misure prese in emergenza sanitaria è fragile: basta una variante a farlo scricchiolare. Di fronte a questa fragilità si cercano misure risolutive. Il rischio però è sempre l’indebolimento delle libertà democratiche.

Cosa farà Draghi?

Secondo me cercherà di tenere fermo il punto della responsabilità personale. Purché naturalmente la situazione non si aggravi.

C’è un altra stretta: la sorveglianza di massa approvata dal parlamento europeo. Qui la pandemia non c’entra.

Commissione e burocrazia Ue hanno cavalcato la torsione nel sistema di valori che ho descritto, perché sono tra i grandi promotori della moralizzazione delle libertà individuali. È nel Dna dell’Ue, che non ha alcuna forza militare, scarsissimo peso politico ma si definisce una potenza etica.

Il correlato di questo discorso però è una forma ancora più stringente di controllo sociale. Dove ci porta?

A uno scivolamento dai principi tradizionali delle democrazie costituzionali che formano l’Unione Europea verso una nuova forma di democrazia. La chiamerei “democrazia morale”.

(Federico Ferraù) 

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