VARIANTE INGLESE?/ “Le scuole sono luoghi sicuri, è più pericolosa la variante umana”

- int. Alberto Villani

La variante inglese del Covid sembra colpire di più anche i bambini. E’ una minaccia alla riapertura delle scuole in Italia? Risponde Alberto Villani, pediatra e membro del Cts

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Scuola (LaPresse)

La variante inglese del coronavirus spaventa e mette in discussione la riapertura delle scuole: sembra essere più contagiosa anche nei bambini. Ne abbiamo parlato con Alberto Villani, membro del Cts, direttore di Pediatria generale e Malattie infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Pediatria. È normale e naturale che un virus, essendo un organismo vivente, muti, anche se è vero che la variante inglese sembra essere più contagiosa delle altre finora conosciute. Questo non toglie, secondo Villani, che sia una e una soltanto la variabile più pericolosa: quella umana, dei comportamenti sbagliati. Perché, in un mondo ideale, il rispetto totale delle regole garantirebbe al 100% dal rischio d’infezione.

La variante inglese del Covid sembra essere più contagiosa anche per i bambini, questo complica lo scenario del ritorno in classe per il prossimo 7 gennaio?

Abbiamo da poco dato comunicazione dei risultati preliminari di uno studio fatto come Bambino Gesù in due plessi scolastici romani in cui è stato confermato quello che era facilmente prevedibile, e cioè che se si rispettano le regole e se c’è chi le fa rispettare il rischio che la scuola sia un ambiente in cui avviene il contagio è pressoché nullo.

La scuola è un ambiente totalmente sicuro?

Questi dati scientifici ce lo confermano, la scuola è un ambiente sicuro. Indipendentemente dalla contagiosità del virus, se vengono rispettate le regole, ovvero il distanziamento, l’uso delle barriere delle vie aeree (le mascherine), se si evitano gli assembramenti e si osservano l’igiene delle mani e tutte le misure igieniche, il rischio rimane quello che è stato dimostrato in questo studio, cioè zero. Vale per le scuole e vale sempre: il rispetto delle regole garantisce dal rischio di contrarre l’infezione.

C’è chi come il professor Ricciardi ha subito ventilato un passo indietro rispetto al ritorno in classe, cosa ne pensa?

Il professor Ricciardi non ha detto che il rischio è nella scuola, ha detto – giustamente – che se c’è un virus che si diffonde più facilmente e se ci sono tante persone che non rispettano le regole, come sta avvenendo ed è avvenuto in passato, questo costituisce un rischio, e costituisce un rischio anche per la scuola, ma non all’interno della scuola. Molte misure vengono adottate non perché siano l’unica possibilità, ma divengono l’unica possibilità dal momento che, purtroppo, ci sono tante persone che non rispettano le regole. Con un rigoroso rispetto generale avremmo molti meno problemi.

La minaccia della variante inglese può mettere a rischio la fase attuale di contenimento e le strategie di tracciamento?

Le varianti non sono l’esclusiva del coronavirus, tutti i virus evolvono, si modificano, cambiano. L’esempio più clamoroso è quello del virus influenzale, che negli anni ha avuto tanti cambiamenti ed è quello più conosciuto, ma tutti i virus e tutti gli organismi viventi evolvono. Non è sorprendente, non è l’unica variante questa.

Però è più contagiosa.

In questo caso sembrerebbe, per ora, ma non c’è una certezza assoluta, che questo virus abbia una capacità contagiante maggiore e quindi che si diffonda di più. Ma se uno rispetta le regole non cambia nulla. Pensi che c’è un calo incredibile di tutte quelle che sono le infezioni respiratorie quest’anno, l’influenza è molto in ritardo, sicuramente ci saranno dei numeri inferiori se va avanti così. Anche la bronchiolite, il virus respiratorio sinciziale, quest’anno è come se non ci fosse. Voglio dire che le misure non solo ci proteggono dal coronavirus ma anche dalle altre infezioni.

Niente ci protegge come i nostri comportamenti, dunque?

Il principio è sempre lo stesso: se si rispettano le regole che ormai tutti dovrebbero conoscere da mesi, il contagio si riduce grandemente. Ogni volta che si vede qualcuno senza mascherina, un assembramento, qualcuno che ha comportamenti che non corrispondono a quelli opportuni per difendersi dall’infezione, quelle persone, proprio quelle persone stanno diffondendo il virus.

Quanto è vicina una terza ondata?

Tutto dipende, ancora una volta, da come si comportano le persone. C’è una serie di cofattori, la stagionalità ma non solo, però in un mondo teorico come quello della scuola il virus non si diffonde. Un mondo teorico in cui tutti stanno distanti, indossano la mascherina, seguono l’igiene delle mani e degli spazi. In un mondo teorico in cui tutti rispettassero completamente le regole, il rischio sarebbe quasi zero.

È anche vero che il mondo teorico non esiste.

E allora più che di variante inglese parlerei di variante umana, dei comportamenti umani, quella è la variante più pericolosa, non la variante del virus.

L’efficacia dei vaccini non è messa in discussione?

Il vaccino è un importantissimo, forse il più grande e più importante, pezzo del puzzle, ma da solo serve a poco. Come per tutti i vaccini, ci sarà una quota di persone che non risponderà e ci sarà una serie di variabili. Anche col vaccino le regole devono continuamente essere rispettate.

(Emanuela Giacca)



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