VARIANTE SARDA/ “È l’esito di 2 mutazioni diverse e noi siamo di nuovo in ritardo”

- int. Roberto Cauda

Scoperta in Sardegna una nuova variante del coronavirus, frutto di due mutazioni. Colpite 4 persone, di cui una deceduta. Dovremmo fare più sequenziamento

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(LaPresse)

Un virus instancabile, il Covid-19, a giudicare dalla scoperta di continue varianti. L’ultima delle quali è stata identificata in Sardegna, grazie all’esame di alcuni tamponi presso il Laboratorio del Policlinico Universitario Monserrato Duilio Casula di Cagliari. Quattro in tutto le persone che sono risultate colpite da quella che è già stata chiamata variante A.27, una delle quali decedute. “È ancora troppo presto per sapere se questa nuova variante potrà avere una maggior trasmissione e una maggior gravità” ci ha detto in questa intervista il professor Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

“Quello che sappiamo è che si tratta di una combinazione di due mutazioni già note, quella inglese e quella californiana, quindi non dovrebbe presentare particolari problematiche rispetto a quanto già sappiamo. Anche i vaccini oggi in uso mantengono la protezione nei confronti della variante inglese e quindi anche questa variante sarda, che potrebbe scomparire presto, rientra in tale situazione”.

Una nuova variante del Covid-19 scoperta in Sardegna. Il virus continua dunque a subire mutazioni? E cosa significa che ci troviamo davanti a due mutazioni contemporanee?

In realtà questa nuova variante era già stata isolata in Slovenia, Francia, Svizzera e Regno Unito. Queste due mutazioni, come già accade in altre varianti, sono la N501Y che è quella inglese, e la L452R che è californiana. Queste due mutazioni sono state per così dire unite nello stesso ceppo virale. Sono lo stesso virus, ma con due mutazioni diverse.

Conosciamo bene purtroppo la variante inglese, scopriamo dalle sue parole che esiste anche una variante californiana. Che impatto ha quest’ultima?

Quella inglese è così vasta che l’Istituto Superiore di Sanità la colloca come la variante dominante in tutto il mondo, Italia compresa, tanto che su dieci casi di contagio nove sono dovuti all’inglese. La variante californiana non ha al momento una circolazione così significativa rispetto, ad esempio, ad altre così come quella brasiliana o quella sudafricana, che hanno entrambe una circolazione molto bassa. In questo momento sono irrilevanti dal punto di vista epidemiologico.

Ma cosa succede esattamente quando due mutazioni si incrociano? Si crea un mix, nasce un nuovo tipo di virus?

No, non si tratta di un mix. Si tratta scientificamente di regioni altamente conservate o meno conservate, cioè quelle che mutano di più e quelle che mutano di meno. Qui abbiamo due varianti che hanno quel tipo di mutazione, vuol dire che quella regione può mutare. In questo caso il virus ha fatto due mutazioni invece che una, a cui se ne associano probabilmente altre.

Come si scoprono?

Si scoprono se si fa il sequenziamento ed è questo il punto dolente.

Perché?

In Italia purtroppo non si fanno molti sequenziamenti come se ne contano nel Regno Unito. Là questa variante ha cominciato a circolare a settembre e quasi immediatamente è stata isolata. Non è una cosa facile fare i sequenziamenti, ma neanche impossibile. Qualche tempo fa a Napoli è stata trovata la variante nigeriana proprio grazie a questo e siccome tutte le varianti vengono inserite dai ricercatori in un database nato per l’influenza e convertito anche per il Covid, ci sono centinaia di migliaia di sequenze esistenti. In questo modo sappiamo che non tutte le varianti e non tutte le mutazioni hanno lo stesso impatto.

Che impatto possono avere?

Nella stragrande maggioranza dei casi non portano alcun effetto né epidemiologico in termini di maggior o minor trasmissione, né in termine clinico di maggiore o minore gravità. Solo in alcuni casi possono avere un impatto di tipo clinico. Questa mutazione si presume potrebbe avere una maggior trasmissibilità, ma non lo sappiamo ancora. Il vero problema delle varianti è la prevenzione, cioè scoprirle il prima possibile.

Una variante nuova risponde meno ai vaccini?

Gli studi sono univoci nel dire che i vaccini in uso mantengono la protezione nei confronti della variante inglese. È possibile che gli anticorpi neutralizzanti prodotti dopo la malattia o con un vaccino siano in grado di bloccare questa variante sarda. Che possa svilupparsi al momento non è possibile saperlo. È importante il tracciamento, verificando se le persone individuate hanno avuto dei contatti, per creare una sorta di bolla attorno a loro.

(Paolo Vites)

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