Wc troppo rumoroso “viola i diritti umani”/ Cassazione: “Le vittime vanno risarcite”

- Davide Giancristofaro Alberti

Una coppia ha ottenuto un risarcimento di 500 euro per ogni anno di “molestie” subite a causa di un wc troppo rumoroso: ecco la curiosa vicenda

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Un wc (Pixabay)

Un wc troppo rumoroso è finito in tribunale e alla fine i giudici hanno dato ragione alle vittime dello sciacquone chiassoso. Una vicenda decisamente curiosa riportata nei dettagli dall’edizione online del quotidiano IlGiornale, e iniziata nel 2003. Siamo a La Spezia, nota località della Liguria, e quattro fratelli decidono di installare un bagno confinante però con la camera da letto dei vicini. A causa del rumore i due coniugi si rivolgono al tribunale per via del troppo caos degli scarichi, ma il giudice di primo grado respinge la causa.

“Da lì inizia una serie di corsi e ricorsi – scrive Massimiliano Parente, collega del quotidiano meneghino – che si trascinano fino a oggi. Non ho idea di quante carte abbia prodotto questo caso del cesso ma a leggere le cronache penso migliaia”. Fatto sta che dopo corsi e ricorsi, si configura «un notevole superamento della normale tollerabilità ma anche uno spregiudicato uso del bene comune, posto che la cassetta del wc era stata installata nel muro divisorio, avente lo spessore di centrimetri 22 mentre avrebbe potuto trovare collocazione nel loro locale bagno».

WC TROPPO RUMOROSO, COPPIA PORTA IL CASO IN TRIBUNALE E VINCE DOPO 19 ANNI

In seguito i giudici d’Appello appurano che la vita dei coniugi fosse turbata ad ogni orario e che il disturbo derivante dello sciacquone fosse «aggravato dal frequente uso notturno», configurandosi quindi «una lesione al diritto della libera e piena esplicazione delle proprie abitudini della vita quotidiana, diritti costituzionalmente garantiti e tutelati dall’articolo 8 della CEDU, Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Alla fine il caso del wc arriva in Cassazione, con la definitiva condanna dei quattro fratelli a pagare 500 euro per ogni anno di disagio, e a spostare il bagno, così come stabilito dalla Corte di Strasburgo «riconoscendo alle parti assoggettate ad immissioni intollerabili un consistente risarcimento del danno morale». Massimiliano Parente conclude commentando in maniera pungente sulla durata dei processi in Italia: “Vi rendete conto che a livello giudiziario siamo un grande, enorme, gigantesco cesso intasato”.







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