WILL THE CIRCLE BE UNBROKEN/ Quel canto popolare in ricordo dei defunti

- Lorenzo Randazzo

Un canto tradizionale in ricordo dei defunti che molte star del rock hanno fatto loro

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Neil Young e Bob Dylan insieme sul palco
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Will the circle be Unbroken, Bye and Bye, Lord, Bye and Bye. There’s a better home a-waiting in the sky, Lord, in the Sky”. Il cerchio di questa canzone non si è ancora chiuso, sembra che questo brano della tradizione popolare americana, tramandato per un centinaio d’anni, sia tornato d’attualità e abbia acquisito una nuova popolarità nei giorni nostri. Infatti sono state parecchie le occasioni in cui artisti diversi hanno offerto una loro interpretazione di questo brano nei decenni scorsi così come in questi giorni. 

Will the circle be Unbroken è un traditional del primo novecento, riscritto da A.P Carter e reinterpretato negli anni trenta dalla Carter Family.  Rinominato Can the Circle be Unbroken è poi tornato ad essere chiamato con il nome originario diventando un vero classico tra gli artisti country e folk, Johnny Cash su tutti. Non solo, tanti sono gli artisti che hanno inciso una loro interpretazione o che hanno inserito questo pezzo nelle loro set list dal vivo: The Neville Brothers, Mavis Staples, The Nitty Gritty Dirt Band, Pentagle, Leon Russell, The Dubliners, John Lee Hooker, The Avett Brothers e molti altri ancora.  

Conoscono bene questa canzone gli spettatori presenti al Nowlan Park di Kilkenny dello scorso 14 luglio che hanno avuto la fortuna di assistere ad una esecuzione d’eccezione. La conoscono bene tutti i fan di Bob Dylan e di Neil Young del globo che hanno avuto modo di documentarsi a dovere con registrazioni audio e video dell’evento irlandese. 

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Nonostante i due big si siano alternati sul palco dell’Hyde Park, come ormai risaputo l’atteso incontro è avvenuto unicamente a Kilkenny, l’ultima tappa del tour estivo di Bob Dylan. Neil Young a metà del set di Dylan, nel clamore generale, ha fatto visita all’amico sul palco impreziosendo con la sua chitarra e la sua voce l’esecuzione di Will the circle be Unbroken, il solo duetto concesso al pubblico. Perché nell’unico incontro la scelta è ricaduta proprio su questa canzone? Perché non su All Along the Watchtower o Just Like Tom Thumb’s Blues eseguite spesso da Young anche al Madison Square Garden in occasione del trentennale della carriera di Dylan? Perché invece non Old Man che Dylan ha eseguito spesso nel corso del tour del 2002? In realtà, quella sera i due decisero di eseguire il pezzo in ricordo di un amico comune da poco scomparso, il manager di tutta la vita per Neil Young e in una occasione anche di Dylan, Elliot Roberts.

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Negli anni sono state diverse le occasioni in cui hanno condiviso lo stesso palco ma l’unico nesso con questa canzone risale al 1975 in occasione dello Snack Benefit al Kezar Stadium di San Francisco in cui i due hanno eseguito questo brano (oltre a molti pezzi loro). In realtà Dylan ha anche incluso questo pezzo nelle setlist fin dal 1961 e lo ha registrato nelle sue sessioni con The Band. Comunque di pessima qualità lo si può trovare solo in The Bootleg Series Vol. 11: The Basement tapes Complete. Young invece ha eseguito la canzone dal vivo solo alcune volte con l’amico Willie Nelson ma non ha mai fatto parte stabilmente del suo repertorio live. La speranza ovviamente è che questi due giganti possano condividere ancora la loro arte a prescindere dalle esecuzioni scelte. 

 Di recente pubblicazione ritroviamo questa canzone anche in Laid Back Deluxe di Gregg Allman, dove oltre al brano originale pubblicato nel 1973 troviamo il primo missaggio e una interpretazione sofferta e struggente, solo voce e chitarra, che da sola vale il prezzo del doppio album. Completamente diversa la versione di Will the Circle be Unbroken degli Old Crow Medicine Show che conclude il recente Live at the Ryman, una compilation dal vivo che raccoglie diversi brani tra il 2013 e il 2019 delle loro esibizioni nel famoso Auditorium di Nashville dove gli OCMS si sono esibiti una quarantina di volte! Forsennata, scatena, danzante, sono gli unici in grado di trasformare un inno funebre in un clima di festa. 

In questi giorni di ricordo e di commemorazione dei defunti, le parole di questa canzone risultano ancora più vere. Il testo di ispirazione cristiana tocca il tema della morte e del sentimento umano che non vuole accettare che ci sia una fine. Il brano descrive bene la tristezza e la drammaticità di quegli istanti: “Ho visto il carro funebre arrivare, per portare via la mia donna”; il desiderio di tenere la propria cara vicina ancora per un istante: “Impresario, per favore guida lentamente perché il corpo che stai trasportando, non posso proprio sopportare di vederlo andare via”; il dolore del distacco: “Non ho potuto trattenermi dal piangere quando l’hanno posata nella tomba” e il vuoto che lascia: “Ora la mia casa, Signore, sembra così desolata da quando la mia donna è andata via”. E poi il ritornello, tramandato di generazione in generazione, ci consegna un messaggio di speranza per tutti. La morte è dolorosa per chi rimane ma non è la fine di tutto: “Che il Cerchio si chiuda, addio, Signore, addio. C’è una casa migliore che sta aspettando, in cielo, Signore, in cielo”. Un augurio, un desiderio e per molti cristiani una certezza della Casa del Padre, un luogo dove tutti noi un giorno torneremo. 

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