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LETTERA DEL FOGLIO/ Quei finti "laici" che chiedono al Papa di fare politica

VINCENZO TONDI DELLA MURA a proposito della lettera-appello a papa Francesco promossa da Giuliano Ferrara, pubblicata su Il Foglio e sottoscritta da "atei devoti" e cattolici

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"Anch'io voglio bene al papa". E così, d'impatto e quasi per contraccolpo riparatore, il titolo del libro struggente e potente di Don Primo Mazzolari è venuto a colmare il senso di tristezza suscitato dalla "Lettera a Papa Francesco", pubblicata su Il Foglio e sottoscritta da laici e cattolici, fra cui alcune autorevoli personalità del cattolicesimo italiano.

C'è un modo di rivolgersi alle autorità ecclesiastiche e soprattutto al papa, che può costituire motivo di riflessione, comunione e persino di commozione e letizia. Per contro, c'è un modo che per tono o per contenuto è tale da creare scandalo fra i battezzati e sofferenza nella Chiesa, sino a sortire l'effetto contrario a quello perseguito.

Nel primo rientra senz'altro il volumetto citato, scritto nel '42 in occasione dell'anno giubilare di Pio XII e circolato clandestinamente a causa della censura fascista, nonostante l'autorizzazione ecclesiastica (è stato infine riedito nel 2009 da 30 Giorni). Nell'Introduzione don Primo giustificava l'iniziativa, spiegando di voler bene al papa alla propria maniera ("Ma della maniera di voler bene chi ne può far colpa? Si ama col cuore che si ha, se uno ce l'ha"). E così, pensando al papa, chiariva che "Una devozione affettuosa e alla buona, che non canta se non ne ha voglia, e che in luogo dei soliti omaggi gode di dirgli, alla sua maniera, che gli vuol bene come si vuol bene a uno di casa nostra, non gli può dispiacere". Di qui la conclusione intensa e drammatica, che ricorda il modo con cui Peguy immaginava l'ammirazione compiaciuta di Dio verso la libertà virile e appassionata di San Luigi re dei francesi: "Anche il papa ha bisogno di figliuoli che gli vogliano bene alla buona, l'unica maniera per voler bene veramente, che gli obbediscano in piedi e che in piedi gli diano mano a portare la grossa croce che ha sul cuore e sulle spalle".

Nel secondo modo, per contro, rientra la lettera citata. Essa è rivolta a "Padre Francesco", da parte di "laici e cattolici" convinti che "la chiesa cattolica non debba subire il ricatto delle avanguardie fanatizzate del mondo secolare sulla questione dell'infanzia". E così, la denuncia dei rischi in cui incorre la tutela dei valori non negoziabili della vita, dell'infanzia e dell'educazione cristiana, messi a repentaglio da "leggi neogiacobine" e da "pronunciamenti solenni", è posta all'origine della ferma decisione di "reagire"; ciò anche in vista della possibilità di avviare "un dialogo fecondo con il mondo laico non fanatizzato e con le altre religioni". Di qui il pressante appello rivolto al papa: "Chiediamo alla vostra autorità, con umiltà e pieno convincimento di coscienza, di aiutarci a promuovere una controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee".


COMMENTI
19/02/2014 - Lettera (luisella martin)

La lettera potrebbe essere anche bella (io non l'ho letta e non mi interessa farlo), ma coloro che l'hanno sottoscritta hanno semplicemente sbagliato indirizzo. Non avere inviato la lettera al parlamento belga o europeo o ad altre organizzazioni, ma averla indirizzata proprio al Papa, chiarisce il bisogno di scaricare su altro/altri le proprie responsabilità. Responsabilità civili, politiche, morali che abbiamo tutti, credenti e atei, sacerdoti e laici, onesti o pedofili che siamo. Credo che la mancata assunzione di responsabilità personale sia anche la causa della situazione di stallo in cui la politica italiana é caduta. Se in tanti anni, fra prima e seconda Repubblica, non si sono fatte le riforme opportune, é perché tutti noi italiani "si stava bene così!" Perciò a parole sostenevamo questo partito o quello, ma nei fatti sapevamo che l'unico pericolo per noi era "cambiare". Cambiare avrebbe potuto significare dividere il proprio appartamento come si faceva in Russia ed ecco che nacque il pericolo comunista che si affrettò a rassicurare i lavoratori ...

 
19/02/2014 - hanno chiesto al Papa di essere una guida (Claudio Baleani)

L'unico motivo per non firmare è che il Papa è già una guida. Come diceva un operaio di mio padre che mi vedeva in cantiere stanco la mattina: "più pappa, meno pipp..".

 
19/02/2014 - Lucidità (Giovanni Assogna)

Ringrazio l'autore dell'articolo. La lucidità delle sue considerazioni è di aiuto.