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LETTURE/ Si può ancora fare memoria di Dio in un mondo costruito dall'uomo?

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Vincent Van Gogh, Campo di grano con cipressi (1899) (Wikipedia)  Vincent Van Gogh, Campo di grano con cipressi (1899) (Wikipedia)

"Questa tua profonda gioia, questa ardente sazietà, è fatta di cose che non hai calcolato. Ti è data. Chi, chi ringraziare?" (Cesare Pavese).

La metafisica del dono, o della realtà come grazia, è la logica di fondo intorno a cui è costruito il libro di Antonio López, sacerdote della Fraternità dei missionari di san Carlo Borromeo, docente di teologia nel John Paul II Institute for Studies on Marriage and Family di Washington.

Il registro prevalente è con ogni evidenza quello del saggio filosofico, che non può che prendere le mosse dal punto sorgivo di ogni autentica riflessione sulla realtà della vita dell'uomo e sul mistero globale dell'essere che la avvolge da ogni lato. Lo stupore, ci ricorda l'autore nella scia della più classica ragione amante della ricerca del vero, è la fonte delle domande che interpellano il cuore e il pensiero dell'io che guarda al mondo e alle cose carico di tutto l'affetto di cui è capace. Lo scopo ultimo, è di quelli a cui un'intera esistenza merita di essere dedicata: "contribuire al recupero della memoria di Dio nella cultura odierna". "Recupero" non astratto, fuori dal tempo, bensì dentro lo spessore più denso e materiale delle circostanze che ci sono date oggi da vivere.

Il problema che si pone è come tenere vivo il senso acuto del religioso — l'apertura alla tensione che spalanca all'accoglienza della fede — nel contesto di un mondo che sembra progredire secondo dinamiche di natura molto diversa. Un mondo che López cerca di comprendere nel suo insieme riconducendolo alla specificità della sua anima più profonda, identificata nello spirito "tecnologico".

Qui "tecnologia" è usato in senso forte. Non include solo la disponibilità sempre più larga di supporti che potenziano le risorse della forza fisica e allargano il dominio della conoscenza. Indica l'approccio che informa tutta l'esperienza dell'uomo moderno: ne governa lo stile di rapporto con la realtà e si riflette nei termini in cui noi la registriamo nello spazio della coscienza. È "il modo in cui l'essere ci appare", la struttura secondo cui noi lo pensiamo e agiamo all'interno di esso: è la nuova "ontologia" della contemporaneità, scrive l'autore, quella che ci spinge verso la dimensione della totalità manipolabile, di cui ci sentiamo artefici, che presumiamo di poter continuamente cambiare e riplasmare, sottoponendola al nostro uso e consumo, attraverso un processo di elaborazione che si compie nel tempo misurabile, sezionabile e controllabile, della storia. Il pensiero stesso conosce come suo approdo quello di diventare una "forma del fare".

La proposta di lettura di Antonio López, che riprende, in particolare, le fertili suggestioni del filosofo canadese George Grant (il maestro anche di David Schindler e del suo L'ordine dell'amore), insieme a molta della migliore teologia del Novecento, è però lontana dallo scivolare in una apocalittica antimoderna.



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COMMENTI
21/11/2014 - Stupore (luisella martin)

In questo mondo "tecnologico" pregare può significare acquistare un aggeggio che recita il rosario con la voce di Giovanni Paolo II; questo per qualche televisione cattolica che ne ospita la pubblicità. C'è davvero da stupirsi! Senza ironia, invece, lo stupore vero, quello che scruta nel profondo per poter contemplare, io l'ho provato leggendo le parole con cui alla fine dell'articolo si parla della preghiera. - Pregare ... può significare imparare a "lasciar essere", a "possedere e trasformare offrendosi" - Però le belle considerazioni filosofiche citate nell'articolo e la verità bibblica citata nel commento della lettrice, risultano colorate del freddo metallico circuito elettro-cerebrale, mi appaiono appunto un po' tecnologiche. Per fare ancora memoria di Dio basta uscire la sera, in campagna, in una notte serena, e guardare in alto il cielo stellato ed ecco che si torna a stupirsi come bambini: oltre il nostro mondo ci sono tanti mondi nelle mille galassie di un Universo in espansione e ordinato. Grandiosa opera che è certamente, se non l'immagine, uno degli abiti di Dio.

 
20/11/2014 - Il tempio di Dio siamo noi (claudia mazzola)

Del resto Il Signore ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza, quindi perché dubitare di un mondo costruito dall'uomo?