LETTURE/ Cattolici e “disertori”: gli eroi di Riley contro l’eccidio dei messicani

- Gianni Foresti

È in edicola il fumetto "Gli eroi del Messico" (Sergio Bonelli Editore), che ripercorre le imprese di John Riley e del suo Batallion San Patricio. GIANNI FORESTI

Lapide_batallon_san_patricio_messico Lapide in memoria del Battalion San Patricio in Messico (foto da Wikipedia)

Da non perdere il fumetto Gli eroi del Messico della serie Storie (Sergio Bonelli Editore), che ripercorre le imprese di John Riley, irlandese, emigrato in America nel 1842, arruolatosi nell’esercito US Army, ma poi passato con un battaglione intero dalla parte dei messicani nella impari lotta che vide l’esproprio del 50 per cento delle terre a favore dell’America (New Mexico, Texas, California).

Facciamo un excursus storico. L’Irlanda era sotto il dominio inglese, l’economia era contadina, ma le terre erano dei latifondisti inglesi, affittate a prezzi salatissimi ai poveri irlandesi. In più i raccolti venivano esportati completamente. La popolazione viveva di patate, il Paese era trattato come una colonia da sfruttare e la popolazione vessata. Molti cominciarono a emigrare. Nel 1845 un microbo assalì il tubero, infestando e facendo marcire le coltivazioni. Questa situazione si protrasse dal 1845 al 1850, chiamata la “Grande carestia” e anche la “Grande fame”. Morirono un milione e mezzo di persone e altrettante si imbarcarono per l’America, l’Australia, il Canada su delle navi-bare, poiché le persone erano ammalate, debilitate, con scabbia e colera e nel viaggio morirono in 200mila. La Gran Bretagna, di fatto, non fece nulla per aiutare l’Irlanda e quando si mosse con ricoveri, ospizi e mense da campo, dove veniva consegnata una zuppa calda, ormai era troppo tardi, la mortalità era divenuta altissima.

Migliaia di ragazze senza famiglia tra i 15 e i 18 anni vennero trasferite di forza in Australia, dove gli inglesi avevano creato una colonia penale per sfruttare le risorse della grande isola. Avrebbero fatto le schiave, le sguattere e le mogli degli inglesi del luogo. Istruttiva è la lettura di La riva fatale di Robert Hughes, in cui si racconta storicamente la drammatica creazione del nuovo mondo.

John Riley emigrò in America appena prima della Grande carestia. Qui la situazione per gli emigranti non era rosea, la maggior parte si arruolò nell’esercito con la promessa di un pezzo di terra da coltivare al termine della leva. Il governo Usa aveva mire espansionistiche sui territori del Messico e provocò una guerra. Siamo nel 1846 e le truppe americane attaccarono il Messico con il sostegno dei volontari dei ranger del Texas e con marmaglie di carcerati liberati appositamente. Saccheggi, uccisioni di civili e bambini, stupri di donne, villaggi rasi al suolo: questa fu la guerra contro i messicani.

Riley era diventato tenente d’artiglieria e comandava un battaglione formato perlopiù da stranieri, irlandesi in maggioranza, spagnoli, francesi, tedeschi e qualche italiano. Gli irlandesi erano presi di mira dai commilitoni nativi in America, non potevano parlare nel loro dialetto gaelico e venivano puniti per ogni mancanza lieve. Il fatto che fossero cattolici era un aggravante per le gerarchie dell’esercito, che non ammettevano neppure che i soldati frequentassero le funzioni religiose e fraternizzassero con i messicani.

Riley era stimato dalle truppe e dai suoi comandanti, ma dopo l’ennesimo barbaro eccidio contro la popolazione messicana disertò con una parte del suo battaglione, unendosi alle truppe del Messico. Pian piano si unirono anche i soldati stranieri di fede cattolica.

Nacque il Battalion San Patricio, che con la sua artiglieria e la sua organizzazione militare sferrò duri colpi all’esercito americano. Molti altri disertori si unirono al battaglione, che al suo apice ebbe 700 soldati. Riley fu nominato capitano e poi maggiore e la sua fama crebbe in ambedue gli eserciti. Quello messicano, però, era male in arnese, sia sotto l’aspetto delle armi che dell’organizzazione, con generali e comandanti che pensavano più alla loro gloria che al Paese. Aggiungiamo anche il fatto che il generalissimo Santa Ana fece di tutto per perdere le varie battaglie, per essere lui a trattare una resa con il governo americano e restare al comando del governo messicano. Così si decise il destino del Messico.

Il Battalion San Patricio combatté da leoni nelle varie battaglie, respingendo sovente l’US Army. Il 20 agosto 1847 si ritrovarono in duecento a Churubusco, ultimo baluardo difensivo prima di Città del Messico, e lì si dovettero arrendere senza più munizioni. Furono quasi tutti impiccati come disertori, tranne Riley, che fu marchiato a fuoco sulla guancia con la “D” di disertore.

Questa è la vera storia del nostro eroe, e del Battalion San Patricio, considerato un eroe in Messico. Il fumetto Gli eroi del Messico è certamente romanzato, ma non tradisce la verità storica della vicenda. Il disegnatore è un grande maestro del fumetto italiano, Renzo Calegari, noto in campo internazionale e grande disegnatore di Tex Willer e Mister No, nonché precedentemente creatore dei 75 fumetti di Storia del West.





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