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ITALIA BOCCIATA/ Forte: due "buchi" fanno affondare i nostri conti

Pubblicazione:sabato 16 novembre 2013

José Manuel Barroso (Infophoto) José Manuel Barroso (Infophoto)

Un giudizio negativo della Commissione Ue nei confronti della legge di stabilità. Per Bruxelles, la bozza di manovra “evidenzia progressi limitati” sulle raccomandazioni sulle riforme strutturali fatte a maggio, e la conseguenza rischia di essere che l’Italia non sarà in grado di “rispettare le regole sul deficit contenute nel Patto di stabilità”. Il debito troppo elevato del nostro Paese porta inoltre alla bocciatura di una delle richieste su cui il governo Letta contava di più in sede Ue: “L’Italia non ha accesso alla clausola per gli investimenti perché il debito non si è evoluto in modo favorevole”. Palazzo Chigi ha risposto su Twitter, sottolineando: dalla Commissione europea “nessuna bocciatura: sui rischi segnalati già misure per disavanzo e debito”. Mentre per il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, “le misure che la Commissione richiede sul debito sono in fase di definizione e avranno effetto sul corso dell'anno”. Per il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, «l’insieme di ingessature e il sistema lento e macchinoso del nostro Paese contrastano con qualsiasi politica di crescita, nei cui confronti mancano stimoli tramite l’investimento».

 

Quali sono le riforme strutturali cui si riferisce la Commissione Ue e come vanno attuate?

La Commissione Ue e la Bce ci avevano chiesto, già al tempo di Berlusconi, di attuare una serie di riforme, in linea con quanto indicato anche dalla Camera di Commercio Internazionale Italo-Americana. I problemi strutturali italiani sono la riforma del mercato del lavoro, la liberalizzazione dalle eccessive regolamentazioni che ingessano gli investimenti in ogni campo, il sistema giudiziario lungo, macchinoso e incerto, la retroattività fiscale che crea una serie complicata di problemi, l’oscurità del sistema tributario. Sono queste le questioni principali che il governo Letta non sta minimamente affrontando.

 

Ritiene che da parte degli organismi Ue ci sia un certo accanimento nei confronti dell’Italia?

Nell’impostazione della Bce ci possono essere delle vedute unilaterali. Dal punto di vista internazionale a mancare sono soprattutto le privatizzazioni nei confronti degli enti locali e di colossi come le Ferrovie dello Stato, l’Anas, la Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane. Si tratta di realtà che non sono regolate da meccanismi abbastanza trasparenti sul mercato, né sono abbastanza aperti alle regole internazionali. Questo insieme di ingessature e il sistema lento e macchinoso contrastano con qualsiasi politica di crescita, nei cui confronti mancano stimoli tramite l’investimento.

 

Si dovrebbe intervenire in modo più massiccio anche per quanto riguarda il cuneo fiscale?

L’Ue segnala spesso l’elevato costo del lavoro in Italia, che dipende a sua volta dall’utilizzo del sistema del contratto a tempo indeterminato che ha un onere contributivo particolarmente pesante. Molti operatori economici nazionali e internazionali, ma in particolare le piccole imprese, lamentano la presenza di oneri del lavoro diversi dal cuneo fiscale, e che sono rappresentati dalle incombenze che devono gestire i datori di lavoro. Per le grandi imprese possono anche essere superate con una certa facilità, per le piccole diventano un costo aggiuntivo molto pesante.

 

Come ritiene che andrebbe modificata la manovra?



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