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Economia e Finanza

FINANZA/ I "dogmi" della finanza che aiutano la crisi

GIOVANNI PASSALI spiega perché puntare sui tassi di interesse e sulla quantità di moneta per uscire dalla crisi è una strada sbagliata, anche se percorsa dalla banche centrali

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Non c’è niente da fare. Ancora siamo anni luce lontani da quella mentalità che servirebbe per affrontare adeguatamente i problemi di oggi, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Per esempio: “I banchieri centrali […] dovranno prendere in considerazione cambiamenti nell’economia e nella società che sfidano il quadro concettuale a cui tutti ci affidiamo da decenni”, si legge in un articolo de Il Sole 24 Ore. E poi, [i banchieri] “si trovano oggi all’intersezione di interrogativi politici di dimensione paragonabile a quelli dell’Ottocento, quando i temi della giustizia sociale, della democrazia e del benessere generalizzato divennero cruciali”.

Condivido in pieno questo tipo di impostazione: aggiungo anzi che la lettera Enciclica “Rerum Novarum” del 1891 fu il primo imponente tentativo della Chiesa di dare il suo contributo alle complesse questioni politiche e sociali di quei tempi. Un contributo poi approfondito in ambito cristiano; un contributo che il mondo politico e culturale di quel tempo (e dei tempi successivi) non raccolse. Invece niente, l’ideologia liberista moderna non vede altro che il tasso di interesse: lo schema interpretativo dominante torna a soggiogare il pensiero con due dogmi impliciti.

Primo, il dogma che le scelte dei banchieri siano per definizione politicamente neutrali, come se la politica e le sue scelte fosse il peccato e i signori della moneta siano immuni dogmaticamente dal peccato. Secondo, che il benessere dell’umanità dipenda unicamente dal livello dei tassi di interesse. In questa contorta ideologia, infatti, con i tassi di interessi si decide la quantità di credito e con il credito si fornisce moneta; infine, con la moneta si favorisce il commercio e la crescita.

Tutto corretto, se non fosse per il fatto che il credito è una medaglia a due facce e l’altra faccia del credito si chiama debito: quello che è credito per chi lo concede, è debito per chi lo riceve. Da questo nasce la moneta debito, cioè tutta la moderna moneta, che non può far altro che crescere (come debito) insieme all’economia. E se si tenta di rallentare la crescita del debito, allora crollerà la presenza di moneta nell’economia reale e crollerà pure l’economia. Questo è un semplice ragionamento, storicamente fino a oggi confermato da fatti e dati. Un sistema, quello della moneta debito, che pretende di far tornare una maggiore quantità di moneta a chi la concede a credito (aggiunta cioè degli interessi). Un sistema quindi che costantemente impoverisce chi non ha e arricchisce chi già ha.