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EGITTO/ Eid: per la prima volta la Chiesa gioca un ruolo da protagonista

Pubblicazione:sabato 6 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 8 luglio 2013, 12.38

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Gli avvenimenti si succedono velocissimi nell'Egitto del post Morsi, anche se l'incertezza sul futuro è grande. Si riuscirà a mantenere un livello di pacificazione in questo momento di transizione che dovrebbe portare verso nuove elezioni? I militari proprio ieri hanno sciolto il Parlamento, mentre i sostenitori di Morsi scendevano in piazza e purtroppo si verificavano incidenti e morti. Ci sono però fatti del tutto nuovi e significativi che fanno capolino in questa seconda rivoluzione egiziana nel giro di meno di tre anni, come ci spiega il professor Camille Eid: "Per la prima volta in Egitto il capo della chiesa copta è stato invitato a prendere parte alle riunioni che hanno portato alla destituzione di Morsi, riunioni con tutti i rappresentanti delle opposizioni per immaginare il futuro del paese. E per la prima volta lo si è visto presente anche in televisione mentre il responsabile dell'esercito dava l'annuncio della destituzione di Morsi. E' il segno che per la prima volta in Egitto la Chiesa è uno dei soggetti nazionali e non più espressione di una minoranza lasciata nell'angolo".

Sappiamo che i cristiani egiziani, sia copti che cattolici, hanno preso parte alle manifestazioni contro Morsi. Sappiamo anche che la chiesa in Egitto è stata spesso vittima di violenze, anche in queste ultime ore si registrano episodi del genere a Luxor. Cristiani protagonisti dunque: quali rischi corrono e cosa significa un cristianesimo impegnato in prima linea.
Anche durante la prima rivoluzione, quella contro Mubarak del 25 gennaio di due anni fa, i cristiani contrariamente alle indicazioni date dalla Chiesa copta erano scesi in strada per prendere parte a quella rivoluzione. In seguito agli eventi la gerarchia ha poi appoggiato questa partecipazione.

Questa volta invece?
Anche questa volta la gerarchia della Chiesa copta non ha dato indicazioni precise, ma abbiamo notato una cosa molto significativa. Quale? La presenza di papa Tawaros II agli incontri con i generali e le altre personalità durante le riunioni preparative alla destituzione di Morsi e la sua presenza anche durante la lettura televisiva del comunicato che annunciava la fine della presidenza Morsi. Con questa sua presenza egli dava direttamente una approvazione del provvedimento dell'esercito, provvedimento che assecondava la richiesta di una buona parte della popolazione. Ma non solo.

Che cosa altro?
Che la Chiesa era dunque presente in questo grande cambiamento e che i responsabili dell'esercito nell'indicare le presenze ufficiali che hanno rappresentato la vittoria dell'opposizione, hanno tenuto conto della componente cristiana.

E' un auspicio dunque per la nascita di una grande coalizione che metta insieme per la prima volta cristiani e islamici per la rinascita dell'Egitto?
Assolutamente, ce lo auguriamo perché nel già nel governo di transizione ci dovranno essere dei cristiani. Già durante il regime di Mubarak un paio di cristiani seppur non con dicasteri importanti, erano nel governo, e lo stesso si è verificato con Morsi che durante la sua presidenza ha cercato di nominare dei consiglieri cristiani. Ma questa volta sarà di più perché il contributo dei cristiani venga finalmente riconosciuto con una percentuale corrispondente al loro peso demografico e non come è stato finora.


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