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Esteri

ISIS/ Jean: lo Stato islamico è colpa di Obama e del "suicidio" sull'Iraq

CARLO JEAN commenta gli ultimi avvenimenti in Siria, dove le truppe dei guerriglieri dell'Isis hanno attaccato un giacimento di gas a Homs e continuano l'assedio a Kobane

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Continua l’attacco dei tagliagole dell’Isis ai giacimenti petroliferi e di gas in Siria – l’ultimo a Homs: nella guerriglia sono morti circa 30 soldati fedeli al regime di Bashar Al Assad – e prosegue l’assedio a Kobane, nel Kurdistan siriano, a un passo dalla Turchia. La città è teatro di una scontro che si trascina ormai da oltre un mese. Nelle ultime ore sono arrivati rinforzi dell’esercito libero siriano e si aspettano ulteriori peshmerga per respingere gli jihadisti. Intanto gli Usa lanciano l’allarme, dicendo che il Califfato ha incaricato lupi solitari di attaccare le scuole occidentali in Egitto, Arabia Saudita e Libano. Qual è la situazione attuale, oltre che la linea statunitense e turca? Abbiamo fatto il punto con il generale Carlo Jean.

L’Isis attacca un giacimento di gas a Homs scontrandosi con l’esercito filogovernativo.

La situazione è bloccata e lo stallo c’è da parecchio tempo, anche perché l’esercito siriano governativo mantiene la sua coesione ed efficacia combattiva. La rivolta non è nelle condizioni di sconfiggerlo, vista anche la sua divisione in più rivoli; d’altra parte, però, l’esercito non può controllare il territorio.

Nel mentre a Kobane, stretta d’assedio da oltre un mese dai tagliagole del Califfato, arrivano i rinforzi dell’esercito libero siriano dei peshmerga.

In un modo o nell’altro ritengo che ci sia un accordo perlomeno temporaneo, non certo completo, che comporterebbe il fatto che gli Stati Uniti facciano, per vie dirette e traverse, ad Assad lo stesso scherzo fatto ad al-Maliki, ovvero convincerlo ad abbandonare il potere. Ma questo susciterebbe notevoli resistenze da parte dei sunniti che rappresentano l’85 per cento della popolazione islamica del mondo.

Qual è lo stato dell’avanzata delle truppe jihadiste dell’Isis?

La guerra ha i suoi momenti di discontinuità. Quello che è certo è che l’Isis ha dei combattenti molto validi e dei comandanti a livello tattico estremamente bravi, come il ceceno che comanda la falange nella zona di Falluja, Ramadi e a sud di Baghdad.

Gli Usa hanno lanciato l’allarme: lupi solitari arruolati dal Califfato anche con l’obiettivo di colpire scuole occidentali in Egitto, Arabia Saudita e Libano.

L’Isis, a differenza di al-Qaeda, ha una proiezione più interna che internazionale: combatte il nemico interno (gli sciiti e i sunniti che non vi aderiscono), per questo non risulta che vi sia un pericolo immanente di attacco all’Occidente.

E della linea degli States cosa pensa?

È dovuta a un presidente molto indeciso, più un filosofo che un comandante. Obama ha fatto già abbastanza disastri: lo Stato islamico è sostanzialmente una sua creazione, quando ha deciso di abbandonare l’Iraq a se stesso, consentendo ad al-Maliki di marginalizzare i sunniti che con le loro milizie e forze sono state all’origine dei successi dell’Isis.

E la posizione, tra ambiguità e collaborazione alla coalizione, della Turchia?