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SOS MIGRANTI/ Immigrazione, sicurezza e terrorismo, così la Germania si divide

In Germania il recente attentato di Berlino ha suscitato un acceso confronto sul fenomeno migratorio. Il ministro degli Interni de Maizière ha tracciato delle direttive. ROBERTO GRAZIOTTO

Thomas de Maizière (LaPresse) Thomas de Maizière (LaPresse)

LIPSIA — Alcune testate importanti in Germania parlano apertamente del problema che il giornalista Jasper von Altenbockum (Faz) riassume così: non si può negare che vi sia un "legame tra immigrazione, criminalità e terrore che intacca l'autorità dello stato". Ovviamente vi sono anche alcuni buoni argomenti per tenere distinti i due fattori, terrore e immigrazione. "Il calcolo dei terroristi è proprio quello di incorporare tutto con tutto. Oltre a ciò non vi è un legame casuale: non vi è il terrore perché c'è l'immigrazione, e tuttavia c'è un legame. I punti deboli del diritto di asilo e di soggiorno sono diventati i punti deboli della sicurezza e diventano, riguardando vite umane, punti deboli di uno stato" (Jasper von Altenbockum).

A quali fatti si riferiscono queste riflessioni? All'attacco terroristico al mercatino di Natale a Berlino, che è costato la vita, come è noto, anche ad una giovane ragazza italiana, Fabrizia Di Lorenzo. Si riferiscono però anche alla notte di san Silvestro a Colonia, non a quella del 2015, che aveva fatto notizia in tutta la stampa europea, ma a quella dell'anno appena passato.

"La notte di san Silvestro del 2016 è stata peggio di quanto si possa pensare. Quest'affermazione non riguarda le centinaia di vittime degli eccessi di violenza davanti al duomo di Colonia dell'ultimo giorno dell'anno del 2015, perché un tale delitto è stato quest'anno ampiamente evitato dalla polizia. Vi è qualcosa però che è anche peggio: un lungo tormentato anno, a partire dalla rimozione iniziale, seguito dai dibattiti e dai reciproci rimproveri, non ha avuto alcun influsso su coloro che si danno appuntamento a san Silvestro per compiere atti di violenza" (Dirk Schümer, Die Welt). Di fatto anche quest'anno sono arrivate una migliaio di persone, migranti dal Nord Africa a Colonia e non per festeggiare pacificamente, ma per compiere atti di violenza.

In una mia recente lettera mi sono occupato del problema complesso delle cause della migrazioni dall'Africa, ora vorrei concentrarmi su questo stesso problema visto però dall'Europa e in modo particolare visto dalla Germania.

Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, ha tracciato delle direttive per tentare di risolvere il problema. Le trattative per se stesse sono una confessione di perdita di controllo da parte dello stato. Esse rappresentano un punto debole nella mancanza di controllo efficace da parte dello Stato delle persone che entrano al suo interno: come espellere chi rappresenta un pericolo per lo Stato medesimo e ancora più per le persone che vivono in esso? Nel caso del presunto terrorista di Berlino era chiaro a tutti che egli fosse pericoloso. Non è stato espulso perché lo Stato di provenienza non lo voleva, perché lo riteneva a sua volta pericoloso. 


COMMENTI
15/01/2017 - Ha ragione, professore (Giuseppe Crippa)

Il professor Graziotto mi onora di una risposta facendomi notare di non aver compreso il contesto spirituale in cui calare la parabola che ho citato. Ha certamente ragione: non mi intendo di contesti e mi limito al significato letterale delle frasi… Al più arrivo a tradurre qualcosa dal latino: per esempio il versetto di Matteo che mi suggerisce di leggere (Mt 25, 35): «hospes eram, et collegistis me» che tradurrei «ero forestiero e mi avete ospitato» dove «forestiero» non significa necessariamente «straniero» e men che meno «migrante» e «ospitare» non significa affatto «accogliere in casa propria per sempre».

 
13/01/2017 - Esami e interrogazioni (Giuseppe Crippa)

Vorrei innanzi tutto ringraziare il prof. Graziotto per i suoi auguri che ho visto solo ora a margine di un altro suo articolo, poi mi permetto di aggiungere che oltre al severo esame delle responsabilità europee verso l’Africa che presto o tardi sarà necessario, occorrerà interrogarsi sulla possibilità o meno di accogliere tutti. Per prepararsi bene all'interrogazione gli consiglierei di rileggere Mt 25, 1-13 (in particolare il versetto 9).

RISPOSTA:

Interpretare Mt 25,9 nel senso del signor Crippa significa non aver compreso il contesto spirituale inteso da questo passaggio. Si tratta di una parabola che ci spinge ad una vigilanza escatologica attenta e costante a non tradire il Signore che viene, questa non può essere sostituita con atteggiamenti di generale solidarietà con gli altri. Il Signore che viene, però, e questo passo invece sarebbe stato davvero opportuno citare, ci dice: "...perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto..." (Mt 25, 35). Il signor Crippa non ha neppure compreso che l’articolo è nato proprio per dare ragione di un’esigenza che gli sta a cuore e cioè la sicurezza di noi europei. RG