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Lavoro

PENSIONI D'ORO/ La “riforma” del contributo di solidarietà è possibile?

In attesa di capire come si pronuncerà la Corte Costituzionale su una norma contenuta nel decreto salva Italia del dicembre 2011, prosegue il dibattito sulle cosiddette pensioni d’oro

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Fa discutere la norma contenuta nel decreto salva Italia del dicembre 2011, in cui è previsto un contributo di solidarietà per alcune categorie di pensionati e lavoratori. A essere coinvolti, infatti, sono coloro iscritti ai cosiddetti fondi speciali Inps: elettrici, telefonici, fondo volo, ex fondo Inpdai (dirigenti d’azienda), ex fondo trasporti. In attesa di capire come si pronuncerà la Corte Costituzionale a riguardo, prosegue il dibattito sulle cosiddette pensioni d’oro: in una lettera inviata al Corriere della Sera, Pietro Ichino parla di due differenti tipi di pensioni d’oro "molto diversi tra loro": nel primo caso il pensionato “percepisce una pensione molto elevata perché per tutta la propria vita lavorativa ha percepito retribuzioni molto elevate, e ha versato contributi previdenziali in proporzione. In questo caso, la pensione d’oro non è altro che una porzione, differita nel tempo, della retribuzione d’oro che l’ha generata”. Nel secondo caso, invece, il pensionato ha avuto una retribuzione molto alta “soltanto negli ultimi dieci anni della sua vita lavorativa, ma la sua pensione è stata calcolata per intero in proporzione alla retribuzione e contribuzione di quell’ultimo decennio”. In questo caso, spiega Ichino, “il signor Rossi si è effettivamente guadagnato soltanto un terzo o un quarto della pensione d’oro che gli viene erogata, mentre la parte restante è sostanzialmente regalata”. Si tratta del cosiddetto sistema retributivo di calcolo della pensione, in vigore fino alla riforma Monti-Fornero del dicembre 2011 “per tutti i fortunati che hanno incominciato a lavorare e versare contributi previdenziali prima del 1978”.

Ichino prosegue dunque spiegando che la maggiore differenza sta proprio qui, tra la pensione calcolata in proporzione alle ultime retribuzioni e quella calcolata in stretta proporzione ai contributi versati nel corso di tutta la vita lavorativa. Su questa differenza, scrive nella lettera, “può e deve applicarsi un contributo straordinario, che, applicandosi solo su questa parte, può essere determinato anche in misura molto superiore rispetto a quella del cinque o del dieci per cento fissata dal Governo Monti l’anno scorso e poi bocciata dalla Corte costituzionale”. Se il contributo straordinario sarà riferito soltanto a questa differenza, “la Corte non potrà non approvarlo, poiché esso non creerà una disparità di trattamento, bensì al contrario ridurrà un privilegio indebito, in un momento di straordinaria necessità”.

Secondo Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare intervistato da Libero, “è innegabile che ci siano pensioni il cui importo è ingiustificabile rispetto ai contributi versati”. Tuttavia, “questo è stato uno dei motivi che hanno indotto la Corte costituzionale a dichiarare incostituzionale il provvedimento di Elsa Fornero: tutte le pensioni calcolate con il vecchio metodo retributivo hanno importi che sono molto più alti rispetto ai contributi versati”. Il metodo di calcolo contributivo, prosegue Brambilla, venne introdotto “per rendere più uguali ed equi i trattamenti pensionistici. Con questo metodo, pur salvaguardando il concetto della solidarietà, le pensioni sono direttamente proporzionali ai contributi versati”.