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SYLVIE SIMMONS/ L'intervista: la musica rock ci ha uniti, Internet ci ha divisi e resi soli

Autrice di molte biografie, tra cui la più recente quella dedicata a Leonard Cohen, SYLVIE SIMMONS è una delle poche donne del giornalismo musicale. L'intervista di Paolo Vites 

Sylvie Simmons con Tom Waits Sylvie Simmons con Tom Waits

Un giorno di metà anni settanta, salì su un aereo e da Londra, dov'era nata, andò fino a Los Angeles. Aveva vent'anni, Sylvie Simmons, e in quel modo incosciente realizzò il suo sogno più grande, vivere la sua vita dentro alla musica. Oggi vive a San Francisco ed è una delle più quotate scrittrici rock del mondo, una delle pochissime donne ad aver fatto breccia in un ambiente fortemente maschilista, quello del giornalismo musicale. Il suo ultimo libro, la biografia di Leonard Cohen, "I'm Your Man" (pubblicato anche in Italia da Caissa Italia Editore), è un best-seller mondiale tradotto in oltre dieci lingue. Dopo aver collaborato con le maggiori riviste musicali degli anni 70 e 80, come Cream e Sound, scrive oggi sin dal primo numero per quella che è la miglior rivista musicale del mondo, Mojo, per la quale ha realizzato dozzine di interviste straordinarie, come quei cinque giorni passati insieme a Johnny Cash a casa sua pochi mesi prima che questi morisse.Con lei abbiamo parlato di "quel piccolo sciocco pezzo di musica che si ama così tanto da stare male".

Nel film di Cameron Crowe, "Almost Famous/Quasi famosi" c'è una frase detta da una delle protagoniste a un musicista: "Non riuscite a capire cosa significhi amare così tanto un piccolo, sciocco pezzo di musica o una band, da starci male": E' davvero possibile stare male per una canzone?

Assolutamente, credo profondamente che la musica possa suscitare una passione così forte come l'amore per un uomo, una donna, un bambino, un animale. Sin da quando ero una bambina, ero ossessionata con la musica in tutte le sue forme, ho sempre desiderato una vita nella musica, ma non ero sicura di come poter fare. Deve essere un percorso che segui per conto tuo, la mia passione per la musica batte ogni altro tipo di passione.

Una volta mi hai detto che è sciocco definire una determinata canzone la più bella di tutte, che per te le canzoni non sono una competizione, ma un dono. Che cosa intendevi esattamente?

Nei giornali per cui scrivo devo sempre combattere contro la tendenza di fare delle classifiche, il cosiddetto "best of". Penso sia una cosa tipicamente maschile, gli uomini preferiscono il lato competitivo delle cose. Quando sei nel campo della musica per così tanto tempo come lo sono io, sei ben consapevole che nuova musica arriva ogni giorno. A volte non riesco a entrare in casa dai pacchi di dischi che mi sono arrivati quando sono via. Così tanti dischi che non ho mai sentito e di cui potrei innamorarmi follemente. Normalmente però la musica che ascolti da giovane, specialmente quando sei nel periodo della pubertà, per la maggior parte delle persone diventa la preferita. 

Bruce Springsteen ha detto che le canzoni che scrive lo conoscono meglio di quanto lui conosca le canzoni che ha scritto. Sei d'accordo che le canzoni siano dei piccoli misteri?

E' verissimo quello che ha detto Bruce. Cinque o sei anni fa ho cominciato seriamente a scrivere canzoni, prima di allora mi limitavo a comporre delle brevi cose e dimenticarle dopo una settimana. E' vero, le canzoni sanno che cosa esse sono e quando tu le guardi dopo un po' di tempo capisci che parlavano di una certa persona o di un certo avvenimento. E' un modo per aprire te stesso, a volte il tuo subconscio o il tuo inconscio viene fuori e si presenta quasi come una specie di sogno a occhi aperti, ma un po' più focalizzato perché nei sogni le cose succedono in modo assurdo. 

Ci potrebbero arrestare se raccontassimo i nostri sogni…